Cari colleghi, con vivo piacere vi invitiamo al corso “L’attività fisica in bambini e adolescenti con patologia cronica” che si terrà a Palermo il 15 novembre 2012.

L’obiettivo dell’evento, strutturato con le modalità della formazione residenziale interattiva, è l’approfondimento di una tematica attuale ma poco dibattuta, relativa alla corretta gestione dei pazienti in età evolutiva affetti da patologia cronica, al fine di avviarli allo svolgimento dell’attività fisica. Ci proponiamo di promuovere l’integrazione operativa tra le figure professionali che si curano dei bisogni di salute del bambino e dell’adolescente, dal pediatra di famiglia allo specialista, al medico di medicina dello sport.

Abbiamo scelto una modalità di svolgimento che consenta a tutti i partecipanti un ruolo attivo di interazione, attraverso lavori in piccoli gruppi, role playing, simulazioni, sì da fornire ai pediatri di famiglia gli strumenti per l’acquisizione delle strategie più opportune per guidare i piccoli pazienti all’attività fisica nei tempi e nei modi più idonei.

Per rendere ancora più partecipata e condivisa la giornata, inseriamo nel sito della Società Italiana di Pediatria un blog aperto ai pediatri, ai medici e agli psicologi specialisti nella gestione delle patologie croniche, ai pazienti, alle loro famiglie, alle Associazioni, con possibilità di incontri con gli esperti, secondo un calendario pubblicato sul sito.

Palermo, 6 febbraio 2012

Giovanni Corsello e M. Cristina Maggio

Scarica il programma del corso [pdf 89 kb]

 

109 commenti

  1. MARIA CRISTINA MAGGIO scrive:

    Per chi crede e ama l’impegno rivolto a questi bambini la cooperazione con figure competenti (specialisti del settore, medici dello sport, psicologi, terapisti…) rafforza un cammino non sempre facile volto al raggiungimento di un grande obiettivo: l’integrazione in un contesto di salute psico-fisica condivisa con le famiglie.

    • serafina scrive:

      dottoressa che piacere…mi sto molto documentando su questa patologia, sono la mamma di una sua paziente… grazie per l’interessa mostrato per mia figlia al di la’ della sua professione…

  2. ARMANDO CALZOLARI scrive:

    armando calzolari
    10/02/2012

    La pratica regolare dell’attivita’ fisica in eta’ pediatrica e’ un diritto per tutti,bambini e adolescenti,ed un dovere per i genitori farla praticare ai propri figli.
    Il fenomeno della sedentarieta’ e’ in continuo aumento.
    La pratica dell’attivita’ fisica deve essere incoraggiata nei modi piu’ corretti possibili in pazienti affetti da patologia cronica.Questo e’;tra l’altro,un modo per rendere il loro handicap piu’ accettabile e consentire una migliore vita di relazione con i coetanei sani.

  3. CONCETTA MATTINA scrive:

    l’attività sportiva dovrebbe far parte dell’iter terapeutico sia in termini di salute fisica che psicologica e dovrebbe essere incorraggiata soprattutto a quei ragazzi che vivono conrtastando i disagi che una patologia cronica può compartare. durante la mia esperienza presso lìU.O di Cardiologia Pediatrica ho incontrato un ragazzo affetto da LES ricoverato per una riacutizzazione della malattia prevalentemente a livello cardiovascolare con una miocardite per fortuna regredita senza reliquati. in questi casi quali sono le giuste indicazioni all’attività sportiva? grazie

    • Maria Cristina Maggio scrive:

      I pz con LES spesso non tollerano lo stress fisico, hanno una maggior affaticabilità e debolezza muscolare.
      Sono frequentemente sovrappeso o obesi, iperinsulinemici, con associata dislipidemia e tendenza alla S. Metabolica; possono inoltre presentare ridotta mineralizzazione ossea.
      Se la condizione clinica lo consente, dopo opportuna valutazione cardiologica, lo svolgimento di un’attività fisica regolare in questi bambini aiuta lo stato di benessere psico-fisico: migliora la tolleranza alla fatica, la capacità aerobica, la composizione corporea. Riducendo gradualmente la massa grassa e potenziando la massa magra, riduce l’insulino-resistenza, il rischio di ipertensione e di aterosclerosi, oltre che prevenire il rischio di ipertensione.
      1) B Gualano et al. Therapeutic effects of exercise training in patients with pediatric rheumatic diseases Rev. Bras. Reumatol 2011.
      2) B Gualano et al. Evidence for prescribing exercise as treatment in pediatric rheumatic diseases. Autoimmun Rev 2010.

  4. FRANCESCA SERRAINO scrive:

    L’attività sportiva nei bambini affetti da patologia cronica è molto importante e va considerata parte integrante dell’iter terapeutico. E’ molto importante anche il supporto psicologico in considerazione del forte disagio che spesso colpisce i piccoli pazienti. Spesso ci vengono chiesti chiarimenti da ragazzi obesi affetti da asma cronica in merito al tipo di attività sportiva da svolgere; spesso in questi casi l’attività sportiva è motivo di preoccupazione da parte dei genitori. Grazie

    • MARIA CRISTINA MAGGIO scrive:

      La mia non è una risposta da “specialista esperta” ma, comunque, vorrei aggiungere qualcosa a quanto scritto da Francesca.

      Lo sport aiuta sia la componente psico-relazionale che lo stato fisico dei bambini asmatici, specie se in sovrappeso o obesi. Con le terapie dell’asma attualmente disponibili questo è possibile e fondamentale, per l’integrazione del paziente nel contesto dei suoi coetanei.
      L’asma non è e non deve essere un impedimento allo svolgimento dello sport da parte dei bambini e degli adolescenti, che devono essere adeguatamente preparati e seguiti anche in termini terapeutici specifici. A tal fine è fondamentale la presa in carico da parte del pediatra di famiglia e dell’allergologo, nonché la loro cooperazione.
      Peraltro lo sport, specie il nuoto e lo sport di resistenza, può ridurre la flogosi cronica, migliorare la risposta alla terapia farmacologica, rinforzare la muscolatura respiratoria e migliorare i parametri respiratori di questi pazienti.

      [1) Turchetta A. et al. Il bambino, l’asma e lo sport. Area Pediatrica n.3, marzo 2001;
      2) Welsh et al Sports Med 2004;
      3) Del Giacco SR et al. Allergy and sports in children. Pediatr Allergy Immunol. 2012
      4) J Philpott et al. Physical activity recommendations for children with specific chronic health conditions: Juvenile idiopathic arthritis, hemophilia, asthma and cystic fibrosis. Paediatr Child Health 2010.

  5. EUGENIA PRINZI scrive:

    Lo sport è un elemento fondamentale per il sano sviluppo del bambino, tanto da esser stato riconosciuto dalle Nazioni Unite come un diritto fondamentale. L’attività fisica dovrebbe essere sempre incoraggiata e promossa in quanto fonte di benessere fisico e mentale.

    Ho trovato molto interessante questo articolo: “Physical activity recommendations for children with specific chronic health conditions: Juvenile idiopathic arthritis, hemophilia, asthma and cystic fibrosis”.
    Philpott J, Houghton K, Luke A.
    Paediatr Child Health. 2010 Apr;15(4):213-25.

    • Maria Cristina Maggio scrive:

      Talora promuovere lo svolgimento di un’attività fisica regolare nei nostri pazienti, per i quali la richiesta e l’attenzione spesso è maggiore sia da parte dei medici che dei genitori, potrebbe essere una strategia per coinvolgere l’intero nucleo familiare a modificare il propriostile di vita!

  6. DAVIDE VECCHIO scrive:

    Concordo con quanto scritto da Eugenia Prinzi e segnalo a mia volta un ulteriore interessante contributo:

    - Klepper SE. Exercise in pediatric rheumatic diseases. Curr Opin Rheumatol. 2008 Sep;20(5):619-24.

    Mentre per i quesiti posti da Concetta Mattina non ho competenze per rispondere nello specifico ma invito a leggere:

    - Barnes JN et al. Arterial stiffening, wave reflection, and inflammation in habitually exercising systemic lupus erythematosus patients. Am J Hypertens. 2011 Nov;24(11):1194-200.

    In questo lavoro, sebbene la casistica analizzata sia composta da pazienti adulti gli autori concludono: “SLE-associated stiffening of the central artery and wave reflection were not observed in habitually exercising adults with SLE. Furthermore, greater arterial stiffness was associated with higher inflammatory markers, suggesting that need for studies on inflammation and SLE-associated arterial stiffening”.

    Che sia un invito a considerare un’attività sportiva regolare una vera e propria prevenzione terziaria anche per i nostri piccoli pazienti?

  7. moceri.giovanni scrive:

    Il Diabete rappresenta il prototipo di patologia cronica in età pediatrica, nella cui terapia l’attività fisica si configura come un cardine essenziale insieme alla terapia insulinica e alla corretta alimentazione.
    I vantaggi di una attività fisica regolare sono molteplici per il bambino diabetico: riduzione del fabbisogno insulinico giornaliero, aumento della forza muscolare, riduzione dei valori di colesterolo e trigliceridi, adeguato sviluppo psicofisico e neurocomportamentale, ecc.
    E tutto ciò in un contesto di massima sicurezza per i piccoli pazienti: basterà fornire loro semplici indicazioni volte a ridurre il rischio di crisi ipoglicemiche.
    In questo contesto il pediatra riveste un ruolo cruciale e strategico a tutela della salute del bambino.

    • Cristina Maggio scrive:

      Vi segnalo dei riferimenti bibliografici recenti ed interessanti:
      1) Riddell MC et al. Preventing exercise-induced hypoglycemia in type 1 diabetes using real-time continuous glucose monitoring and a new carbohydrate intake algorithm: an observational field study. Diabetes Technol Ther 2011;
      2) Aouadi R et al. Aerobic training programs and glycemic control in diabetic children in relation to exercise frequency. J Sports Med Phys Fitness. 2011;
      3) Zorba E et al. Exercise training improves body composition, blood lipid profile and serum insulin levels in obese children. J Sports Med Phys Fitness. 2011.

