genitoriomosessualiSIPÈ un grave errore affrontare temi come la crescita e lo sviluppo di un bambino all’interno della sua famiglia sulla base di pregiudiziali ideologiche, prese di posizioni politiche o notizie aneddotiche. È quello che è accaduto nei giorni scorsi intorno a una sentenza della Corte di Cassazione sul tema della genitorialità di persone omosessuali. La Società Italiana di Pediatria, che ha come obiettivo quello di tutelare e promuovere i diritti dei bambini ad una crescita e uno sviluppo all’insegna della salute fisica, psichica e relazionale, ritiene che non si possa affrontare questo tema al di fuori di un contesto scientifico serio e approfondito.

Che due soggetti omosessuali possano garantire ad un bambino affettività e standard educativi in linea con uno sviluppo normale non è in discussione e su questa base poggia la sentenza della Corte di Cassazione. Ciò che risulta rischioso e inutile è un dibattito teso a promuovere situazioni simili come assolutamente fisiologiche. Non si può infatti negare, sulla base di evidenze scientifiche e ragionamenti clinici, che una famiglia costituita da due genitori dello stesso genere può costituire un fattore di rischio di disagio durante l’infanzia e l’adolescenza, quando il confronto con i coetanei e le relative ricadute psicologiche, diventano elemento decisivo sul piano  relazionale. Non si possono considerare legittimi i diritti di una coppia di genitori senza contemporaneamente valutare contestualmente e nella loro interezza e globalità i diritti dei figli.

È inoltre necessario che su questioni di tale complessità, che implicano valutazioni fortemente individualizzate, si evitino scelte determinate da norme di legge vincolanti, ma si proceda con equilibrio e competenza sulla base delle peculiarità di ogni situazione. Ogni qualvolta che nel nostro Paese, per pressioni o motivazioni politiche e/o ideologiche, si è voluto sostituire il parere degli esperti e dei tecnici con scelte imposte dalla legge, il risultato è stato la confusione normativa e a volte un aumento delle situazioni di difficoltà e di disagio per le coppie e per le famiglie.

La SIP ritiene che gli sforzi della società odierna devono essere indirizzati ad affrontare i temi del disagio infantile e degli adolescenti, che viene amplificato da situazioni di conflittualità, separazioni, isolamento e che induce spesso depressione, dipendenze e fenomeni comportamentali devianti quali i bullismi. Il clamore mediatico suscitato dalla sentenza della Cassazione – che peraltro, ricordiamolo,  non rappresenta un pronunciamento a favore di una legge per le adozioni gay ma  la valutazione di un caso concreto – rischia di far passare un secondo piano problemi più diffusi che mettono a repentaglio il regolare profilo di sviluppo psichico, affettivo e relazionale dei bambini e dei ragazzi di oggi.

Giovanni Corsello
Presidente SIP

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6 commenti

  1. FRANCESCO MACAGNO scrive:

    La profonda riflessione del Presidente SIP impone a tutti i soci momenti di meditazione e di ripensamento, anche da parte di chi eventualmente non condvida appieno ogni passaggio. Non si tratta soltanto ed in misura prioritaria di offrire ad una coppia di cittadini la possibilità di realizzarsi attraverso il soddisfacimento di un bisogno di genitorialità, ma di valutare con estrema attenzione come si possa tutelare il benessere dei cittadini più deboli, i bambini, titolari ed al tempo stesso usufruttuari di diritti primari ed irrefragabili di massima protezione,relativi al loro sviluppo ed al loro futuro ingresso in società.
    Il bilanciamento dei diritti della coppia di adulti genitori e dei diritti dei minorenni figli deve essere oggetto di particolare attenzione, e valutato al riparo da ideologie non sostenute da evidenze ben documentali e da solide argomentazioni. Purtroppo la bagarre scatenatasi a seguito della pubblicazione della sentenza della Corte di Cassazione favorevole alla coppia gay desiderosa di adottare un bambino, ha determinato uno sbilanciamento che induce le Società scientifiche di area pediatrica a richiamare l’attenzione di tutti sulle possibili conseguenze a sfavore dei bambini. Come spesso accade quando sul tappeto sono posti problemi che toccano le corde dei sentimenti più diffusi, l’isegoria (cioè il diritto di intervenire nel dibattito pubblico) viene sopraffatta dalla paressia, cioè una sorta di parlare a ruota libera, senza pensare a sufficienza. Invece nell’intento di raggiungere momenti deliberativi al riparo da grossolani errori, occorre che chi scende in campo conosca a sufficienza i complessi problemi sottesi al dibattito, sappia almeno a sufficienza di etica e sappia argomentare, cioè non parli troppo a vanvera. Un’ ultima condizione è necessaria, se abbiamo a cuore il rispetto dei bambini e la tutela dei loro bisogni primari : gli “esperti” di qualsiasi area attinente al contesto ed al contenzioso dovrebbero porre in seconda linea ogni loro pregiudizio morale, scendendo nell’agone con posizioni etiche difendibili attraverso argomentazioni serie e spogliandosi di ogni paludamento dell’etica da bar.

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