“Ho provato di tutto: intrugli naturali, lozioni, spray, mi manca solo il voodoo!”

La mamma che entra in ambulatorio è visibilmente infastidita. Insieme a lei la figlia, una cascata di capelli biondi. Giulia sta benissimo, ma la mamma mi racconta che ieri è tornata a casa da scuola e mentre era china sul quaderno a fare i compiti sul bianco dei fogli è comparsa una bestiolina. La mamma l’ha riconosciuta subito: era un pidocchio. Se non avete mai avuto un figlio con i pidocchi è difficile cogliere lo sguardo tagliente e la leggera incrinatura della voce della mamma che pronuncia la parola “pidocchi”.

Non è la prima volta che le capita e ripercorrere le feroci battaglie chimiche degli ultimi mesi le fa venire la nausea. “Ho provato di tutto: intrugli naturali, lozioni, spray, mi manca solo il voodoo!”.

Metto Giulia sotto una luce forte e prendo la lente di ingrandimento: diagnosi confermata. Di mamme come queste ne vengono tante, ma stavolta succede una cosa strana: ho incontrato la mamma più preparata del mondo sull’argomento. Mi ripete da vera professionista tutte le informazioni sul ciclo vitale dell’animaletto. Sa cose che io non so. Mi spiega che probabilmente il pidocchio del cuoio capelluto parassitava un’altra specie prima dell’uomo, una scimmia. E sembra che attraverso questa osservazione sia possibile risalire all’epoca nella quale la specie umana ha perso i peli sul corpo, e quando è cominciato l’uso dei vestiti. Immagino i pidocchi intraprendere esodi biblici dall’ombelico all’ascella dei nostri antenati…  Deve essere stato un brutto colpo per loro quando l’uomo ha perso i peli su buona parte del corpo.

Ma non è finita. La mamma, una vera studiosa della materia, mi racconta di uno studio che propone un’ipotesi affascinante. L’infestazione da parte di questi parassiti avviene per contatto e per i gesti che l’uomo fa da sempre, come quello di avvicinarsi e di toccarsi reciprocamente i capelli. Secondo lo studio questo comportamento avrebbe avuto lo scopo di facilitare l’infestazione per generare una risposta immune precoce e quindi difendersi dalle reinfestazioni. Quindi, almeno qualche centinaio di migliaia di anni fa, prendersi i pidocchi era una cosa positiva!

Stabiliamo una strategia che dovrebbe avere successo. Visto che ho di fronte una persona informata e decisa a tutto, chiedo alla mamma di Giulia se sia possibile concordare una riunione di classe con i genitori e le maestre. Le istruzioni sono le solite: materiale informativo da distribuire ai genitori, sorveglianza e riconoscimento, trattamento da iniziare tutti nello stesso giorno. La mamma guarda di sbieco Giulia che da qualche minuto si gratta insistentemente la testa.

Giulia, che a 4 anni ha intelligenza da vendere, allarga un sorriso radioso e mi dice: “Dottore, lo sai che Annalisa ha i pidocchi?”. La madre si volta di scatto mentre sulla mia faccia si disegna un grande punto interrogativo. “Annalisa è la nuova compagna di mio marito”, sibila la mamma di Giulia. “Ci siamo separati 3 anni fa”. Un po’ imbarazzato dico alla mamma che sarà bene estendere la strategia che avevamo concordato. “Sarà fatto” mi risponde la donna in un sospiro. E mentre esce dall’ambulatorio sento la bambina che spiega: “Ha detto Annalisa che i pidocchi glieli ho attaccati io”. La mamma di Giulia si gira e mi fa l’occhiolino.