  8. valeria scavone scrive:

    Spesso l’attività fisica è fonte di preoccupazione per le famiglie di bambini affetti da patologie croniche (asma, diabete etc) . Ritengo che il nostro ruolo sia quello di incentivare la pratica dell’attività fisica anche nei piccoli pazienti affetti da patologie croniche, con le giuste cautele del singolo caso. Voglio sottolineare il ruolo importante della pratica di una attività fisica regolare per il benessere fisico (prevenzione del sovrappeso,etc), ma soprattutto considerare lo sport come momento di integrazione e di relazione con i coetanei. Tali relazioni a volte sono motivo di disagio psicologico per chi è affetto da una patologia cronica, per cui per tali bambini lo sport va considerato parte integrante del piano terapeutico, finalizzato al benessere non solo fisico, ma anche psicologico. grazie.

  9. EMANUELA SALZANO scrive:

    A supporto di quanto scritto da Giovanni Moceri allego il riferimento alle linee guida ISPAD 2009 relative alla gestione dell’esercizio fisico nel bambino e nell’adolescente con diabete. La possibilità, di avviare il bambino con patologia cronica (quale nello specifico il diabete) all’attività sportiva transita attraverso un dialogo sereno e costruttivo tra il pediatra, genitori e paziente non solo per stabilire insieme la linea di condotta più idonea ai fini della gestione del compenso glicometabolico, ma anche per fugare quella percezione di inadeguatezza allo sport che,per credenze stereotipate, spesso si genera nei familiari.
    Robertson K, Adolfsson P, Riddell M, Scheiner G, Hanas R. Exercise in children and adolescents with diabetes. Pediatric Diabetes 2009: 10 (Suppl. 12): 154–168

  10. FEDERICO MATINA scrive:

    Il numero degli “ex prematuri” è in continuo aumento. Con la riduzione della mortalità di tali neonati sono però emerse con frequenza sempre maggiore problematiche auxologico-nutrizionali, comportamentali, neuromotorie e respiratorie. Siamo passati dal concetto di sopravvivenza a quello di qualità della vita. A tal proposito alcune domande:
    Quando avviare questi bambini all’attività fisica?
    In soggetti affetti da malattia polmonare cronica (CLD) è necessario eseguire test di funzionalità respiratoria e prove da sforzo?
    Inoltre, è noto da tempo che la malnutrizione fetale può avere delle ripercussioni in età adulta in termini di aumento di rischio di patologie croniche quali aterosclerosi, diabete e ipertensione. Credo pertanto che incoraggiare e promuovere l’attività fisica sia estremamente importante anche nei soggetti SGA, tra l’altro, per il ruolo di prevenzione delle patologie croniche dell’adulto.

    • FEDERICO MATINA scrive:

      In relazione alla questione “attività fisica e prematurità” segnalo il seguente articolo anche se la casistica non è numericamente significativa (76 prematuri vs 75 nati a termine).
      Clemm H, Røksund O, Thorsen E. Aerobic capacity and exercise performance in young people born extremely preterm. Pediatrics. 2012 Jan;129(1):e97-e105.

      • Maria Cristina Maggio scrive:

        I nati pretermine, specie se SGA, sono certamente a rischio di complicanze a medio e lungo termine la cui base patogenetica non è del tutto definita.
        Nei pretermine con CLD la capacità vitale forzata, il FEV1 ed altri parametri respiratori- che possono e vanno valutati- sono ridotti rispetto ai soggetti senza CLD.
        Nei pretermine, a prescindere dalla CLD, la broncocostrizione indotta dallo sforzo è più significativa.
        Da uno studio [1] emerge che i bambini in età scolare, ex-pretermine, sia VLBW che ELBW, con o senza CLD, presentano segni di disfunzione polmonare sia a riposo che sotto sforzo, un maggior grado di broncocostrizione dopo sforzo, pur senza manifestare una riduzione della performance in corso di esercizi aerobici massimali. Probabilmente l’esser nati pretermine di per sé predispone a questa disfunzione polmonare.
        Tuttavia i pz con CLD possono presentare una più significativa stanchezza durante esercizi prolungati.
        Se si escludono I VLBW e gli ELBW le performance sportive dei pretermine sembrano sovrapponibili a quelle dei bambini nati a termine, anche se con minore resistenza alla corsa di fondo [2].
        Infatti da un lavoro recente emerge che i bambini ed adolescenti che alla nascita erano ELBW hanno una ridotta capacità aerobica,una minore abilità nei salti, nella forza muscolare degli arti inferiori, nella flessibilità del dorso, nella coordinazione dei movimenti….
        E’ anche vero, comunque, che spesso hanno partecipato meno ad attività sportive e trascorrono una vita più sedentaria! [3; 4]
        Il ruolo di chi li segue, ed in particolar modo dei loro pediatri di famiglia, è di promuovere lo svolgimento dell’attività motoria per migliorare peraltro quelle difficoltà legate ad un eventuale patologia perinatale [5]. Promuovere uno stile di vita più sano ha peraltro importanti risvolti sulle condizioni metaboliche, sul rischio cardiovascolare, nel ridurre l’incidenza di insulino-resistenza ed obesità. Insomma è un vero investimento per il loro futuro!
        1) Kriemler S et al. Aerobic and lung performance in premature children with and without chronic lung disease of prematurity. Clin J Sport Med. 2005.
        2) Clemm H et al. Aerobic capacity and exercise performance in young people born extremely preterm. Pediatrics. 2012.
        3) Nixon PA et al. Aerobic fitness and physical activity levels of children born prematurely following randomization to postnatal dexamethasone. J Pediatr. 2011.
        4) Kilbride HW et al. Pulmonary function and exercise capacity for ELBW survivors in preadolescence: effect of neonatal chronic lung disease. J Pediatr. 2003.
        5) Hebestreit H et al. Exercise and the child born prematurely. Sports Med. 2001.

  11. ANGELO ALONGI scrive:

    Che l’attivita fisica rivesta una grande importanza per lo sviluppo sia fisico che comportamentale dei bambini credo che trovi tutti d’accordo.In particolare nei soggetti con patologie croniche essa puo essere inserita a pieno titolo tra le risorse terapeutiche (migliore compenso glicemico nei diabetici, migliori perfomance respiratorie nelle asmatici, piu rapida regolarizzazione del peso negli obesi ecc.). I problemi purtroppo incominciano quando dalla teoria si passa ai fatti. Una serie di ostacoli si ergono contro quella che dovrebbe essere un normale pratica fisiologica. In particolare nei bambini con patologie croniche le paure delle famiglie vengono spesso amplificate dai vari pareri, alcune volte discordanti, degli operatori sanitari che seguono il bambino.Ben venga dunque un forum che permetta di discutere in prima persona ed raccogliere poche ma chiare linee guida condivise. La burocrazia ci mette anche del suo. Sembra che ultimamente anche per respirare sia necessario avere un certificato medico,con relativi problemi (chi deve fare il certificato? Pediatra, Specialista ospedaliero, Medico Sportivo).Vorrei in ultimo richiamare un concetto che ritengo importante: si tende ad assimilare l’attivita fisica con l’attivita sportiva, cosa vera anche se in parte. Bisognerebbe, secondo lo scrivente, recuperare alcune buone abbitudini della normale attività quotidiane (andare,quando è fattibile, a scuola o all’asilo a piedi; due tre piani di scale sono un ottimo esercizio, passeggiare a piedi o in bici): sono poco costose ,ecologiche e non hanno bisogno di certificato.
    Angelo Alongi Pediatra di Libera Scelta

    • Maria Cristina Maggio scrive:

      Mi sembra molto importante quanto viene sottolineato dal nostro Collega che, lavorando nel territorio, vive direttamente le difficoltà burocratiche ma può, peraltro, promuovere adeguatamente ciò in cui fermamente crede. Talvolta basta poco per aiutare in modo concreto i nostri assistiti!

    • armando calzolari scrive:

      la mia preghiera caro collega e’ che tutto quello che hai scritto sul tuo contributo lo ripeti al congresso.quello che affermi e’ cosi’ vero che penso sia giusto che tutti ne possano usufruire e si rifletta insieme su come fornire ai pediatri ulteriori elementi per rendere piu’semplice il loro lavoro.grazie.

    • armando calzolari scrive:

      grazie per il contributo.questi argomenti sono cosi’ importanti che ti prego di portarli al congresso,onde vengano sviluppati e resi utili per i pediatri.

  12. ALDO BARONE scrive:

    Mi trovo perfettamente d’accordo con Cristina Maggio .
    Mi occupo di allergologia pediatrica e lavoro all’ospedale Di Cristina di Palermo .
    Il bambino allergico non solo “può”, ma sopratutto “deve” fare sport .
    E’ora di finirla con gli alibi e le reticenze del tipo : -Il cloro della piscina irrita le vie aeree- oppure- l’inalazione di aria fredda inalata durante la corsa è asmogena-
    La verità è che se mettiamo sul piatto della bilancia i vantaggi dell’attività fisica (molti e preponderanti ) e gli svantaggi ( minimi e inconsistenti ) appare chiaro che in nessun caso al bambino allergico deve essere inibita una sana e regolare attività fisica .
    Asma e sport sono assolutamente compatibili . Alle mamme dubbiose e incerte ricordo sempre che uno dei più grandi campioni di tutti i tempi , quel Mark Spitz che alle Olimpiadi di Monaco del 1972 vinse ben sette ori nel nuoto , era un asmatico.
    Il problema è farsi carico assieme alla famiglia dei problemi del bambino e risolverli uno per volta con molta pazienza .
    Facciamo un esempio : Bambino obeso con asma . Si stanca subito. Preferisce il computer o la televisione . Non è semplice fargli amare lo sport . Sarà estremamente faticoso , il bambino da solo probabilmente non ce la farà mai , e neanche la famiglia . Occorrerà un supporto multidisciplinare che va dal pediatra , dietologo , psicologo , e così via per potere cambiare lo stile di vita. Solo col tempo il bambino potrà apprezzare i vantaggi di una vita attiva .
    Ovviamente i risultati si ottengono solo dopo aver lavorato nel tempo .
    Credo che trent’anni fa ci fossero in giro molti asmatici in meno , ma spesso avevano problemi a volte anche grossi . Oggi un bambino su tre è allergico , ma quelli che hanno problemi sono veramente pochi ,e quei pochi stessi probabilmente li hanno per scarsa compliance o perchè mal seguiti .
    Lo sport è la migliore delle prevenzioni : regaliamo un futuro sano ai nostri figli !

