
Quali sono le paure dei genitori sul rapporto tra vaccinazione anti Morbillo-Parotite-Rosolia (MPR) e autismo? Cosa dicono i pediatri?
Il Board Scientifico del Calendario Vaccinale per la Vita, che riunisce figure di elevato prestigio dell’Igiene e della Sanità Pubblica, della Medicina Generale, della Pediatria territoriale-ospedaliera ed universitaria facenti capo a Società Scientifiche ed Associazioni Mediche – Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI); Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG); Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP); Società Italiana di Pediatria (SIP) esprime forte sconcerto per la recente sentenza del Tribunale di Rimini (n°2010\148, Ruolo n°2010\0474; Cron. N° 2012\886) che torna ad associare la vaccinazione anti Morbillo-Parotite-Rosolia (MPR), alla Sindrome di Kanner, meglio nota come Autismo, evidentemente basandosi su quanto pubblicato, ormai 14 anni fa, dalla rivista Lancet, e successivamente ritirato per l’evidente infondatezza di quanto inizialmente proposto da un gruppo di ricercatori britannici.
La nota rivista medica Lancet ha infatti ufficialmente ritirato lo studio sui possibili collegamenti tra autismo e vaccino trivalente MPR. L’articolo, pubblicato nel 1998 e scritto dal medico britannico Andrew Wakefield, è stato causa di una lunga disputa scientifica durata quasi 12 anni. Wakefield sosteneva che il vaccino fosse causa di infezioni intestinali, a loro volta legate alla sindrome di Kanner. Le sue affermazioni furono screditate dal mondo scientifico, e sono state alla base di uno dei più rilevanti contenziosi nella storia della medicina: purtroppo le false tesi proposte portarono ad una forte diminuzione del numero di vaccinazioni negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in altre parti dell’Europa, con la conseguenza, in molti casi nefasta, di un repentino aumento dei casi di morbillo e delle sue complicanze, inclusi numerosi casi di encefalite e di morte.
“Diversi punti del lavoro del 1998 di Wakefield sono scorretti“, disse in un comunicato stampa la stessa rivista scientifica, ritrattando la pubblicazione del 1998. Una commissione disciplinare del Comitato medico generale britannico (General Medical Council), dopo un accurato studio, ha decretato come Wakefield presentò la sua ricerca in modo “irresponsabile e disonesto” ed ha “ignorato insensibilmente” la sofferenza dei bambini oggetto dello studio. Nel rapporto del comitato scientifico si legge, inoltre, che Wakefield ha anche “rovinato la reputazione” della professione medica. Lo stesso Wakefield è stato espulso dal Royal College of Physicians e non può più praticare la medicina. Verdetti quindi netti e gravi che lasciano pochi dubbi.
I risultati di due studi scientifici recentemente pubblicati su una delle riviste mediche più accreditate a livello mondiale, il British Medical Journal (uno il 5 gennaio 2011 BMJ 2011; 342: c5347; l’altro pubblicato l’11 gennaio 2011 – BMJ 2011; 342: c5258) hanno decretato l’infondatezza di questa associazione e, tra l’altro, che i pazienti sono stati reclutati attraverso attivisti anti-vaccinali, e che lo studio è stato commissionato e finanziato con un preciso scopo connotato da pregiudizi ideologici e interessi economici. Troppo spesso e senza riscontri scientificamente sostenibili, la sola correlazione temporale tra la somministrazione di un vaccino ed un evento avverso o una patologia dovuta a cause ignote viene considerata di per sé stessa sufficiente a decretare che la colpa sia della vaccinazione. Il Board raccomanda che prima di compiere azioni che direttamente o indirettamente esitano in senso negativo su tutta la comunità rimettendo a rischio di malattia bambini e adulti per riflessi negativi sulla adesione ai programmi nazionali di prevenzione, chi è chiamato a giudicare – Commissioni ex Legge 210/92 comprese – assuma il massimo rigore scientifico e soprattutto la sostenibilità delle affermazioni, delle sentenze e dei giudizi basata su acquisizioni universalmente riconosciute.
Risulta anche anomalo il fatto che la citata sentenza possa ignorare le ragioni e le azioni della comunità scientifica nazionale ed internazionale che, tra l’altro, ha il diritto/dovere di tutelare tutti gli operatori al solo fine di far esercitare la professione con le dovute garanzie medico-legali. Purtroppo sentenze come quella appena emanata rischiano di avere il solo risultato di far perdere fiducia in uno strumento preventivo fondamentale per la salute dei bambini e di tutta la popolazione, con conseguente ri-emergenza di malattie gravi e talora anche mortali, come il morbillo, inducendo peraltro nei genitori di bambini affetti da una seria patologia come l’autismo la falsa convinzione di aver trovato la ragione di tante sofferenze patite. E certamente questi genitori non meritano un’ulteriore falsità sulla condizione dei propri figli. Infine, onde evitare che tale sentenza faccia giurisprudenza negativamente incidendo sulle dinamiche professionali degli operatori, il Board auspica che il Ministero della Salute, quale parte resistente nella causa conclusasi con la contestata sentenza di primo grado, voglia proporre Appello presso la Corte di Bologna. A tal proposito i componenti del Board si rendono disponibili a coadiuvare l’Avvocatura dello Stato fornendo pareri e letteratura scientifica che valga a ribadire la lex artis e segnatamente l’inidoneità della specifica vaccinazione a configurare antecedente dotato di valore causale nel determinismo dell’autismo.









36 commenti
Per esperienza personale ritengo che l’articolo pubblicato sia falso, nel senso che le riviste mediche sono ormai in mano alle case farmaceutiche. Ci sono dottori che i propri figli non gli hanno vaccinati perchè nei loro studi hanno visto molti bambini danneggiati dai vari vaccini, compreso MPR.
