
Tre bambini su quattro usano abitualmente consolle e videogiochi, oltre il 62% possiede un telefonino e circa uno su quattro, ancor prima di nascere, ha già una “storia digitale” con i futuri genitori che pubblicano on-line ecografie e foto della gravidanza. Uno scenario nemmeno lontanamente immaginabile alla nascita e nei primi decenni del Regno d’Italia, quando bambini e adolescenti avevano una speranza di vita di soli 35 anni, quando i tassi di mortalità infantile e precoce erano altissimi (23,2% contro lo 0,3 di oggi), quando il 62% dei bambini era analfabeta (benché la legge Coppini nel 1877 avesse reso obbligatoria e gratuita la scuola elementare) e il lavoro minorile aveva ritmi che farebbero sobbalzare gli operai di oggi: basti pensare che nel 1902, quando venne sancita a 12 anni l’età minima per lavorare, l’orario di lavoro era di ben 11 ore.
A fotografare com’è cambiata l’infanzia nei 150 anni di unità nazionale è il libro “Bambini d’Italia”, realizzato dalla Società Italiana di Pediatria in collaborazione con l’Agenzia ANSA che, anche attraverso foto storiche, racconta a grandi tappe alcuni tra i principali mutamenti che hanno riguardato la condizione dei bambini in Italia: dalle malattie carenziali all’obesità; dai primi ospizi marini ai moderni ospedali pediatrici; dai giochi di strada alla nascita di radio e tv sino ai bambini e agli adolescenti di oggi con il pc da una parte, l’iPod in contemporanea dall’altra e il telefonino sempre a portata di mano.
I mutamenti sono stati così radicali da essere visibili anche sul piano fisico. “Il miglioramento della qualità dell’alimentazione e la riduzione delle malattie carenziale e infettive hanno portato a un incremento del peso e della statura media”, spiega Giovanni Corsello, vicepresidente della SIP e curatore scientifico del libro. “Nell’ottocento e sino alla prima metà del XX secolo il peso medio di un neonato era di 3 kg, contro i 3,500 kg di oggi. E dal confronto dei dati sulle reclute alla visita militare al 18° anno di età emerge che in 60 anni, dal 1910 al 1970, la statura media si è allungata di circa 10 cm”. Altro visibile mutamento è l’anticipo del menarca tra le adolescenti, anch’esso riconducibile, almeno in parte, a fattori nutrizionali. Nel corso dell’ultimo secolo si è avuto ogni 10 anni un anticipo di 3-4 mesi circa, con un’età media che si colloca oggi in Italia tra 11 e 12 anni mentre era compresa tra 13 e 14 circa 50 anni fa.
“Dall’unità d’Italia ad oggi sembrano trascorsi millenni, tanto è cambiata la condizione dell’infanzia”, spiega il Presidente della SIP Alberto G. Ugazio. “Quando si diffondono dati allarmanti sulla condizione dei bambini di oggi spesso si dimentica cos’era il passato, quando l’abuso sui minori era tollerato anche in famiglia, la violenza sui bambini era socialmente accettata, lo sfruttamento consentito per legge. Questo libro vuole aiutare a non dimenticare i progressi fatti non solo sul piano della lotta alle malattie carenziali e infettive, ma anche sul piano dei diritti sociali. Vuol essere un contributo per poter affrontare i problemi di oggi – la disgregazione della famiglia, la solitudine, l’obesità – con la memoria del passato, evitando strumentalizzazioni sempre facili quando sui parla di bambini”.
Scarica il file del libro in bassa risoluzione [pdf 3,64 mb]







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