  13. Giuseppe Santangelo scrive:

    La pratica sportiva in età evolutiva racchiude in sé implicazioni così importanti da meritare, a mio avviso, riflessioni attente e puntuali.
    Già Piaget, a metà del secolo scorso, con la sua teoria delineava un modello di sviluppo psicologico caratterizzato da periodi e fasi corrispondenti ad età cronologiche in cui prevalgono, sotto la spinta della interazione ambientale, funzioni specifiche in continuo sviluppo. Lavorare quindi sull’attività motoria con i bambini, significa favorirne lo sviluppo psico-fisico attraverso la sua naturale modalità espressiva: l’azione individuale e di gruppo.
    Fin dalla nascita poi la relazione motoria dà forma all’esperienza soggettiva del bambino.Tra questi elementi possiamo considerare proprio le forme del movimento nei primi contatti del neonato con l’ambiente. Esse possono rendere più facile la visualizzazione della struttura nascente del Sé del bambino in interazione con la madre e il mondo circostante.
    Il continuo dialogo dinamico tra gli apporti “personali”, soggettivi e la capacità di adattamento reciproco tra madre e bambino, fino dai primi momenti di vita, genera fatti psichici e sviluppa l’apparato cerebrale del bambino e la sua estensione mentale, in una disseminazione di azioni psichiche che in-forma ambedue attraverso l’esperienza della interazione sensoriale e motoria (Bollas, L’ombra dell’oggetto, Bollati Boringhieri).
    Così come già Winnicott nel 1958 (Dalla pediatria alla psicoanalisi) affermava che il movimento è vitale per la crescita del mondo interno. Il movimento e il tempo imprimono forma e struttura all’esperienza.
    Se ad esempio consideriamo che il senso del tempo è inizialmente sentito dal bambino come pressione ripetitiva sensorialmente percepita: ad esempio il contatto con il seno in tempi correlati al sentirsi pieno e vuoto. Tra il pieno e il vuoto scorre il tempo. La relazione con la madre, con l’adulto che si prende cura del bambino, comincia a produrre l’alternarsi dei vissuti, del benessere e delle situazioni di disagio e frustrazione, l’alternarsi dei ritmi.
    Tale alternanza dei ritmi la ritroviamo più avanti nel gioco così come poi nelle attività sportive che rimangono fondamentali nelle fasi di crescita sia somatica che psichica per un bambino.
    Già nei primi anni novanta alcuni autori sottolineavano come l’esercizio debba consentire lo sviluppo di un’abilità nel senso di dare ad un individuo la possibilità di utilizzare le informazioni percettive e cognitive integrandole al suo assetto motorio, in modo da consentirgli con rapidità ed efficacia di raggiungere lo scopo prefissato.
    Per chiudere queste poche righe di spunti riflessivi sempre parafrasando Winnicot: Senza ritmo (tempo e movimento) non c’è che immobilità catatonica, morte, per cui ben vengano tutte quelle iniziative che pongono il movimento ed il bambino al centro di interesse

  14. Maria Cristina Maggio scrive:

    Vi inoltro la richiesta della mamma di una bimba di 6 aa, da me visitata oggi pomeriggio:
    Sono la mamma di una bimba con due malattie genetiche (Sindrome di Black-fun Diamond e neurofibromatosi di tipo 1), nel dicembre 2008 la bimba è stata sottoposta a trapianto di midollo risolutivo pe l’anemia iporigenerativa. Allo stato attuale la bimba evdenzia una eccessiva carenza di tono muscolare e difficoltà di equilibrio legata in modo prevalente alla debolezza muscolare. Vorrei sapere a quale tipo di attività motoria deve sottoporsi la bimba per poter migliorare la sua condizione clinica.

  15. Maria Cristina Maggio scrive:

    Vi inioltro la richiesta di parere della mamma di un bambino di 8,5 aa affetto da obesità ed ipertransaminasemia:
    “Quale sport ritenete più utile per il mio bambino?
    Lui perora fa piscina (tre quarti d’ora tre volte la settimana). Pensate che basta o deve fare qualcosa di altro, visto che con la dieta non migliora?
    Grazie”

  16. ANTONINA LO CASCIO scrive:

    Molto spesso quando si arriva alla diagnosi di una malattia cronica noi PDF abbiamo sprecato molte energie per individuare la terapia di concerto con i centri specalistici,per sedare le ansie dei genitori e per seguire l’evoluzione della malattia che può anche in evolvere in senso peggiorativo.
    Tutto questo ci ” distrae ” dal fatto che la malattia cronica espone un bambino che quasi sempre è all’inizio psicologicamente sano ad una condizione di stress emotivo che lo può portare all’isolamento.
    A questo si aggiunge la iperprotezione dei genitori
    Lo sport quindi con lo spirito di aggregazione che lo contraddistingue e per il fatto di essere un momento di evasione dalla routine quotidiana dei probemi di un malato cronico non può che essere assolutamente necessario.
    Inoltre a volte l’ eccesso di prudenza di alcuni specialisti ,che controindicano lo sport senza alcuna evidenza, trasforma un bambino con malattia cronica in un bambino con handicap.
    Questo blog ed il congresso del 5 maggio sicuramente serviranno per fare chiarezza su molti punti oscuri e false controindicazion allo sport.
    grazie
    Netti Lo Cascio

  17. ALESSANDRA ALONGI scrive:

    Il potenziale ruolo terapeutico dell’esercizio fisico nelle patologie reumatologiche è stato ampiamente riconosciuto. Nei soggetti con AIG i vantaggi dell’attività fisica non si limitano al miglioramento della funzionalità articolare, ma vanno dagli effetti sulla densità minerale ossea, che proteggono il pz dall’osteopenia, a quelli antinfiammatori sistemici. Sfortunatamente in questi casi rischia di instaurarsi un circolo vizioso in cui i sintomi portano all’inattività fisica, la quale a sua volta contribuisce alle limitazioni funzionali e ad un peggioramento della qualità della vita.
    Al fine di contenere il rischio di aggravamento del danno articolare e di infortuni (aumentato in questi soggetti a causa di una ridotta funzione neuromuscolare, dell’osteopenia periarticolare ecc.), quali valutazioni potrebbero essere utili alla scelta di un’attività sportiva adeguata alle condizioni cliniche ma, al contempo, anche agli interessi del piccolo paziente (specialmente nel caso desideri svolgere uno sport ad alto impatto, come i popolari basket, calcio, volley, tennis ecc) ?
    E’ sempre necessario sospendere l’esercizio durante i flair-ups della malattia?
    Grazie

    • Maria Cristina Maggio scrive:

      Nei pz con AIG in termini squisitamente empirici, è raccomandabile un’attività sportiva che preveda impegni di tipo isometrico per prevenire traumatismi articolari. Tuttavia non esistono dimostrazioni scientifiche per tali raccomandazioni.
      L’attività fisica potrebbe peraltro far ridurre la dose dei farmaci anti-infiammatori.
      Sono state proposte nel 2010 delle linee guida per indirizzare correttamente ed in modo sicuro all’attività fisica i bambini affetti da AIG:
      - lo sport deve essere svolto in pz che non si trovino in fase di riacutizzazione;
      - sono da preferire esercizi che favoriscono il potenziamento muscolare e l’elasticità;
      - gli sport ad alto impatto e competizione sono adatti a pz con un’adeguata preparazione atletica e con una malattia ben controllata.
      - Il dolore deve essere considerato un campanello d’allarme che induca a fermarsi;
      - Dopo una riacutizzazione, devono ritornare alla piena attività gradualmente;
      - La loro attività motoria deve esser individualizzata e- nei casi con coinvolgimento articolare severo- valutata in termini più specificatamente fisioterapici.

    • armando calzolari scrive:

      Argomenti trattati di grande importanza.La corretta gestione del bambino/adolescente affetto da patologia cronica e’ un aspetto fondamentale per non commettere errori.
      E’ sbagliato promettere l’impossibile;e’ sbagliato negare le cose possibili.
      Nella mia esperienza questo tema si e’ rivelato molto difficile da gestire correttamente. ;,i suggerimenti,le proposte da discutere tutti insieme a maggio sono benvenuti.Nel mio caso si deve ricordare che sono un cardiologo,medico della sport;chiedo,per questo,la collaborazione di tutti ,colleghi specialisti in diverse discipline,dalla quale dovrebbe sortire l’effetto di fornire ai pediatri elementi utili per poter agire con correttezza e poter aiutare i propri pazienti in questo campo.

      • Maria Cristina Maggio scrive:

        Un piccolo sogno per un grande obiettivo: che il pediatra possa finalmente sentirsi supportato adeguatamente nella certificazione dei propri pz con patologia cronica che desiderino svolgere attività sportiva non agonistica!
        Forse così molti più pazienti potrebbero avvicinarsi all’attività motoria…

  18. Di Pisa Luca scrive:

    io mi chiamo Luca e ho l’ipoparatiroidismo ed il calcio basso.
    la mia dottoressa mi ha detto che devo fare sport.
    secondo voi che sport e meglio che faccia e quante volte a settimana?