Gentile Caterina,
Mi dispiace che lei la pensi in questo modo. Se ha incontrato medici che non vaccinano i propri figli purtroppo ha incontrato degli ignoranti. La cosa più grave è che ha conosciuto pediatri che non ascoltano i dubbi dei genitori e non spiegano loro quali sono i criteri sui quali si basa l’attività vaccinale. I pediatri devono lavorare secondo un’etica professionale e sulla base delle ricerche scientifiche che, le confermo, non possono essere manipolate dalle case farmaceutiche. In questo settore la normativa, non solo italiana, ma di tutto il mondo, è severissima. Quanto alla sentenza di Rimini e all’articolo di cui sopra quello che ha letto riflette l’opinione di circa 9000 pediatri che sono gli iscritti a questa società scientifica. In questi anni, purtroppo, abbiamo assistito a troppe disgrazie causate da malattie che possono essere prevenute facilmente con la vaccinazione e l’obiettivo di eliminare il morbillo e la rosolia congenita è condiviso da tutta Europa. Noi vogliamo bambini sani ed i vaccini sono strumenti che hanno cambiato radicalmente lo stato di salute dell’infanzia. E’ inutile dirle che i miei figli sono vaccinati contro morbillo parotie e rosolia e contro numerose altre pericolose malattie.
Cordiali saluti
Alberto E Tozzi
Direttore Scientifico Comunicazione
Società Italiana di Pediatria
Gent.mo Dr. Tozzi,
Di fatto, nell’articolo non vengono citate fonti che dimostrino con fondatezza che il Vaccino MPR non sia dannoso… ergo direi che le fonti a SFAVORE del vaccino MPR sono più numerose di quelle a favore… io dire che una parte della classe medica ha tutto l’interesse a che i bambini vengano vaccinati anzichè no… tutto quel via vai di informatori scientifici dipendenti dalle grandi multinazionali farmaceutiche a qualcosa serviranno, no? Quantomento a convincere i medici che i loro prodotti vaccinali non fanno male… le conseguenze sui bambini dimostrano invece il contrario… io ho 51 anni, e gli unici vaccini che ho “subìto” sono stati l’antipolio, l’antidifterica e l’antivaiolosa, ho preso tutte le varie malattie esantematiche compresa la pertosse, e non mi è successo niente di tutto ciò che lei cita. E così tutte le persone della mia generazione… mio fratello (attualmente ha 48 anni) a fortissimo rischio allergico ha invece avuto pesanti conseguenze subito dopo il vaccino, tanto che mia madre dovette interrompere l’allattamento al seno con tutte le conseguenze immaginabili, il nostro vecchio pediatra, con antica saggezza era assolutamente contrario ai vaccini e molti dei suoi piccoli pazienti (moltissimi dei quali oggi sono miei amici in quanto appartenenti più o meno alla mia generazione) non sono stati vaccinati e stanno benissimo. Provi a fare il discorso che ha fatto alla Sig.ra Caterina a quei genitori i cui figli si sono ammalati subito dopo il vaccino per vedere un pò cosa ne pensano… Le malattie sono cicliche e come lei mi insegna l’acquisizione di un virus non avviene con iniezione sottocutanea come invece avviene con le vaccinazioni, e l’accesso del virus è filtrato dal nostro sistema immunitario se questo è efficiente. Direi che sarebbe meglio usare argomenti più convincenti al giorno d’oggi egregio Dr. Tozzi.
Cara Sig.ra Lorella,
Sarò ben felice di metterle a disposizione tutte le informazioni disponibili perchè lei possa esprimere un giudizio sul meccanismo di funzionamento dei vaccini e sui dati che abbiamo a disposizione.
Però, la prego, le strategie di vaccinazione non sono un problema ideologico, sono solo un problema tecnico e la discussione sull’opportunità di eseguirle o meno può essere condotta solo sulla base dei fatti e dei numeri che da essi derivano. Questo è esattamente il nostro lavoro.
Di dati sulla sicurezza del vaccino MPR ce ne sono tanti e sono disponibili a qualunque medico sia in grado di consultare ed interpretare le banche dati bibliografiche per le pubblicazioni scientifiche. Non c’è dubbio che le industrie produttrici abbiano interesse a favorire i propri prodotti, ma non è praticamente possibile scostarsi dalle evidenze che sono disponibili attraverso le pubblicazioni scientifiche. Le garantisco anche che, prima della commercializzazione dei prodotti, gli enti preposti (per l’Europa EMA, per gli USA FDA) richiedono di soddisfare requisiti molto severi in mancanza dei quali i vaccini non possono essere commercializzati.
Se può valere come esempio, la frequenza di effetti collaterali associati a prodotti farmacologici da banco è parecchio superiore a quella osservata con i vaccini.
Quanto alla sua storia clinica sono contento per lei che abbia avuto una vita sana e non abbia avuto complicazioni derivanti dalle malattie prevenibili con le vaccinazioni. Indubbiamente la maggior parte delle persone che contrae una malattia infettiva la supera senza inconvenienti. Ma come la mettiamo con quelli che invece con le stesse malattie verranno ricoverati o addirittura rimarranno disabili o moriranno? Chi non fa il medico per fortuna queste cose non le vede, ma se le fosse capitato, per esempio, di trovarsi in Albania nel 1996 durante un’epidemia di poliomielite avrebbe toccato con mano la disperazione delle persone che non riusciranno mai più a respirare autonomamente oppure che rimarranno paralizzate o che non ce l’hanno fatta. Più vicino a noi nel 2002, nelle regioni meridionali italiane 13 pazienti hanno avuto un’encefalite e 3 bambini sono morti. Tutto questo è evitabile. Purtroppo non conosciamo ancora un modo diverso dalla vaccinazione della popolazione per prevenire la circolazione delle infezioni. E vaccinare la più alta percentuale di persone è il modo più efficace che conosciamo.
I bambini che hanno effetti collaterali dopo le vaccinazioni sono pochi, e gli effetti collaterali gravi sono estremamente rari e purtroppo molto spesso vengono ascritti ai vaccini cose che non c’entrano nulla. La decisione di vaccinare, guarda caso, si fa proprio effettuando un bilancio tra i rischi associati alla malattia prevenibile e quelli associati alle vaccinazioni.
