Gli articoli di cronaca sulla morte di ragazzi, per suicidio o per abuso di sostanze nocive, sono purtroppo sempre più frequenti

“Prende un 4 e si lancia sotto il treno. Aveva 15 anni, frequentava il liceo. Nello zaino il compito di matematica andato male”. Sono titolo e occhiello di un articolo sul quotidiano La Stampa di Torino di venerdì 13 aprile 2012, riguardante un fatto grave di cronaca giunto alla ribalta nazionale in questi giorni. mentre su La Repubblica si può leggere: “Fuma una sigaretta, la madre lo sgrida, tredicenne suicida a Catania. Si è gettato dal balcone di casa al terzo piano. Soccorso d’urgenza è morto all’alba all’ospedale Cannizzaro”.

Gli articoli di cronaca sulla morte di  ragazzi, per suicidio o per abuso di sostanze nocive, sono purtroppo sempre più frequenti e aprono uno squarcio sulla condizione allarmante di disagio in cui vivono oggi molti adolescenti. Una realtà spesso misconosciuta da famiglie, scuola, istituzioni e mondo sanitario della nostra società del benessere, che ha infranto una serie di valori della tradizione senza riuscire a proporre in modo virtuoso e programmato scale di valori alternative. I pediatri di oggi devono occuparsi di tutela e di promozione globale della salute di bambini e adolescenti. In questo ambito non è più rinviabile una politica sanitaria tesa alla identificazione di segnali precoci di ansia e di conflittualità tra gli adolescenti che possono essere causa di pericolosi comportamenti devianti. Molti adolescenti sono in lotta con sé stessi e con il mondo nel tentativo di affermare il proprio ruolo e di dimostrare di poter gestire la propria esistenza in autonomia.

L’abuso di media e computer, il rifiuto  degli alimenti o al contrario gli eccessi nutrizionali, l’uso di sostanze tossiche compresi  alcol e fumo, sono comuni  tra gli adolescenti nei Paesi a più elevato tenore di sviluppo sociale ed economico come l’Italia. Le famiglie hanno perso in molti casi la loro capacità di influenzare scale di valori e modelli comportamentali, anche per i ritmi di vita e di lavoro che hanno ridotto al minimo i tempi di interazione e il confronto tra genitori e figli. Distacco e isolamento hanno favorito negli adolescenti comportamenti devianti e fughe affettive. Rotture dei legami matrimoniali e conflittualità tra genitori i  hanno fatto da lievito per l’amplificazione di problematiche relazionali.

Se a questo quadro aggiungiamo i fallimenti scolastici e la paura che questi siano espressione di un fallimento personale globale, ci rendiamo conto di come si possano innescare in questi adolescenti dinamiche psicologiche e psicopatologiche esplosive. Atteggiamenti punitivi o coercitivi da parte di genitori poco consapevoli possono essere causa di incomprensione e di rifiuto, favorire distacco e conflittualità e indurre a reazioni drammatiche (dai tentativi di suicidio ai suicidi mancati e a quelli  purtroppo riusciti). Cerchiamo come pediatri di svolgere pienamente il nostro ruolo di advocacy nei confronti degli adolescenti e di essere antenne sociali del disagio giovanile. Ce lo chiedono, spesso senza esprimerlo con parole, i bambini, gli adolescenti e le loro famiglie. Aiutiamo i genitori a conoscere e a cogliere i segnali di difficoltà e sosteniamo il loro ruolo difficile di educatori.

Giovanni Corsello
Vicepresidente SIP

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