    • armando calzolari scrive:

      e’ corretto eseguire attivita’ fisica non di contatto al fine di evitare traumatismi osteo-articolari.Non bisogna tralasciare una attenta valutazione funzionale cardio-circolatoria che permetta di inquadrare al meglio lo stato clinico.

  19. Maria Cristina Maggio scrive:

    Vi inoltro la richiesta di un giovane che ho visitato questa mattina:
    sono alberto ho 16 anni: Per ora sto facendo una cura di testosterone per lo sviluppo.
    Mi chiedevo che tipo di attività fisica potrei fare per riuscire a smaltire del tessuto adiposo e per quante volte alla settimana.

    • FEDERICO MATINA scrive:

      Le attività aerobiche sono quelle che compartano un dispendio energetico più elevato e quindi favoriscono lo “smaltimento del tessuto adiposo”. Alcuni esempi sono la corsa di fondo e campestre, il nuoto, il ciclismo, il canottaggio e comunque gli sport di lunga durata. Al contrario sport anaerobici ovvero che richiedono sforzi intensi ma di breve durata (es. sollevamento pesi) sono sconsigliati e comunque poco efficaci al fine di un elevato dispendio energetico.
      Dopo che si è allenato il fisico con sport aerobici si può passare anche a sport in cui si alternano attività aerobiche e anaerobiche, il cui dispendio energetico è comunque soddisfacente, ad esempio il calcio, la pallavolo e la pallacanestro.
      Ci si può avvicinare all’attività sportiva in maniera graduale e poi incrementare man mano la frequenza fino anche a 5 giorni a settimana.
      E’ importante, come segnalato già dal Dottore Alongi, cercare di “muoversi un pò di più” durante le normali attività quotidiane e quindi ogni tanto utilizzare le scale al posto dell’ascensore o andare a scuola a piedi o in bicicletta e cercare sempre di alimentarsi in maniera corretta.

    • armando calzolari scrive:

      credo siano importanti due aspetti:una stretta collaborazione tra pediatra ed endocrinologo curante;scambi di suggerimenti ed opinioni sono indispensabili per un corretto follow up del paziente e verificare gli effetti dell’attivita’ fisica.
      secondo aspetto:a mio avviso e’ il pediatra curante, che vive sul territorio conosce il paziente e la realta’ che lo circonda,che lo deve indirizzare verso l’attivita’ fisica anche logisticamente piu’ facile da eseguire.,

  20. Maria Cristina Maggio scrive:

    Vi inoltro una richiesta di un bambino che, con i suoi compagni, vive la difficoltà di avere in classe una bambina con ADHD.

    “Sono un ragazzino di 10 anni e frequento la V elementare.
    Una mia compagna ha un problema: è iperattiva e non riesce a seguire la maestra e a stare seduta nel suo banco.
    Comunque quando facciamo tutti insieme attività motoria è tranquilla e serena.
    Volevo sapere se fare sport serva a questi bambini.”

    • DAVIDE VECCHIO scrive:

      Certo! Bisogna non solo incoraggiare la pratica di attività sportiva in questi bambini ma considerarla a tutti gli effetti parte integrante di un approccio terapeutico neuromotorio. In un recentissimo studio di Chan Y et al. su Arch. Clyn. Neuropshicol. (Feb. 2012) gli autori valutando gli effetti dell’esercizio aerobico sulle funzioni esecutive nei bambini con ADHD postulano che tale attività influenzi la corteccia prefrontale dorsolaterale ed induca un rilascio di dopamina esercizio-dipendente. Questi fattori potrebbero contribuire a “distribuire” e “stanziare” risorse dell’attenzione altrimenti non “mobilizzate”. Ciò potrebbe non solo giustificare l’osservazione riportataci ma altresì contribuisce al cardine terapeutico dei disturbi di attenzione: “diminuire i sintomi, migliorare la funzionalità e migliorare il benessere del bambino con i suoi stretti contatti” (Klassen AF et al. Pediatrics, 2005).

      Consiglio alcuni approfondimenti:

      - Chang YK, Liu S, Yu HH, Lee YH. Effect of Acute Exercise on Executive Function in Children with Attention Deficit Hyperactivity Disorder. Arch Clin Neuropsychol. 2012 Feb 3.

      - Klassen AF, Miller A, Fine S. Health-related quality of life in children and adolescents who have a diagnosis of attention-deficit/hyperactivity disorder. Pediatrics. 2005 Nov;114(5):e541-7.

      - Kang KD, Choi JW, Kang SG, Han DH. Sports therapy for attention, cognitions and sociality. Int J Sports Med. 2011 Dec;32(12):953-9.

    • armando calzolari scrive:

      Per i bambini affetti da autismo e’ ormai evidente che l’attivita’ fisica ha un influsso positivo.per questa categoria di pazienti non mi sento di dare una risposta.non ho una esperienza specifica:anche in questo caso,penso sia importante paziente per paziente,una collaborazione stretta tra pediatra curante ed eventuale collega consultato per trovare le soluzioni migliori.

  21. Maria Cristina Maggio scrive:

    Domani pomeriggio inizieremo con un progetto organizzato dalla “Commissione di Medicina dello sport” della Società Italiana di Pediatria dedicato ai bambini e agli adolescenti con pregressa neoplasia, seguiti presso il Reparto di Emato-oncologia pediatrica dell’ARNAS Civico, diretto dal dott. Paolo D’Angelo.
    Lo scopo del nostro impegno è di far recuperare loro il senso della relazione con il proprio corpo e la fiducia nella relazione con i coetanei, attraverso lo svolgimento di un’attività sportiva bisettimanale, sponsorizzata dal CONI.
    Man mano che la nostra iniziativa si svolgerà, vi aggiornerò anche con interventi da parte dei nostri ragazzi.
    E’ un modo per dimostrare che, tenendosi per mano e sconfiggendo la solitudine, anche le prove difficili si possono affrontare.

    • Cristina scrive:

      “Le cose semplici sono le più straordinarie e soltanto i saggi riescono a vederle”.
      (P. Coelho)

    • armando calzolari scrive:

      E’ un evento di grande importanza da estendere anche ad altre patologie.
      la nostra esperienza su cardiopatici complessi operati,ha messo in risalto miglioramenti in termini di performance fisica e soprattutto psicologica.

  22. Cristina Maggio scrive:

    Viene sollecitata l’attenzione nei confronti dell’ampio uso di bevande energetiche da parte di bambini ed adolescenti che praticano sport. Attenzione all’intake calorico ed al sovente importante contenuto in caffeina!

    1) Committee on Nutrition and the Council on Sports Medicine and Fitness. Sports drinks and energy drinks for children and adolescents: are they appropriate?
    Pediatrics 2011.
    2) Seifert SM et al. Health effects of energy drinks on children, adolescents, and young adults. Pediatrics 2011.

    • DAVIDE VECCHIO scrive:

      Se ne parla anche nella Cochrane: “Interventions for preventing obesity in children” di Waters E. et al. del Dicembre 2011. Gli autori inoltre evidenziano una fascia di età considerata critica per lo sviluppo di obesità compresa tra i 6 ed i 12 anni.

      - Waters E, de Silva-Sanigorski A, Hall BJ, Brown T, Campbell KJ, Gao Y, Armstrong R, Prosser L, Summerbell CD. Interventions for preventing obesity in children. Cochrane Database Syst Rev. 2011 Dec.

  23. Cristina scrive:

    Oggi pomeriggio abbiamo avuto il primo incontro del progetto della Commissione di medicina dello sport, con istruttori del CONI, dedicato ai bambini con pregressa neoplasia. I bambini più piccoli hanno fatto dei circiuti con un istruttore dedicato a loro e due tutor. Si sono divertiti molto e-nonostante qualche titubanza- ha nno partecipato con entusiasmo alle attività loro proposte, interagendo fra loro e con gli operatori.
    Il gruppo degli adolescenti è stato seguito da un istruttore che li ha coinvolti con giochi di squadra. L’accoglienza è stata supportata egrgiamente dalla dott.ssa Paola Guadagna, psicologa che opera all’interno del reparto di OEP dell’ARNAS.
    Si sono integrati subito nonostante le differenze d’età e sesso: alcuni manifestando la gioia di reincontrarsi in un luogo totalmente diverso dall’ospedale, altri -che pur non si conoscevano- interagendo con grande semplicità ed immediatezza.
    Per tutti noi che crediamo in questo progetto, è stata un’esperienza umanamente gratificante: vedere loro sereni ed uniti ed i loro genitori soddisfatti ci ha ripagato di tante fatiche.
    Ci incontreremo ogni martedì e giovedì pomeriggio al Palazzetto dello sport di “Borgo Ulivia”.

  24. Maria Cristina maggio scrive:

    Riporto la richiesta di un’adolescente di 14 aa con AIG oligoarticolare ed interessamento delle ginocchia ma non in fase attiva.
    “La dottoressa che ni segue dice che devo fare attività sportiva. Ma che tipo di sport e quante volte a settimana? A me il nuoto non piace…
    G.R.”

    • armando calzolari scrive:

      sicuramente non sport di contatto (calcio,pallavolo,ecc).Attivita’ fisica moderata in palestra evitando sforzi isometrici.
      il nuoto sarebbe molto indicato.

  25. Alessandra scrive:

    Che tipo di attività fisica consigliereste ad un adolescente con ipertensione arteriosa?

  26. Paola scrive:

    cara Alessandra,sicuramente non di tipo agonistico.É dimostrato invece l’importanza di una regolare attività fisica di tipo aerobico nel prevenire il rischio di coronaropatie e nel ridurre la pressione arteriosa.Per esempio,potresti consigliare di praticare sport di lunga durata come il nuoto,la corsa campestre o il ciclismo.

    • armando calzolari scrive:

      assolutamente d’accordo.si potrebbero aggiungere molte sfumature difficili da sviluppare in questa sede.queste domande e risposte dobbiamo portarle al convegno per chiarirci le idee e fare meno errori possibile.