Che le malattie infettive siano cicliche dipende proprio dal fatto che dopo un’epidemia gradualmente si accumula un numero progressivo di persone suscettibili. Quando il numero di esse è sufficientemente alto si verifica un’epidemia. Vaccinado tutta la popolazione questo non succede. Infine, la modalità di somministrazione sottocutanea rappresenta una modalità di somministrazione che simula in buona parte esattamente quello che succede nella malattia naturale, ma senza provocarne gli effetti deleteri.
Mi rendo conto che darle ulteriori elementi che richiedono conoscenze di immunologia sarebbe complesso ma se avesse bisogno di ulteriori informazioni sono a disposizione.
Cordiali saluti
Alberto E Tozzi
Direttore Scientifico Comunicazione
Società Italiana di Pediatria
Pregiatissimo Dottor Tozzi, se la medicina si basa sui numeri, per un genitore un figlio non rappresenta un numero, ma un bene unico ed irripetibile. Sono in contatto con molte famiglie che hanno avuto figli danneggiati proprio dal vaccino MPR e quando è andata bene hanno solo contratto la malattia. Anche io come Lorella, l’ho avuta e a quei tempi si faceva in modo di mettere a contatto i bambini per fare in modo che una volta contratta la malattia fossero immunizzati per tutta la vita. Non mi risultano morti per morbillo. Anche io come Caterina ho incontrato medici che non hanno vaccinato i propri figli e mi è stato asserito “il rischio non vale la candela” quando ho riferito delle reazioni avverse di mia figlia alle vaccinazioni. Per quale motivo non si vogliono conoscere i numeri dei danneggiati nel nostro paese? Dopo quella sentenza abbiamo assistito a campagne mediatiche che hanno terrorizzato i genitori sul ritorno di malattie ormai debellate e pubblicizzato solo gli effetti benefici dei vaccini, come può un genitore mettere sul piatto della bilancia i rischi con i benefici, se i rischi non vengono resi noti? In merito all’epidemia di poliomelite in Albania del 1996 le riporto la notizia “originale” dell’epoca, ovvero del 96, in cui si rendeva nota la campagna di vaccinazione di massa in Albania per la polio.
http://stampaeuropa.it/press-releases/poliomielite-in-albania-la-commissione-finanzia-una-campagna-divaccinazione
Come si spiega, proprio in quell’anno un epidemia di polio!?
Gent.mo Dr. Tozzi,
Le vorrei rammentare che in Albania nel 1996 si consumò una guerra civile e Lei sa meglio di me che in condizioni igieniche precarie quali sono quelle di un conflitto, virus e batteri proliferano a dismisura in particolare a causa della mancanza di acqua, e di qualunque possibilità per la popolazione di vivere una situazione di normalità… questo è causa di malattie e situazioni estreme per la salute delle popolazioni coinvolte. Non sono stati i vaccini a debellare le malattie i cui agenti patogeni bene o male sono sempre presenti e latenti, ma le migliori condizioni igieniche che si instaurano ovviamente in situazioni di normalità.
Care Signore Sandy e Lorella,
Rispondo volentieri alle vostre domande e ai vostri dubbi. Però perchè questa discussione sia costruttiva proviamo a tenere lontani i pregiudizi. Io non ci guadagno nulla a dirvi che conviene fare le vaccinazioni e so benissimo che il problema principale è che i genitori ricevono notizie povere e qualche volta decisamente distorte.
Cominciamo con l’Albania. Io ho fatto parte del gruppo che ha condotto l’indagine sull’epidemia di polio nel 1996 per questo ne parlo. Ovviamente non posso dimenticare quello che ho visto e vi ho già raccontato. Ma nel 1996 non c’era affatto la guerra civile. Era solo successo che il paese che aveva continuato la vaccinazione con prodotti probabilmente non adeguatamente conservati aveva improvvisamente aperto le frontiere dopo un lungo periodo di isolamento. Dato che purtroppo le malattie infettive non hanno passaporto, è bastato che alcuni individui provenienti dall’Asia e portatori di infezione entrassero in contatto con la popolazione che per la maggior parte non era protetta per scatenare l’epidemia. Le condizioni igieniche non c’entravano nulla. Questo serve per capire che finchè esiste la possibilità di importare una malattia pericolosa come la polio non si può abbassare la guardia. Anzi l’obiettivo delle strategie vaccinali è proprio quello di vaccinare così tanto e bene che a un certo punto la malattia non circola più e si può smettere di vaccinare con sicurezza. Questo è successo per il vaiolo.
È da tempo che mi occupo di vaccinazioni e proprio a voi genitori raccomando di fare estrema attenzione a quello che leggete sulla stampa ordinaria. Io leggo cose che farebbero rivoltare nella tomba chiunque abbia conseguito dignitosamente una laurea in medicina. E capisco che i genitori sono colpiti da queste notizie, specie quando si ascrivono ai vaccini malattie che invece sono di tutta altra origine oppure che non possono essere spiegate.
Io sono perfettamente d’accordo sul fatto che i dati sulla sicurezza delle vaccinazioni dovrebero essere più facilmente accessibili. Molte regioni si regolano in questo modo (vedi Veneto) ed è proprio questa la maniera per riportare la discussione sui fatti. Questi dati in ogni caso vengono valutati.
Però vorrei venire alla questione centrale (lungi da me pensare che i bambini siano numeri!): il problema delle vaccinazioni delle popolazioni è che si scambia una probabilità di avere una malattia grave (relativamente bassa) con la somministrazione di un farmaco che talvolta può provocare effetti collaterali. Quindi è lecito pensare perchè mai si dovrebbe correre un rischio (anche modesto) associato alla somministrazione di un vaccino piuttosto che campare tranquilli. La cosa complicata da spiegare è che la probabilità di avere una malattia prevenibile e una complicanza grave è molto maggiore di quella di avere un effetto collaterale grave associato a una vaccinazione. Per questo vaccinarsi conviene, ma non è affatto facile spiegarlo perchè comunque la maggior parte delle persone scampa ai rischi delle malattie infettive.