Alberto E. Tozzi, Pediatra

Le 10 regole d’oro

  • 1. Ispezionare attentamente e regolarmente la testa del bambino, specie nei periodi in cui viene maggiormente a contatto con altri bambini.
  • 2. Vietato scambiarsi pettini e spazzole, cappelli e sciarpe, cuscini e biancheria. Il pidocchio non salta da una testa all’altra, serve un contatto diretto.
  • 3. Non colpevolizzare i bambini infestati, piuttosto sdrammatizzare il problema: chi prende i pidocchi non è sporco, anzi di solito è vero il contrario.
  • 4. In caso di infestazione, l’intervento deve essere immediato e solo utilizzando prodotti specifici. Sono sufficienti due o tre trattamenti ben fatti.
  • 5. Piretro naturale, piretrine farmaceutiche, sumithrin (d-Phenothrin), piperonil butossido farmaceutico – anche combinati tra loro – sono alla base dei principali prodotti antipediculosi presenti sul mercato.
  • 6. Ampio anche il ventaglio delle formulazioni: polveri, shampoo-schiuma, gel, lozioni preventive ed emulsioni. La scelta dovrà tener conto in primo luogo della praticità di utilizzo in funzione delle specificità del soggetto da trattare.
  • 7. È risaputo, per esempio che i bimbi più piccoli non amano lo shampoo, che il più delle volte rischia di finire sugli occhi provocando bruciore e irritazione. Meglio allora ricorrere a uno shampoo-schiuma, a una formulazione in gel o a un’emulsione: semplici e pratici da utilizzare, questi prodotti non colano e non gocciolano negli occhi e sono caratterizzati da un elevato profilo di sicurezza.
  • 8. Qualsiasi sia l’opzione di trattamento scelta, è sempre fondamentale munirsi di un pettine a denti fitti, da utilizzare per rimuovere le lendini e i pidocchi morti.
  • 9. Meglio lavare a una temperatura superiore a 60 C° indumenti, lenzuola, cuscini. Pettini, spazzole e fermagli debbono restare immersi per 1 ora in acqua molto calda e detersivo. Gli oggetti che non possono essere lavati in acqua o a secco (giocattoli per esempio) vanno conservati per almeno 2 settimane in sacchetti di plastica e non utilizzati.
  • 10. Non servono a nulla le disinfestazioni ambientali di aule, palestre, etc. Lontani dalla cute umana i pidocchi non sopravvivono oltre le 24 ore.

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4 commenti

  1. Facondo scrive:

    Ma allora, la strategia migliore, potendolo fare, non è fare il trattamento a chi li ha e passare una giornata fuori casa? Al rientro (trascorse 24 ore, i pidocchi sono già tutti morti. Senza tutte quelle precauzioni che costerebbero in termini di tempo e impegno molto più che una nottata tutti insieme a casa dei nonni.

    • MANA' scrive:

      Quando scopri di avere i pidocchi in casa, sulla tua o sulla testa dei tuoi figli, bisogna innanzitutto riprendersi dallo shock. Fare il trattamento necessario a fare tabula rasa di animali e della maggiorparte delle uova, bisogna impostare uno o più lavaggi in lavatrice a 60° per disinfestare lenzuola, federe e asciugamani ed eventualmente i pelouches più vicini. Quindi non serve vagare per 24 ore fuori casa!
      Gli step successivi, nella mia esperienza:
      1) passare il pettinino per prelevare ogni residuo di bestie e uova in testa.
      2) controllare ad occhio nudo (eveltualmente con lente) la testa incriminata per togliere manualmente le eventuali uova ancora vive nei tre giorni successivi.
      Facendo così non ho mai dovuto ripetere il trattamento.

  2. Giorgio scrive:

    “8. Qualsiasi sia l’opzione di trattamento scelta, è sempre fondamentale munirsi di un pettine a denti fitti, da utilizzare per rimuovere le lendini e i pidocchi morti.”
    Perché è fondamentale rimuoverli se sono già morti? Non vanno via col tempo e cogli shampoo?

  3. Laura Reali scrive:

    Molto accattivante il racconto, qualche precisazione per la mamma (che già ne sa molto). Il metodo migliore per sapere se ci sono pidocchi in testa è il wet combing: pettinare col pettinino per pidocchi i capelli bagnati di balsamo. Può essere anche una terapia risolutiva, nelle infestazioni con pochi animali vivi come capita spesso da noi.
    Inoltre considerando che le uova (spesso resistenti anche agli antipediculosici) schiudono in 14 gg e i nuovi nati non sono in grado di riprodursi prima di 9 gg., basta ripetere l’operazione ogni 2-3 sere per 2 settimane a tutti i conviventi, per eliminare il problema.
    Gli shampoo anti pidocchi non vanno usati per il trattamento, perché contengono poco antipediculosico e restano per troppo poco tempo sul capo a contatto con il pidocchio. Non sono quindi efficaci e selezionano ceppi resistenti.
    La pediculosi infine è un’infestazione di comunità, esaminando tutti i soggetti della comunità in cui c’è il caso indice e trattandoli in contemporanea (magari solo col wet combing) il problema spesso si risolve subito.

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