  27. Veronica scrive:

    Tra gli effetti dell’attività aerobica vi ricordo l’attenuazione del tono del Sistema Nervoso Simpatico con potenziamento del riflesso barocettoriale e riduzione della frequenza cardiaca.

  28. Valeria scrive:

    Fare sport fa bene a tutti. Da qualche anno mi interesso di emofilia e anche in questo ambito, una muscolatura forte è particolarmente importante perchè aiuta a proteggere le articolazioni dalle emorragie. Il nuoto è probabilmente lo sport migliore, rinforza i muscoli senza danneggiare le articolazioni. È meglio evitare tutti gli sport violenti, rugby e football americano, judo, karate e wrestling perchè hanno un alto rischio d’infortunio. Lo squash è duro per ginocchia e caviglie, il tennis o il badminton sono migliori, lo sci di fondo è meno rischioso di quello in pista. Consigliati sport come barca a vela, golf e tiro con l’arco. Equitazione, arrampicata o la discesa a corda doppia devono essere fatti solo sotto la guida di un insegnante o allenatore esperto e avendo comunque disponibile personale medico ed infermieristico specializzato. Alla maggior parte dei ragazzi piace andare in bicicletta ma è importante indossare il casco, questo vale per tutti non solo per chi ha l’emofilia. Importante quindi consigliare al meglio inostri pazienti emofilici sul tipo di attività sportiva più adeguata alle loro esigenze.

  29. Roberta scrive:

    L’attività sportiva non è solamente fonte di benessere, ma anche una modalità di apprendimento. In adolescenza in particolar modo, la pratica sportiva costituisce un importante occasione di sviluppo, assolvendo funzioni di crescita individuale, sociale, cognitiva ed emotiva. Promuovendo la programmazione, le regole e l’impegno aiuta l’individuo a riproporre questo, nelle scelte quotidiane di vita al di fuori dell’ambiente sportivo. La capacità di tollerare una sconfitta porta inevitabilmente a “fare i conti” con i propri limiti e ad accettarla come esperienza di crescita e di miglioramento.
    I ragazzi imparano a misurarsi con loro stessi, a conoscere il proprio corpo, le proprie abilità e, soprattutto negli sport di squadra, sperimentano il confronto con gli altri, collaborando in modo leale e rispettoso. La condivisione di obiettivi comuni, l’accettazione delle regole utili allo svolgimento della gara, la cooperazione, il reciproco senso di appartenenza tra l’individuo e il gruppo, rinforzano la coesione del sé e contribuiscono alla presa di coscienza della propria identità.

  30. valeria scavone scrive:

    vi segnalo il seguente articolo su attività fisica ed asma, fibrosi cistica, emofilia ed AIG:
    Paediatr Child Health. 2010 Apr;15(4):213-25.
    Physical activity recommendations for children with specific chronic health conditions: Juvenile idiopathic arthritis, hemophilia, asthma and cystic fibrosis.
    Philpott J, Houghton K, Luke A. -

  31. Cristina scrive:

    Si sa che lo sport aiuta i soggetti obesi a “stare meglio” e alcuni tipi di sport svolti a livello agonistico sono embricati con l’anoressia.
    Mi chiedo, e vorrei conoscere la vostra opinione, quale ruolo possa svolgere un’educazione allo svolgimento di un’attività motoria equilibrata in adolescenti con disturbi del comportamento alimentare nel prevenire e curare queste subdole insidie spesso riconosciute tardivamente…

    • Veronica scrive:

      Purtroppo in molte storie di disturbi alimentari lo sport viene vissuto solo come “mezzo” per dimagrire, al pari del digiuno o del vomito autoindotto. Questo atteggiamento credo accomuni sia chi si avvicina allo sport con l’unico scopo di dimagrire, ma anche chi, già prima di sviluppare questi disturbi, ha praticato sport regolarmente, in questo caso ovviamente gli allenamenti diventano sempre più frequenti e intensi. Eppure lo sport, aumentando la produzione di endorfine, può aiutare a combattere i disturbi alimentari, se eseguito regolarmente e con delle guide a fianco. Le endorfine inducono una sensazione di benessere che può generare il desiderio di fare ancora sport, bisogna però ricordare il rischio di ridurre la percezione dei “messaggi di stanchezza” che l’organismo invia. Probabilmente per chi ha sempre praticato uno sport con passione, facendo dello sport la propria vita, l’attività fisica può addirittura essere la molla per combattere questi disturbi, trovando la forza proprio nel desiderio di continuare a praticarlo.

  32. Maria Cristina Maggio scrive:

    Oggi abbiamo avuto il quarto incontro del progetto dedicato ai bimbi seguiti dal reparto di OEP.
    Da parte di alcuni genitori è emersa un’esigenza: parlare della corretta alimentazione a cui educare i bambini.
    In effetti educazione alimentare e educazione all’attività motoria sono cardini importanti di un sano stile di vita. Accogliamo l’invito di questi genitori: in seno al progetto organizzeremo anche un percorso che miri all’integrazione di questi aspetti.

  33. Davide scrive:

    Interamente accessibili al sito http://www.sicped.it/idonsport.php
    le linee guida “Criteri di valutazione della capacità lavorativa, idoneità al lavoro specifico, attitudine ad attività fisica e sportiva ed assicurabilità nel cardiopatico congenito” a cura della Società Italiana di Cardiologia Pediatrica

  34. Maria Cristina Maggio scrive:

    Vi inoltro la richiesta del papà di una bambina di 7 anni con mialgie diffuse ed iperlassità legamentosa:
    “Quale attività sportiva è più indicata e quante volte a settimana è opportuno farla?
    A mia fuglia farebbe bene?
    Io sono un allenatore di calcio quindi vivo nel mondo dello sport.”

  35. silvio maringhini scrive:

    Complimenti per l’idea di fare un corso su questo tema spesso trascurato. Le parole di Aldo Barone mi hanno fatto venire in mente le mia esperienza di bambino asmatico. Mio padre, a dispetto dei consigli del pediatra, mi proibiva attività fisiche all’aperto (gioco del pallone) perchè si preoccupava delle conseguenze di eventuali infezioni delle vie aeree ma non il cinema che a quei tempi era una immersione nel fumo di sigaretta. Per fortuna, vivendo in una città di mare, il nuoto è stato parziale conforto alle mie frustrazioni sociali. Perchè non inseriamo nell’iniziativa i genitori dei bambini con malattie croniche?

    • Maria Cristina Maggio scrive:

      Assolutamente in accordo con l’apertura del dialogo ai genitori dei pazienti con patologie croniche. Questo blog è dedicato a loro, ai loro figli e a quanti si prendono cura di loro.
      Al workshop vorremmo invitare anche le famiglie….perchè non inviti i genitori dei tuoi pazienti? Potrebbero rendere più concreto il nostro incontro, inserendosi nel dibattito in piccoli gruppi indirizzati alla discussione delle singole patologie!

    • Maria Cristina Maggio scrive:

      Concordo in pieno! Questo blog è peraltro dedicato ai nostri pazienti, alle loro famiglie e a quanti si prendono cura di loro e li accompagnano nel loro percorso di salute non sempre facile.
      Abbiamo pensato di invitare al convegno del 5 maggio anche i genitori dei bambini con patologia cronica, per rendere ancora più concreto il dibattito e propositivo l’incontro. Perchè non coinvolgi alcuni dei genitori dei tuoi pazienti?

    • armando calzolari scrive:

      sarebbe molto interessante avere la presenza dei genitori.incoraggio molto questa iniziativa.la loro esperienza ed il loro contributo sarebbero utili per tutti noi per meglio comprendere i problemi e poter migliorare la qualita’ del nostro lavoro.

  36. UMBERTO CORPORA scrive:

    L’attività fisica sta diventando ogni giorno di più parte integrante e fondamentale del piano terapeutico previsto per le diverse patologie con andamento cronico. Essa contribuisce a migliorare notevolmente le caratteristiche psico-fisiche del bambino, portandolo allo sviluppo di qualità quali la socializzazione ed il confronto con gli altri coetanei ed una maggiore autostima, particolarmente importanti durante il processo auxologico che i nostri pazienti si ritrovano ad affrontare. Vi riporto il riferimento di un report che ritengo utile per i Pediatri, in quanto aiuta il medico nel processo di decision-making riguardante l’avvio di un bambino con patologia cronica ad
    una pratica sportiva, dopo aver valutato correttamente sia la condizione clinica di base del paziente e le sue inclinazioni sportive sia le caratisti che dell

    • UMBERTO CORPORA scrive:

      … sia le caratteristiche dell’attività fisica specifica ( con contatto, a contatto limitato, senza contatto). Grazie per questa possibilità di dialogo e di apprendimento per noi giovani medici!
      “Medical Conditions Affecting Sports Participation”. Stephen G. Rice. Pediatrics 2008; 121; 841-8.

      • armando calzolari scrive:

        grazie per il tuo contributo.portalo al convegno come importante contributo per la discussione.

  37. Maria Cristina Maggio scrive:

    Vi inoltro la richiesta di una paziente con Artrite idiopatica giovanile, visitate da me in data odierna:
    L:M. “Ho 12 aa e l’artrite alle ginocchia; ho fatto una iniezione alle ginocchia due settimane fa e ora non ho più dolore e le ginocchia non sono più gonfie.
    Posso riprendere a fare danza?”

    • armando calzolari scrive:

      non so quale potrebbe essere la risposta di un pediatra.da cardiologo,medico dello sport se mi viene posto tale quesito la risposta e’ che dovrei sentire il parere del curante (meglio se reumatologo),al fine anche di una eventuale certificazione di idoneita’ all’attivita’ fisica.