L’altra questione è che la vaccinazione delle popolazioni è anche una questione di solidarietà. Alcuni individui non possono ricevere le vaccinazioni perchè hanno malattie che le controindicano. L’unico modo per proteggerli è quelo di vaccinare il resto della popolazione.
Io non so quale collega laureato possa sostenere che è meglio non vaccinarsi. Se io mi comportassi in questo modo il mio ospedale mi licenzierebbe. Voi genitori dovete pretendere di avere informazioni corrette chiare e trasparenti ma vivete in un’epoca nella quale non è per niente facile capire quali sono le informazioni credibili. Ma tenete presente che la medicina si fa sulle migliori evidenze scientifiche, quindi sui dati che la conoscenza generata in tutto il mondo suggerisce. Nessuno raccomanderebbe a una persona di prendere solo un antidolorifico se ha un infarto perchè sappiamo che esistono terapie che possono salvare la vita.
A comunicare con le famiglie, purtroppo, non tutti i medici sono ancora sufficientemente abituati e comunicare richiede tempo. Sono le famiglie e i loro figli ad essere il centro del sistema sanitario non i medici. Anzi, solo da una cooperazione può venire un sistema migliore. Quindi è vostro diritto avere accesso a tutte le informazioni che ritenete necessarie per prendere parte alle decisioni sulla vostra salute.
Scusate la lungaggine e ancora cordiali saluti.
Alberto E Tozzi
Direttore Scientifico Comunicazione
Società Italiana di Pediatria
Lei ha fatto riferimento al vaiolo, come malattia sconfitta grazie all’immunizzazione di massa.
Sarebbe così gentile come mai l’OMS stessa, nel suo Weekly Epidemiological Record dice: ” L’esperienza insegna che una malattia infettiva grave come il vaiolo è stata fatta scomparire attraverso misure quali la quarantena e l’isolamento”?
Così come nella relazione della Direzione Generale del Comitato Esecutivo dell’OMS relativa al programma di lotta al vaiolo del ’77 si legge: “Durante la lotta decennale per l’eliminazione del vaiolo è emerso che il vaiolo può diffondersi anche in una popolazione completamente vaccinata. Pertanto si è adottata un’altra strategia: le vaccinazioni di massa sono state sostituite da un monitoraggio e da un trattamento mirato della malattia”.
Saluti
Caro Luca,
Dovrei leggere il documento originale per darle un parere preciso visto che il testo fuori contesto può essere di difficile interpretazione.
Però le posso dare i seguenti elementi a corredo delle affermazioni che lei sottolinea.
La vaccinazione delle popolazioni è uno strumento estremamente potente ma che può essere reso più efficace (nel senso che permette di raggiungere gli obiettivi previsti più rapidamente) se sommato ad altri interventi. Inoltre nessun vaccino ha una efficacia del 100% e non è possibile vaccinare il 100% della popolazione. Questo vuol dire che una piccola quota di persone suscettibili, nel miglior programma di immunizzazione, potrebbe rendere difficile l’eradicazione soprattutto se aggregate in una comunità. Se per qualche ragione una persona con infezione dovesse contagiare una persona suscettibile che si trova in un gruppo di suscettibili che hanno frequenti contatti tra loro, ovviamente l’infezione si diffonderebbe attraverso questi ultimi. L’impossibilità di raggiungere il 100% di efficacia delle vaccinazioni è dato dai limiti tecnici dei vaccini mentre il fatto che non possiamo vaccinare il 100% delle popolazioni dipende dalla circostanza che alcune di esse hanno controindicazioni alla somministrazione di questi prodotti oppure che non si riesce a raggiungerli. In questo contesto, specie nelle fasi terminali del processo di eradicazione, i metodi di contenimento come l’isolamento e la quarantena possono essere di fondamentale utilità per scongiurare la diffusione dell’infezione. Ma è certo che in assenza della vaccinazione non sarebbe stato assolutamente possibile eradicare il vaiolo così come non sarebbe stato possibile eliminare la polio da buona parte delle regioni del mondo.
Cordiali saluti
Alberto E Tozzi
Direttore Scientifico Comunicazione
Società Italiana di Pediatria
Io credo che l’affermazione dell’OMS sia chiara.
Quindi Lei ritiene che la polio, ad esempio dall’Italia, sia stata fatta scomparire grazie al vaccino? E non attraverso il miglioramento delle condizioi igienico sanitarie visto che essa ha un contagio oro-fecale (anche se tornasse, oggi, come si diffonderebbe? Non certo per via aerea)?
Inoltre, spesso si parla della sicurezza dei vaccini, ma non dimentichiamo che il vaccino orale è stato sostituito proprio per la sua pericolosità, ma al momento era stato giudicato sicuro, come del resto quelli attuali. Quindi, che garanzia c’è che questi di oggi siano davvero sicuri (e non che tra qualche anno si scopra qualche altra cosa)?
Vaccino (quello orale) che si continua ad utilizzare in altri parti del mondo dove proprio ora sono in corso le epidemie.
Infine, le polio da vaccino sono le ultime, in ordine di tempo, provocate quando la malattia selvaggia già non appariva più.
Io genitore non posso considerare mio figlio un numero, se c’è anche la possibilità che 1 bambino su un miliardo possa morire, Le direi “no grazie”.
