L’approccio verso la diagnosi e il trattamento del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) varia enormemente da Paese a Paese. Questo spiegherebbe la grande variabilità di incidenza della patologia a livello internazionale.

Prendendo in esame la letteratura, la pratica clinica, i criteri diagnostici, le scelte terapeutiche, i sistemi di pagamento e le opinioni più diffuse a livello di sistema educativo, 18 ricercatori provenienti da Australia, Brasile, Canada, Cina, Germania, Israele, Olanda, Norvegia e Gran Bretagna hanno confrontato le loro esperienze. In tutti questi Paesi il ricorso a farmaci contro l’ADHD e la spesa farmaceutica sono in netto aumento, ma è l’unico denominatore comune. Poi c’è chi considera i farmaci un trattamento di prima linea e chi fa sempre precedere interventi psicosociali, chi lascia in tal senso ampia libertà ai medici e chi ha stilato stringenti linee-guida.

Altre profonde differenze sono di natura sociale e culturale, legate per esempio al comportamento che ci si attende dai bambini a scuola: in Israele è tollerata una rumorosa iperattività, in Cina si pretende che le classi siano in assoluto silenzio e i bambini stiano quasi immobili. Il Brasile rivendica un approccio quasi esclusivamente psicanalitico all’ADHD e ai problemi comportamentali in genere. Spiega Stephen P. Hinshaw dell’University of California di Berkeley: “C’è un profondo bisogno di trattamenti evidence-based per il disturbo da deficit di attenzione e iperattività e di una ricerca che sappia essere sensibile alle differenze culturali per favorire la comprensione reciproca e l’accesso all’assistenza”.

Fonte: Hinshaw SP, Scheffler RM, Weiss MD et al. International Variation in Treatment Procedures for ADHD: Social Context and Recent Trends. Psychiatr Serv 2011; 62:459-464 doi: 10.1176/appi.ps.62.5.459.

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Un commento

  1. FERDINANDO RAGAZZON scrive:

    Sarebbe interessante valutare i dati del registro nazionale ADHD, al quale dovrebbero afferire i dati di tutti i pazienti in trattamento farmacologico. In Italia mi sembra ci siano buone regole per intercettare e prendere in carico i bambini affetti da questa sindrome

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