  38. Maria Cristina Maggio scrive:

    Vi i9noltro la richiesta di una ragazza di12 anni che ha avuto una pubertà precoce trattata con Decapeptyl per 3 anni e adesso è fuori terapia da 1,5 anni ma non fa sport.
    “Qual è lo sport più adatto a me e quante volte a settimana lo dovrei fare?
    A me piacerebbe: andare in bicicletta e fare nuoto…”.

  39. Concetta Vitale scrive:

    ho sempre creduto nella frase latina ” mens sana in corpore sano” e questo è valido non solo per i ragazzi con patologia cronica ma anche e forse soprattutto nei ragazzi sani che fanno vita molto sedentaria.Consiglio sempre ai genitori dei bambini che assisto di far fare loro molto movimento perche’ questo li aiuta non solo fisicamente ma anche ad applicarsi meglio nello studio ed anche ad acquisire una maggiore forza di carattere.Concetta Vitale pediatra di famiglia palermo

    • armando calzolari scrive:

      giustissimo.uno dei grandi problemi della societa’ moderna e’ la sedentarieta’;uno dei grandi traguardi di noi operatori sanitari e’ quello di evitare che cio’ avvenga.

  40. CARLA LO PORTO scrive:

    E’ bene incentivare corsi di formazione che trattino tale tema. E’ fondamentale diffondere la cultura dello sport in età pediatrica, soprattutto se ci troviamo di fronte una patologia cronica come il diabete o l’asma. Nel diabete, infatti, è importante per migliorare il controllo glicemico. In caso di asma, l’attività sportiva determina un miglioramento del quadro clinico, delle prestazioni fisiche e della tolleranza allo sforzo. A tale proposito vi segnalo:
    “L’EDUCAZIONE FISICA E LO SPORT A SCUOLA NEL BAMBINO CON ASMA” M.Verini, N. Rossi – Servizio di Allergologia e Fisiopatologia Respiratoria Pediatrica – Clinica Pediatrica dell’Università di Chieti (Dir.Prof. F. Chiarelli).

  41. Maria Cristina Maggio scrive:

    vi inoltro la richiesta di un ragazzo di 17 anni.
    “Sono M.G. ed ho la S.di Klinefelter con una glicemia che tende ad essere superiore alla norma ma non troppo alta da richiedere una terapia.
    Quale tipo di sport mi consigliate?”

    • DAVIDE VECCHIO scrive:

      C. Foresta ed A. Lenzi (2010) riportano come la Sdr di Klinefelter (KS) sia associata frequentemente ad insulino-resistenza e sindrome metabolica, a loro volta correlate all’obesità tronculare. In particolare, è stato dimostrato che la prevalenza di sindrome metabolica in soggetti affetti da KS varia dal 33% al 46% contro una prevalenza del 20% circa riportata nella popolazione generale. Attualmente non è chiaro il momento patogenetico di questa associazione, ma sempre maggiori evidenze supportano il ruolo dell’ipogonadismo. Il deficit di testosterone, infatti, induce una riduzione della massa muscolare ed un aumento della localizzazione viscerale del grasso; il grasso addominale, a sua volta, a causa della maggiore sensibilità alle catecolamine ed ai glucocorticoidi, determina un aumento nella produzione degli acidi grassi liberi (FFA), che rappresentano un elemento patogenetico centrale dell’insulino-resistenza e quindi della sindrome metabolica.

      A tal proposito è stato anche dimostrato che i pazienti con KS già in età infantile-adolescenziale (6-18 anni), presentano un incremento del grasso totale corporeo rispetto a coetanei sani con uguale BMI, con uno sfavorevole rapporto massa muscolare/massa grassa. A questa precoce
      modificazione corporea corrispondono altrettanto precoci modificazioni metaboliche, come dimostrato in uno studio su 13 giovani KS (età media 22 anni) sottoposti a clamp euglicemico iperinsulinemico in cui viene evidenziato che i soggetti KS hanno livelli significativamente più elevati di insulinemia a digiuno ed una captazione periferica di glucosio tendenzialmente inferiore rispetto ai controlli di pari età e BMI.

      In questo contesto bisognebbe dapprima consigliare quanto espresso nelle linee guida dell’American College of Sports Medicine, 2001: “Exercise is a cornerstone of treatment for metabolic syndrome. Regular physical activity is essential for weight loss and has been shown to improve all of the elements that comprise metabolic syndrome. In the case of hypertension, it has been shown that aerobic training reduces resting BP in both normotensive and hypertensive patients”

      E raccomandare poi quanto riportato sempre dall’American College of Sports Medicine nelle linee guida del 2004 (e successive revisioni): “The goal is to exercise 150 minutes a week (e.g., a 30-minute walk, 5 days a week). An alternative strategy is to use a pedometer with the goal of 10,000 steps per day. More complex fitness formulas are not needed for the majority of people. If more vigorous exercise will be attempted, an exercise tolerance test, an exercise prescription, and/or supervision by a fitness professional may be indicated to avoid health risks, over-exertion, and injury. Patients will benefit from access to resources that can deliver an individualized exercise safety assessment and prescription. Consideration must be given to patient safety, physical limitations, accessibility to exercise activities, and the goals and interests of the patient.

  42. Veronica scrive:

    Consigliando ad un bambino di praticare uno sport ci scontriamo spesso con una certa resistenza, amplificata dal fatto di vedere lo sport come un dovere, un’attività non voluta, ma imposta dai genitori o dai medici. Se veramente vogliamo convincerlo bisogna far diventare lo sport un divertimento e credo sia indispensabile, per questo motivo, consigliare non semplicemente lo sport più adatto alle caratteristiche fisiche del bambino, ma ascoltarlo, capire i suoi gusti e sfumature caratteriali, per trovare un’attività che sia di suo gradimento e che lo aiuti a crescere. Ad esempio per un bambino dal carattere forte sarebbe indicato uno sport di squadra che impone il confronto con gli altri, il rispetto di ruoli e regole per il raggiungimento di una vittoria comune. Parallelamente uno sport di squadra potrebbe scoraggiare un bambino timido o sovrappeso/obeso, che soffre il confronto con i più bravi o i più agili e che potrebbe invece trovare in uno sport individuale la strada per scoprire le proprie capacità ed avere più fiducia in se stesso.

    • Cristina scrive:

      Sono pienamente d’accordo.
      Certe volte, quando svolgiamo il nostro compito di medici-educatori ci dimentichiamo di avere di fronte una “Persona” con il suo vissuto, i suoi desideri, la sua storia in parte già scritta….vorremmo trasmettergli le nostre “certezze”.
      Non sempre è facile entrare nel cuore dell’altro, dovremmo essere un pò più umili e disponibili a farlo…

  43. Maria Cristina Maggio scrive:

    Vi inoltro la richiesta di un genitore di un bimbo sottoposto a chemioterapia e trapianto per una neoplasia solida (neuroblastoma).
    “Ho saputo del progetto per i bimbi con pregressa neoplasia e vorrei farlo fare anche al mio bambino. Purtroppo abitiamo molto lontano.
    Perchè non pensate di organizzare il progetto anche in altri posti, così che altri bambini possano partecipare?”

  44. Maria Cristina Maggio scrive:

    Vi inoltro la richiesta di un adolescente visitato stamane:
    “Ho 12 anni e una insufficienza renale lieve, non faccio dialisi. Faccio la terapia con ormone della crescita, per crescere meglio.
    Ho un pò di chili in più. Mi hanno detto di fare sport: cosa mi consigliate? Quante volte a settimana?”

  45. Maria Cristina Maggio scrive:

    Qui allego il dubbio di un bambino di 8 anni obeso e con asma lieve, e della sua mamma:
    “Il bambino segue una dieta e fa piscina 2 volte la settimana: non dimagrisce e ha la pelle del collo e delle ascelle più scura. La pediatra mi ha spiegato che dipende dalla troppa insulina che produce. Cosa ci consigliate?”

  46. Maria Cristina Maggio scrive:

    Eccovi la richiesta di una adolescente di 10 aa con un’Artrite Idiopatica Giovanile Oligoarticolare, in atto in remissione sintomatologica sotto FANS:
    “Con le medicine che prendo le mie caviglie e le ginocchia sono sgonfie e non mi fanno più male.
    Posso riprendere a fare la ginnastica artistica che facevo prima di stare male? Quando posso iniziare le gare che facevo prima?”

  47. EUGENIA PRINZI scrive:

    L’esercizio fisico è indispensabile per mantenere l’efficienza fisica nei pazienti con malattie croniche.
    In particolare nei pazienti con malattie reumatologiche l’esercizio fisico ha ormai ampliamente sostituito l’immobilizzazione e il riposo che venivano tanto prescritti in passato e che comportavano riduzione della motilità articolare fino alla anchilosi, diminuizione della forza muscolare, della densità minerale ossea e della funzione cardiorespiratoria. Linee guida internazionali, raccomandazioni di Società Scientifiche e Reviews considerano oggi l’esercizio fisico come strumento fondamentale nel trattamento delle malattie reumatologiche.

    A tal proposito vi segnalo alcuni articoli di approfondimento:

    -Autoimmun Rev. 2010 Jun;9(8):569-73. Epub 2010 Apr 11.
    Evidence for prescribing exercise as treatment in pediatric rheumatic diseases

    -Curr Opin Rheumatol. 2008 Sep;20(5):619-24.
    Exercise in pediatric rheumatic diseases

    -Reumatismo. 2010 Jan-Mar;62(1):4-11.
    How to prescribe physical exercise in rheumatology

  48. Maria Cristina Maggio scrive:

    Una ragazza di 18 anni con Artrite Poliarticolare, poco controllata ed ancora attiva, obesità e Sindrome Metabolica mi ha chiesto di inserire sul blog la sua richiesta:
    quale attività motoria e di che intensità e durata le consigliereste?