Potrebbe anche essere che il Dott. Tozzi sia nel giusto e potrebbe anche essere che quanto in suo possesso gli permette di sostenere la bontà dell’utilizzo dei vaccini per i nostri figli. Ciò che mi preme dire, umanamente, è che il Dott. Tozzi sta intervenendo in modo molto garbato e a mia avviso anche opportuno. La mia opinione, per quanto non scientifica e supportata solo dalla mia misera esperienza, è che in questi casi tutti i medici dovrebbero affidarsi al beneficio del dubbio. C’è un elenco lunghissimo di sostanze utilizzate in medicina e in agricoltura e in altri campi, considerate per decenni innocue alla salute umana da parte della medicina ufficiale che poi sono state messe al bando per conseguenze, dirette e indirette, anche molto gravi. Del come queste cause farmaceutiche siano legate in modo indissolubile ad avere un beneficio economico straordinario , e in modo corretto il Dott. Tozzi evita di nascondersi dietro ad un dito, anche questo porta ad un certo scetticismo verso chi vuole o deve convincerci che va tutto bene e che non dobbiamo trastullarci la testa. Non conosco il Dott. Testa, così come non conosco quasi nessuno di Voi, e desidero solo esprimere la mia opinione. Posso anche essere completamente pazzo, ma intorno a me vedo un mondo completamente rovinato da veleni e porcherie che stanno compromettendo la nostra salute e il nostro futuro, e quando si parla di prevenzione al cancro la medicina è capace solo di “fare ricerca” o peggio di inculcarci in modo mediatico che la prossima soluzione saranno i cibi transgenici, ovvero un mondo completamente in mano a multinazionali e aziende farmaceutiche che stanno monopolizzando il bene comune: la biodiversità. Nemmeno i contadini possono piu’ scambiarsi le sementi liberamente, perchè tutto ormai è coperto da copyright: persino le sementi! Il discorso è molto lungo, ma chi si sta occupando della nostra salute è spesso causa dei problemi che la minano. Mi scusi Dott. Tozzi, io contro di Lei non ho nulla e anzi ho apprezzato il tono dei suoi interventi.
Caro Raimondo,
Grazie per le gentili parole.
La mia personale opinione è che un medico dovrebbe sempre assalito dai dubbi (io lo sono continuamente). Non è possibile fare una professione che richiede responsabilità senza approfondire le informazioni che vengono rese disponibili. Per quanto riguarda i vaccini è un lavoro perfino più difficile che con i farmaci, quelli che si danno alle persone che stanno male. Anche se le aziende del farmaco esercitano una pressione sulla comunità scientifica che cercano di salvaguardare i propri interessi, il medico oggi ha strumenti di aggiornamento e approfondimento che prima non esistevano. E nel suo mandato c’è il buon uso di questi strumenti.
I temi della biodiversità e dell’inquinamento sono importantissimi e sono temi caldi perfino nei nostri congressi nazionali. Debbo dire però che la ricerca ha permesso di ottenere risultati in termini di salute che non erano nemmeno immaginabili. Pensi proprio all’efficacia delle terapie oncologiche.
Vorrei però insistere sul fatto che una buona medicina (e una buona pediatria) si fonda sul principio della cooperazione e della partecipazione alle cure da parte delle famiglie. Queste discussioni, per quanto confinate a una pagina web, insegnano qualcosa anche a me. Conosco ancora meglio i dubbi che i genitori non riescono a risolvere e cerco di trovare le migliori risposte.
Cordiali saluti
Alberto E Tozzi
Direttore Scientifico Comunicazione
Società Italiana di Pediatria
Caro Luca,
Guardi, io per l’OMS ci lavoro, quindi alcuni argomenti sono oggetto di continua discussione.
Per quanto riguarda l’eliminazione della polio tenga presente che nel 1958, anno in cui sono nato, in Italia sono stati osservati circa 8000 casi di polio. Introdotta la vaccinazione, i casi sono crollati fino a diventare zero ai giorni nostri. E’ un po’ difficile pensare che il solo miglioramento delle condizioni igieniche abbia provocato un cambiamento così drastico. La polIo si trasmette per via oro fecale ma può essere trasmessa anche attraverso le goccioline di saliva che vengono diffuse nell’ambiente con la tosse o gli starnuti.
Quanto al vaccino orale le cose stanno così. Il rischio di avere una paralisi associata al vaccino orale è circa 1 caso ogni 500.000 prime dosi. La probabilità scende ad 1 per alcuni milioni di dosi per le somministrazioni successive. Il vaccino orale era negli anni in cui lo abbiamo usato una scelta corretta. La percentuale di persone vaccinate non era alta come quella che vediamo oggi ed il rischio di importazione era maggiore. Il vaccino orale ha la proprietà di “vaccinare” anche i contatti e per questo è stato possibile rimanere indenni dalla polio anche quando avevamo una epidemia alle porte nel 1996 in Albania. Nei paesi dove il rischio rimane elevato il vaccino orale continua ad essere usato per questa ragione. Dove questo rischio è diminuito si usa il vaccino per via iniettiva.
Lei ha ragione a volere un modo di prevenire le malattie che sia assolutamente sicuro. Ma ancora non siamo capaci di fare meglio di così. E se lei facesse un conto di quanti sono in proporzione gli effetti collaterali dei vaccini rispetto a quelli di altri farmaci rimarrebbe sorpreso.
Veniamo alle probabilità che sono il punto centrale dei numeri, come dice lei. Poniamo di trovarci in una situazione come quella del 1996, epidemia alle porte e rischio elevato di introduzione della polio. La probabilità di fare una paralisi in caso di malattia naturale è 1%. Questa probabilità è molto più alta di quella di avere un effetto collaterale associato alla vaccinazione. Le scelte sono solo due: affidarsi alla fortuna (l’1% dei malati) oppure ridurre drasticamente la possibilità di avere la polio anche a costo di rischiare una malattia simile con una probabilità estremamente più bassa. Non c’è una terza scelta e evidentemente conviene correre il rischio più basso. Nessun pediatra può prevedere chi si ammalerà e nessuno vuole vedere morire i bambini, piuttosto li vuole vedere il più possibile sani. Qualora trovassimo una soluzione migliore stia tranquillo che la percorreremo. Ovviamente chiunque è libero di fare le proprie scelte ma nel caso dei vaccini c’è anche una responsabilità verso gli altri. Vaccinare solo alcuni non è sufficiente ad interrompere la circolazione di alcune malattie. E noi vogliamo vaccinare talmente bene da eliminare le malattie che non vogliamo e smettere di vaccinare appena possibile, quando questo rischio non ci sarà più. Non è tanto semplice, vede?