  49. peppe scrive:

    una attività fisica effettuata in maniera adeguata mantiene sani ed efficienti il tessuto osseo e le articolazioni,induce un ottimale sviluppo delle masse muscolari,consente di mantenere un peso corporeo idoneo,previene lo sviluppo di ipertensione e agisce anche a livello intellettivo favorendo l’autostima e l’apprendimento.Detto ciò si può affermare con certezza che l’attività sportiva eseguita correttamente è importante per lo sviluppo sia fisico che mentale.

  50. Maria Cristina Maggio scrive:

    Ecco la richiesta di una mamma di un bambino sovrappeso aggetto da S. di Schoenlein- Henoch:
    “Quando il mio bambino è in fase di remissione, può fare ginnastica in una palestra e con giochi di squadra con altri bambini, o può fare solamente nuoto?”

  51. Veronica scrive:

    Che la patologia cronica possa essere compatibile con lo sport, anche a livelli agonistici, lo dimostrano tante storie di atleti e campioni olimpici più o meno noti, che spero possano essere un esempio concreto per tutti quei piccoli pazienti e le loro famiglie che, nonostante una malattia ed ansie e timori ad essa correlate, decidono giustamente di iniziare un’attività sportiva.

    Gary Hall, campione di nuoto, dopo la diagnosi di Diabete Mellito tipo 1 vince l’oro nei 50m stile libero e nella staffette 4x100m misti, l’argento nella staffetta 4x100m stile libero e il bronzo nei 100m stile libero.

    Yeo Hong Chul, ginnasta coreano affetto da artrite reumatoide, campione nel volteggio ha conquistato il secondo posto ai mondiali di San Juan di Portorico ed ancora l’argento ai Giochi Olimpici di Atlanta. Perfino due salti portano il suo nome.

    Paolo Pizzo, schermidore siciliano, medaglia d’oro al Campionato Mondiale di Scherma 2011, dimostra come anche dopo un tumore si possa essere campioni sportivi.

    Sono storie di coraggio, ma anche esempi di come un’adeguata gestione della patologia cronica permetta di vivere in modo normale.

  52. Cristina scrive:

    “Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto: a essere contento senza motivo, a essere sempre occupato con qualche cosa e a pretendere con ogni sua forza quello che desidera”. (P. Coelho)
    Io aggiungerei che i bambini ci possono insegnare che nel loro cuore, se si sentono amati, troveranno la forza per superare prove apparentemente insopportabili anche per un adulto…un memento a non lasciarli mai soli con il loro dolore.

  53. Maria scrive:

    Sono Maria e ho 11 anni. Ho un’artrite alle ginocchia ma, dopo le infiltrazioni, ho ripreso a fare ginnastica artistica. Ho fatto le gare provinciali il 30 marzo e ho vinto (sono arrivata prima!!). A giugno andrò a Rimini a fare le gare nazionali.
    Vorrei dire a tutti che il mio amore per la ginnastica artistica non mi ha fermato!

  54. veronica scrive:

    Per contrastare il sovrappeso e l’obesità infantile l’attività fisica è indispensabile, non ha infatti un ruolo secondario rispetto all’adozione di un corretto regime alimentare, che resta comunque una parte importante. Infatti l’attività sportiva praticata regolarmente aiuta non solo ad aumentare il dispendio energetico (favorendo così la perdita di peso), ma aiuta soprattutto ad acquisire autocontrollo e disciplina che non restano confinanti nel luogo in cui si pratica sport, ma possono ripercuotersi positivamente anche sull’atteggiamento del bambino, o meglio ancora dell’adolescente, nei confronti della scelta degli alimenti da assumere sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. Inoltre chi ha praticato sport in età pediatrica avrà benefici a lungo termine, infatti se da adulto decidesse di riprendere un’attività sportiva, pur avendola sospesa per alcuni anni, troverà sicuramente meno difficoltà rispetto a chi non l’ha mai praticata, perché il suo corpo avrà già imparato proprio durante la crescita e lo sviluppo l’equilibrio, l’orientamento e la coordinazione.

  55. peppe scrive:

    lo sport è un elemento importantissimo per lo sviluppo ottimale dei bambini infatti è stato riconosciuto dalle nazioni unite come un diritto fondamentale. Esso fa bene non solo al fisico ma è importante anche ricordare che attraverso lo sport si imparano anche alcuni dei valori più importanti della vita come l’amicizia,la solidarietà,la lealtà,l’autostima,il rispetto,la capacità di affrontare i problemi che sono necessari per un corretto sviluppo della persona.

  56. Maria Cristina Maggio scrive:

    Nell’ambito del progetto di attività motoria dedicato ai bambini e agli adolescenti con patologia oncoematologica, abbiamo inserito degli incontri di educazione alimentare.
    Dai questionari distribuiti è emerso che il 30% salta la prima colazione; l’80% fa la merenda a scuola e nel pomeriggio con merendine e succhi di frutta.
    Il pranzo e la cena vengono fatti a casa con i genitori ma…nel 100% dei casi davanti la TV!
    E’ emerso, inoltre, un dato interessante: la cena dei nostri ragazzi dura in media 20 minuti.
    Stiamo pensando ad un percorso integrato di educazione alimentare che si inserisca in un progetto più ampio che verta alla sensibilizzazione verso un più sano stile di vita.

    • DAVIDE VECCHIO scrive:

      La tematica affrontata è assolutamente attuale e molto dibattuta nella letteratura internazionale tanto che in questi giorni l’American Cancer Society ha provato a fare un pò di chiarezza pubblicando per la prima volta delle linee guida sull’argomento.

      “Nutrition and Physical Activity Guidelines for Cancer Survivors” è il titolo del lavoro presentato nell’ultimo numero del Cancer Journal for Clinicians.

      Fra gli aims di questo lavoro gli autori sottolineano:
      “cancer survivors are often highly motivated to seek information about food choices, physical activity, and dietary supplements to improve their treatment outcomes, quality of life, and overall survival. To address these concerns, the American Cancer Society convened a group of experts in nutrition, physical activity, and cancer survivorship to evaluate the scientific evidence and best clinical practices related to optimal nutrition and physical activity after the diagnosis of cancer”.

      Sebbene il paper sia focalizzato sulla popolazione adulta esso offre sicuramente degli spunti di riflessione anche per l’età pediatrica in attesa tuttavia dell’elaborazione di specifiche linee guida che tengano conto delle precipue necessità assistenziali diversificate per epoca di vita (fabbisogno calorico ad es. etc..)

      Per chi fosse interessato l’articolo di Cheryl L. Rock et al. è liberamente accessibile sull’ultimo numero Cancer Journal for Clinicians al sito:

      http://onlinelibrary.wiley.com/journal/10.3322/%28ISSN%291542-4863

  57. serafina scrive:

    sono la mamma di una bambina,Miriam,seguita da ottobre dalla Dott:ssa Maria Cristina Maggio,mia figlia e’ affetta da artrite ideopatica giovanile…..aime’ solo dopo 5 anni di dolori la pediatra mi ha richiesto una visita reumatologica…e’ andata bene perche’ siamo capitate fra le mani di un angelo…da ottobre Miriam ha iniziato una cura..il primo marzo 2012 le sue prime infiltrazioni alle ginocchia,e’ molto migliorata e dopo 2 anni circa di pausa mia figlia ha ricominciato a danzare.il suo grande sogno! Grazie dottoressa,grazie non solo per la sua grande professionalita’ e competenza, grazie per la sua dolcezza per il suo interesse,grazie perche’ Miriam adesso sta meglio anche psicologicamente…

  58. Maria Cristina Maggio scrive:

    ….grazie!

    Ogni essere umano, nel corso della propria esistenza,
    può adottare due atteggiamenti:
    costruire o piantare.
    I costruttori possono passare anni impegnati nel loro compito,
    ma presto o tardi concludono quello che stavano facendo.
    Allora si fermano, e restano lì, limitati dalle loro stesse pareti.
    Quando la costruzione è finita, la vita perde di significato.
    Quelli che piantano soffrono con le tempeste e le stagioni, raramente riposano.
    Ma, al contrario di un edificio, il giardino non cessa mai di crescere.
    Esso richiede l’attenzione del giardiniere, ma, nello stesso tempo,
    gli permette di vivere come in una grande avventura.

    paulo coelho

  59. Maria Cristina Maggio scrive:

    Cari Amici,
    dopo la pausa estiva riprendiamo a comunicare grazie a questo blog.
    Vi ricordo la data del corso del 15 novembre. Il programma è già stato anticipato sulla rivista “Pediatria” e vorrebbe attiva partecipazione da parte di tutti coloro che credono nell’importanza di queste tematiche!

  60. Maria Cristina Maggio scrive:

    Vi inoltro la richiesta di una ragazza visitata stamane.
    “Sono una ragazza di 13 anni che fa la terapia con GH e la S. di Turner. Mi hanno detto cfhe devo fare attività sportiva. Cosa mi consigliate? Perchè mi farebbe bene? Io ho tanti compiti….Come conciliare tutto?”
    Martina

  61. Cristina scrive:

    Vi inoltro la richiesta di un bambino di 9 anni con piastrinopenia cronica.
    “Ho 9 anni e le mie piastrine sono basse ma non troppo: 100.000. La mamma ha paura a farmi fare sport ma la dottoressa dice che mi serve per le ossa e per la schiena. Io non devo dimagrire, perchè sono già magro.
    Posso fare sport? E quale per essere tranquillo?”
    Daniele

  62. Marianna Citarrella scrive:

    Sono una ragazza di 12 anni con un’artrite Idiopatica giovanile e per’ora le mie ginocchia sono un poco gonfie. A me piace molto il pattinaggio, e sono molto brava. Non so se potrei andare di nuovo o se mi fa male alle articolazioni. Potrei di nuovo andare sui pattini?