Cordiali saluti
Alberto E Tozzi
Direttore Scientifico Comunicazione
Società Italiana di Pediatria
Cortese Dr. Tozzi,
io comprendo molto bene la Sua posizione. Se nel 58 c’erano 8000 casi, mi sembra che nel 60 si sia avuto un picco quasi a 20.000, nonostante la vaccinazione intensiva con il Salk.
Infine, nulla dice rispetto agli anni prcedenti, per cui solo il fatto che nel 58 erano tanti e nel 59 pochi, non significa che sia stato il vaccino. Lei sa perfettamente che una statistica non si legge così.
Buon proseguimento
Caro Luca,
Lei mi vuole cogliere in fallo. La citazione del numero di casi del mio anno di nascita non poteva essere ovviamente esaustiva del trend della malattia nel tempo. Come per ogni strategia vaccinale, finchè una percentuale elevata della popolazione non è protetta, continueranno ad essere osservate epidemie. La circolazione degli agenti infettivi segue una legge matematica che dipende dal numero di individui suscettibili, Le persone possono essere rese immuni o dalla malattia naturale oppure dalla vaccinazione. Per inciso sia l’aumento della copertura vaccinale che l’uso esteso del vaccino orale (Sabin) hanno derminato un crollo del numero di casi essendo segnalati solo alcuni casi negli anni 70. Quindi non solo il numero di casi nel 1958, ma l’andamento delle notifiche per tutto il periodo di tempo mostra in modo evidente l’effetto della vaccinazione. Spero di essere stato esauriente.
Cordiali saluti
Alberto E Tozzi
Direttore Scientifico Comunicazione
Società Italiana di Pediatria
Caro Luca,
in risposta alla sua affermazione “se c’è anche la possibilità che 1 bambino su un miliardo possa morire, Le direi “no grazie”.” le rendo noto che ogni giorno lei (come tutti noi) fa correre ai suoi figli rischi di morte statisticamente ben più elevati dell’1 su 1 miliardo.
Andando in automobile, portando i figli all’acquapark o ai giardinetti, somministrando loro anche il più banale farmaco, mettendoli (involontariamente, s’intende) a contatto con sostanze cancerogene terrificanti.
La realtà (provabile e provata) è che i vaccini sono tra i “nemici immaginari” meno pericolosi – ma sono senza dubbio affascinanti – tra i papabili per un complottista.
Nessuno che se la prenda con i produttori di mobili e immobili o le industrie automobilistiche, per esempio, sebbene gli incidenti domestici e stradali siano rispettivamente al PRIMO e SECONDO posto nella classifica delle cause di morte infantile.
Tutti a gridare al complotto sui vaccini, e poi si sale su un’auto rombante e via! verso le vacanze…
Gentile Dott. Tozzi,
La ringrazio davvero per i bellissimi ed esaustivi interventi per una mamma che, a brevissimo, dovrebbe vaccinare la propria secondogenita. Ho sempre condiviso i concetti che ha espresso, ed infatti il mio primo bimbo è stato vaccinato per tutte le patologie per cui è consigliata la vaccinazione senza alcun problema e senza conseguenze. Ma di recente mi sono confrontata con dei genitori contrari alle vaccinazioni e…se un medico dovrebbe sempre essere assalito dai dubbi figuriamoci una mamma! Così le scrivo per vedere che cosa pensa delle domande che mi sono state rivolte ed alle quali in effetti, non essendo medico, non so dare risposta:
1) perchè vaccinare dei bimbi di 2-3 mesi per il tetano? Che possibilità hanno di contrarre la malattia? Perchè non aspettare ad esempio l’anno di età?
2) stessi dubbi per l’epatite che si contrae prettamente tramite rapporti sessuali o trasfusioni. Perchè così presto?
3) 7 vaccini contemporanei alla prima somministrazione non sono troppi? Il dott Gava scrive che “è scientificamente dimostrato che i vaccini indeboliscono fortemente il sistema immunitario a livello generale e quindi le difese immunitarie aspecifiche dell’organismo, con un picco di debolezza immunitaria a circa 10-12 giorni dalla vaccinazione e una durante nel tempo molto personale e che varia da 1 a 6 mesi. È anche vero che un vaccino potenzia però la difesa immunitaria specifica verso quella malattia per cui è stato fatto il vaccino (perché aumenta gli anticorpi specifici verso l’antigene utilizzato).
Non va però scordato che le difese aspecifiche sono MOLTO più importanti di quelle specifiche e che se si somministrano tutti i vaccini disponibili difendiamo (forse) i nostri figli verso una decina di germi, ma i tipi di germi (batteri e virus) patogeni e quindi potenzialmente pericolosi sono alcune centinaia e quindi le vaccinazioni ci difendono da pochi germi e abbattono le nostre difese aspecifiche che sono invece capaci di proteggerci da qualsiasi germe.”
4) cosa mi dice in merito alla spesso millantata presenza di mercurio e formaldeide nei vaccini?
Ai dubbi su polio e mpr che mi erano stati rivolti ho risposto esattamente come lei, dato che mi ero informata credo per bene.
Questi sono gli unici dubbi che ho, per il resto ho sentito solo molte chiacchere da bar ed affermazioni non circostanziate che vengono ripetute a mò di slogan. Non ultime, ad esempio, quella che i vaccini sarebbero stati testati nei paesi poveri così in caso di danno i danneggiati non avrebbero avuto denaro per intentare causa (ma alla mia domanda “che vaccino e in che paese che mi informo?” nessuno sapeva rispondere…) oppure che i casi di polio da vaccino sarebbero in numero maggiore dei casi derivanti da epidemia….