  63. S. SABRINA RAGUSA scrive:

    Oltre ai numerosi effetti benefici fisici, l’attività sportiva, stimolando la produzione di endorfine, agisce anche a livello psichico inducendo una sensazione di benessere. Ritengo che questo sia un aspetto da non trascurare soprattutto nei pazienti neoplastici. Una malattia come il cancro, infatti, compromette non solo l’integrità fisica, ma anche l’autonomia e le “prospettive future” del paziente, accrescendo lo sconforto e il senso di frustrazione. L’attività fisica in tal senso aiuta a vincere lo stress indotto dalla patologia in sè e a combattere ogni forma di tensione emotiva. Lo sport dunque fa bene non solo al corpo, ma anche alla mente! Il ruolo del pediatra, secondo me, è quello non solo di suggerire al paziente lo sport più adeguato alla sua condizione patologica, ma anche di fare in modo che la malattia non rappresenti per lo stesso una limitazione funzionale, ma una valida opportunità per sviluppare le proprie potenzialità. Ciò consentirà di rafforzare l’autostima del paziente e di accrescere la fiducia in se stesso rendendolo consapevole delle proprie capacità. Questa, a mio avviso, è un’ulteriore conferma di come lo sport possa contribuire al benessere psicofisico della persona, del resto già dal 1948 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la salute come “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”.

  64. Cristina Maggio scrive:

    Cara Marianna,
    se perora le tue ginocchia hanno bisogno di riposare e di essere curate, abbi un pò di pazienza con “loro” e con i medici che ti curano.
    Appena l’infiammazione si spegnerà, non ti faranno più male prova a parlare con il tuo allenatore per riprendere GRADUALMENTE a pattinare. Se avrai pazienza ed eviterai i traumi, penso che riuscirai a “riabbracciare” la tua passione!

  65. Marilena Maltese scrive:

    Lo sport può aiutare i bambini sani a restare tali e i bambini malati ad essere più sani.
    Le malattie croniche portano spesso con sè una sensazione di malessere psichico e talora di inadeguatezza nei confronti del mondo esterno. Questo accade soprattutto nell’età adolescenziale, nella quale il ragazzino/a affronta contemporaneamente una malattia (che lo obbliga sotto certi punti di vista a crescere più in fretta facendo i conti con terapie, visite mediche ecc) e cambiamenti inevitabili correlati al periodo della vita che vive.
    Quello che si può verificare è che i bambini affetti da malattie croniche entrino in una sorta di circolo vizioso: si sentono poco adatti a fare attività fisica o i genitori hanno paura di fargli fare sport, quindi riducono pian piano l’attività motoria e a volte sociale… da questo deriva un aumento di peso, talora insorge/peggiora la difficoltà respiratoria, si riduce l’agilità del bambino e quest’ultimo entra in una sorta di tunnel dal quale diventa difficile uscire.
    Non dimentichiamo peraltro che gli spogliatoi sono una sede di estremo confronto con i propri coetanei, è quindi importante incoraggiare i bambini a star bene con se stessi, così da stare meglio anche con gli altri, ruolo non indifferente ha in questo il pediatra, che deve far capire al bambino come la malattia non sia e non debba essere un handicap.
    L’unica arma a nostra disposizione per intervenire su questo circolo vizioso è la prevenzione, la promozione dell’attività fisica.
    La “prescrizione” di attività motoria dovrebbe essere considerata importante tanto quanto, se non di più, di quella dei farmaci.
    Promuovere l’attività fisica tra i bambini significa renderli degli adulti più sani.

    “In puero homo: in ogni bambino o bambina vi è il progetto di un uomo o di una donna in divenire [...] investire in esso vuol dire investire sul futuro della società” (G.Roberto Burgio-Silvano Bartelloni. Una pediatria per la società che cambia. In puero homo, la vita pre-natale, il parto e il neonato. G. Roberto Burgio-Silvano Berteloni-Giovanni Corsello.Tecniche nuove. 2007: 5)

  66. ELISABETTA PACE scrive:

    L’attività fisica in pazienti affetti da malattie croniche è di importanza prioritaria perchè aiuta a sentirsi meglio fisicamente e psicologicamente e questo è indispensabile per coloro che si sentono in qualche modo “diversi” rispetto ad altri coetanei. In particolare per i pazienti che soffrono di artrite reumatoide, l’attività fisica deve mirare ad evitare i sovraccarichi articolari e l’uso improprio delle articolazioni. L’esercizio fisico regolare ed appropriatamente condotto, rafforza le articolazioni, diminuisce la perdita di tessuto osseo e può essere utile a migliorare la sintomatologia dolorosa. Inoltre, come precedentemente detto, è noto l’effetto positivo che l’attività fisica ha sul benessere del malato in senso più generale.
    Naturalmente vi deve essere un giusto bilanciamento tra riposo e movimento, movimento che deve essere diretto a tutto il corpo e non soltanto alle articolazioni.
    Nel paziente con malattie croniche come l’artrite, il rapporto con l’attività fisica è spesso confuso: quando le articolazioni dolgono o durante gli attacchi acuti, è naturale che il soggetto interrompa ogni attività fisica, tendendo poi a considerarla come negativa. Il medico ha quindi un ruolo centrale nell’incoraggiare il paziente ad essere fisicamente più attivo ed evitare che in lui si instauri una visione distorta dello sport. E’ importante che il pediatra raggiunga un rapporto di fiducia e comprensione con il paziente, in modo da fornirgli messaggi chiari sulla tipologia di esercizi più adatti e sugli eventuali dolori o fastidi che si possono accompagnare alla pratica dell’attività sportiva.
    Inoltre non bisogna dimenticare come lo sport sia un momento di aggregazione e socializzazione, un momento di incontro,in cui a prevalere sono i valori dell’ impegno, della volontà.
    E’ fondamentale , quindi , la collaborazione tra pediatra, paziente, famiglia, al fine di comprendere le esigenze ed andare incontro alle preferenze del malato,con l’intento di garantire un miglioramento della qualità di vita.

  67. MARIA CRISTINA MAGGIO scrive:

    La giornata del corso ha consentito il confronto di pediatri di famiglia, pediatri in formazione, specialisti nelle branche di competenza analizzate, oltre che genitori di pazienti affetti da patologia cronica. Unanime il consenso a realizzare i documenti sulle linee di “condotta condivise” per singola patologia cronica in formato elettronico, per diffonderle e condividerle con quanti si prendono cura di questi giovani pazienti, utilizzando il sito della SIP anche grazie a questo blog.
    Chi lo riterrà opportuno, potrà pertanto intervenire ed apportare aggiornamenti e approfondimenti a tali documenti.
    E’ emersa la necessità di creare un ponte di comunicazione con gli istruttori delle singole discipline, al fine di guidare i nostri bambini e ragazzi allo sport scelto con gradualità e in sicurezza, adeguando i programmi alle esigenze ed ai desideri da loro espressi.

  68. ALBERTO G. UGAZIO scrive:

    Sento di dover esprimere tutta la riconoscenza mia personale e del Direttivo SIP per lo splendido lavoro che Maria Cristina Maggio sta conducendo insieme con la Commissione Medicina dello Sport ed il suo Presidente Armando Calzolari.
    Il tema é centrale per affrontare una delle grandi, nuove frontiere della pediatria contemporanea: l’adozione precoce di stili di vita salutari é certamente indispensabile per promuovere la salute dei bambini e dei ragazzi ma sappiamo ormai bene che li proteggerà dalle più gravi e frequenti cause di malattie anche e soprattutto quando saranno diventati gli adulti e gli anziani di domani. Grazie!.

    • Cristina Maggio scrive:

      Caro Professore,
      grazie a Lei per il supporto e la “fiducia” che ci ha espresso. Mi piacerebbe poterLa coinvolgere in queste nostre iniziative, perchè sento che ci accomuna l’amore per la nostra professione e la certezza che indirizzare lo sguardo al futuro dei nostri bambini e adolescenti sia un elemento imprescindibile del nostro impegno.

  69. Cristina Maggio scrive:

    Con l’augurio che il nuovo anno ormai vicinissimo possa veder crescere le iniziative e l’impegno nel promuovere stili di vita più consoni alle esigenze di salute dei nostri bambini e adolescenti, confermo a chi fosse interessato che a partire dall’ultima settimana di gennaio 2013 riprenderà il progetto pilota dedicato ai pazienti off-therapy per pregressa neoplasia.
    Quest’anno, grazie al prezioso sostegno del Dottor Aurelio Scavone, dell’Assessore alla P.I. del Comune di Palermo, Dott.ssa Barbara Evola, della Preside dell’Istituto Publio Virgilio Marone, Prof.ssa Rita Coscarella, la nostra attività sarà accolta presso la palestra di questo istituto. L’attività motoria sarà inoltre guidata da istruttori afferenti alla Facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Palermo, supportati dalla competente collaborazione del Prof. Antonino Palma.
    Grazie a coloro che ci aiutano in questo nostro impegno e…buon anno a tutti voi!

  70. Cristina Maggio scrive:

    E’ con grande entusiasmo da parte di tutti coloro che, come volontari, partecipano al progetto dedicato ai bambini e agli adolescenti off therapy per neoplasia pregressa, comunichiamo a chi condivide con noi l’entusiasmo di tale condivisione che abbiamo ricominciato il corso di attività motoria. Ci incontriamo il lunedì ed il venerdì pomeriggio, dalle 17 alle 18.30 nei locali messi a disposizione dalla Preside dell’Istituto P. V. Marone. A chi volesse partecipare diamo il benvenuto!

  71. Francesco Benfratello scrive:

    Il progetto è un programma di attività fisica ideata per i ragazzi che hanno avuto un tumore e ormai fuori rischio. Al progetto questi ragazzi fanno: calcio, basket, pallavolo, si esercitano nella corsa. Dall’anno scorso a oggi hanno ottenuto grandi risultati e anche noi animatori, perché si sono aggiunti nuovi ragazzi ed è per questo che, come animatore di questo progetto scrivo ciò. Vi invito tutti quanti alla festa di fine progetto che si terrà il 3 giugno a Palermo, alle ore 16, nella palestra della scuola Publio Virgilio Marone.
    Venite tutti, tutti sono invitati!!

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