La ringrazio in anticipo se vorrà rispondere ai miei dubbi.
Cordiali saluti
Caro Luca,
magari il dott. Tozzi mi smentirà ma per quanto ne so io le vaccinazioni con il Sabin non sono iniziate prima del Salk ed interrotte perchè il vaccino era risultato pericoloso. E’ vero il contrario: prima si è iniziato con il Salk che però era ed è meno efficace in caso di epidemia avendo il virus ucciso (e non può quindi provocare neppure la malattia); si è passati quindi al Sabin che poteva provocare la malattia, avendo il virus solamente attenuato, ma che ha contribuito a debellare la polio dai paesi che hanno introdotto la vaccinazione di massa. In seguito a questo bellissimo evento si è tornati al Salk, se non erro nel 2001: a rischio epidemia ridotto può bastare una protezione minore ma che non faccia rischiare neppure i casi di polio da vaccino.
Cara Diana,
Mi fa piacere che le mie chiacchiere servano a chiarire qualche dubbio. Provo a rispondere alle sue ulteriori domande:
Lei ha ragione, non c’è, nei paesi occidentali un rischio elevato di contrarre il tetano nei primi mesi di vita. Inoltre il tetano è l’unica malattia prevenibile con la vaccinazione che non si trasmette da persona a persona e quindi non c’è neanche il vantaggio di indurre l’immunità di popolazione. Noi italiani vacciniamo bene e non vediamo casi di tetano sotto i 20 anni da parecchio tempo (e meno male perchè è una malattia terribile). Però se noi ritardassimo la vaccinazione a un anno di vita saremmo costretti a prevedere altri tre appuntamenti per completare il ciclo (o forse due se la facessimo coincidere con una delle vaccinazioni all’anno). Quindi vaccinare ai primi mesi di vita è conveniente per non correre il rischio di ritardare la vaccinazione più tardi. I numerosi appuntamenti sono infatti spesso associati ad un ritardo nelle vaccinazioni ed il nostro Paese, attraverso l’uso del vaccino esavalente che con una sola iniezione permette l’immunizzazione contro 6 malattie, ha colmato un divario che esisteva in passato: oggi sono vaccinati contro queste malattie circa il 95% dei bambini del primo anno. D’altra parte sottrarre la componente tetanica alle vaccinazioni dei primi mesi non cambia la frequenza degli effetti collaterali.
Per l’epatite B il discorso è diverso. E’ vero che la trasmissione è prevalentemente sessuale ma la situazione più temibile è quando la malattia viene trasmessa da madre a figlio. In queste condizioni c’è la massima probabilità di trasferire l’infezione, di sviluppare un’epatite cronica, la cirrosi ed il cancro del fegato. Ancora una volta queste cose non le vediamo più perchè vacciniamo bene. Purtroppo non è sufficiente affidarsi ai soli esami che la madre effettua durante la gravidanza ed inoltre questa si che è una malattia che si trasmette da persona a persona anche con modalità diverse da quella sessuale. In questo caso avere l’intera popolazione dei nuovi nati protetta che mantiene a lungo la protezione ha rappresentato una barriera formidabile per la diffusione dell’infezione la cui frequenza è radicalmente crollata. Nel prossimo futuro, in accordo con i dati di diffusione della malattia naturale, non è escluso che il calendario vaccinale possa essere rivisto. Anche in questo caso, tuttavia, la componente epatite non aggiunge effetti collaterali e neanche un costo significativo.
Non conosco il collega che ha fatto l’affermazione che mi riporta ma probabilmente c’è un equivoco o un’incomprensione. Qualunque medico abbia sostenuto un esame di immunologia sa bene che il nostro sistema immunitario risponde ogni giorno a ben più delle sostanze contenute in 7 vaccini. Basti pensare alle sostanze estranee che respiriamo o che mangiamo. Grazie al cielo il nostro sistema immunitario non si spaventa e non si stanca e la presunta debolezza a 12 giorni o a 6 mesi è pura fantasia. Volendo anzi essere precisi, le vaccinazioni hanno anche un effetto aspecifico che perfino aumenta l’efficacia della risposta protettiva. Nessun timore quindi, i vaccini non indeboliscono il sistema immunitario. Proprio per questo motivo, fare più vaccini insieme è conveniente. Provi a immaginare di fare 3 dosi di 7 vaccini separatamente: oltre che un incubo per i genitori sarebbe oltremodo costoso dal punto di vista organizzativo.
Sulle sostanze “estranee” contenute nei vaccini le cose stanno come segue. Un composto del mercurio (si chiama thimerosal o tiomersale) era contenuto nei vaccini inattivati (quindi non MPR) fino a qualche anno fa quando sulla base di una ipotesi e di un principio di pura prudenza fu eliminato dai processi di produzione e sostituito con un composto simile all’alcol. Il thimerosal serviva a mantenere sterile il vaccino. Ovviamente se esso fosse presente nel vaccino MPR lo ucciderebbe quindi proprio li non c’è mai stato. Il problema della contaminazione dei vaccini può essere rilevante quando le fiale vengono lasciate aperte per un po’ di tempo. Quando il thimerosal è stato eliminato dai vaccini tutti si sono chiesti se effettivamente c’erano prove concrete per sostenere che questo composto potesse essere stato nocivo alle dosi somministrate con i vaccini. Sono stati per questo condotti molti studi (uno di questi proprio dal mio gruppo) che hanno invariabilmente dimostrato che con o senza thimerosal lo sviluppo dei bambini era stato normale. Ad ogni buon conto, dato che i composti del mercurio hanno una poteziale tossicità, essi sono stati sostituiti, quindi niente più thimerosal. Per la formaldeide la questione è ancora più semplice. Tracce di questo composto possono essere trovate nei vaccini dato che questo composto può essere utilizzato nel processo di produzione. Le quantità però sono appunto “tracce” e nella massima parte dei casi non sono neanche misurabili. Per darle un termine di paragone la formaldeide che si sprigiona dal fumo di una sigaretta è ben di più. E capita spesso che siamo esposti a sorgenti ambientali di questa sostanza in discreta quantità.
Per quanto riguarda i vaccini antipolio…brava! Le cose sono andate come dice lei.
Infine, come dicevamo in un altro commento, avere vaccini efficaci e sicuri, il più possibile, non è un interesse dei medici, è un diritto delle famiglie che devono avere informazioni attendibili. Quest’ultima cosa è un po’ il nostro mestiere.
Cordiali saluti
Alberto E Tozzi
Direttore Scientifico Comunicazione
Società Italiana di Pediatria
Gentile dott Tozzi,
sarà anche il vostro mestiere ma non tutti sono gentili, disponibili e pazienti come sta dimostrando di essere lei…quindi…onore al merito e grazie di nuovo.
Diana
Ho una semplice domanda: perchè è impossibile non fare il vaccino della pertosse che non è obbligatorio, ma consigliato?
Voi medici state costringendo me e mia moglie ad una odissea. Nostro figlio dopo la prima somministrazione di 7 vaccini ha avuto una pesante reazione avversa con “pianto inconsolabile” e altre alterazioni temporanee del carattere. Dopo esserci informati, abbiamo deciso di fare alla seconda somministrazione solo i vaccini obbligatori, e in particolare di escludere quello della pertosse che, in base alle nostre informazioni, ci pareva il più probabile responsabile della reazione. Questo, in Italia, o almeno in liguria non è più possibile! Controllati e prezzolati dalle multinazionali farmaceutiche voi medici avete accettato che le preparazioni dei vaccini obbligatori contenessero, tutte, anche quello della pertosse, che è diventato obbligatorio di fatto! VOI ci avete fatto arrivare al rifiuto totale dei vaccini. VOI sarete responsabili se nostro figli prenderà, che ne so, l’epatite B, perchè TUTTI i medici da cui siamo andati si sono rifiutati, oppure hanno dichiarato l’impossibilità, di fare solo i vaccini obbligatori. Arrivati alla disperazione, un anno e mezzo fa siamo andati alla ASL dichiarando che d’accordo, avremmo fatto vaccinare nostro figlio per tutti i vaccini, incluso quello della pertosse, purchè il medico firmasse un foglio nel quale noi dichiaravamo che eravamo assolutamente contrari alla somministrazione del vaccino della pertosse, che accettavamo la sua somministrazione costretti in stato di forza maggiore perchè ci veniva detto che era impossibile escluderlo dai vaccini obbligatori, e che il SSN si prendeva ogni responsabilità per eventuali reazioni avverse causate dal vaccino della pertosse. Il medico non ha firmato, e ci ha mandati via. Questo per me, è il colmo: è il servizio sanitario nazionale che è in colpa, allegando di fatto un trattamento non obbligatorio ad uno obbligatorio, e con noi lo ha anche ammesso.
Caro Massimiliano,
Se lei volesse evitare di fare la vaccinazione contro la pertosse questo è possibile compatibilmente con la disponibilità dei prodotti vaccinali che non contengono questa componente presso la sua ASL e con un po’ di pazienza.
Mi dispiace per la sua situazione ma posso dirle qualcosa in più circa quello che mi racconta. Il pianto inconsolabile è una reazione di pianto prolungato di almeno 3 ore che è associata spesso al dolore locale dopo vaccinazione. Questo effetto collaterale può essere osservato soprattutto dopo la prima dose ogni alcune migliaia di dosi di vaccino. Questo evento può essere alleviato dalla somministrazione di un antidolorifico, si risolve spontaneamente, e non ha alcuna conseguenza. E’ molto raro che questo evento si ripeta alle dosi successive. Dato che la componente contro la pertosse nella vecchia formulazione, non più in commercio, era associata più frequentemente a questo evento, si può prendere in considerazione la sospensione del ciclo vaccinale per questa componente facendo un bilancio tra i rischi e i benefici. Per essere precisi, la frequenza di pianto inconsolabile dopo componente pertosse acellulare, quella che è contenuta nel vaccino esavalente, è uguale a quella che si osserva dopo somministrazione di vaccini che non contengono questa componente. Quindi, l’ipotesi che la componente pertosse acellulare sia responsabile delle reazioni di pianto inconsolabile non è per niente solida.
Comunque, il bilancio tra i rischi e i benefici di continuare la vaccinazione con la componente contro la pertosse deve prendere in considerazione due cose fondamentali: la probabilità che l’evento si verifichi di nuovo (molto bassa); e la probabilità di prendere la pertosse. Quest’ultima è in genere determinante e, purtroppo, proprio in queste settimane assistiamo ad un incremento del numero di casi in varie aree di Europa, Italia compresa. Questa decisione va comunque presa di concerto tra medico e famiglia del paziente.
Un chiarimento dovuto riguarda la distinzione tra vaccini obbligatori e facoltativi. Noi preferiremmo che questa distinzione non si facesse più: ci sono vaccini utili e vaccini che ci interessano di meno. Ad esempio quello della pertosse è un vaccino utile per la nostra realtà italiana ma non penserei di fare fare il vaccino per la febbre gialla a chi non si reca in Amazzonia.
Detto questo, mi dispiace che la sua storia racconti di difficoltà burocratiche. L’interesse dei medici e dei pediatri è che i bambini stiano bene e la nostra responsabilità è fare di tutto perchè questo avvenga. Nessuno potrà garantire la certezza che dopo qualunque farmaco, vaccini compresi, un paziente non svilupperà effetti collaterali. Ma quello che è importante è che qualunque medico potrà firmarle un foglio nel quale certifica che la probabilità di avere un evento avverso dopo una vaccinazione è di gran lunga inferiore al rischio di avere gravi conseguenze dopo una delle malattie che da essi possono essere prevenute.
Mi auguro che lei possa risolvere rapidamente la sua situazione.
Cordiali saluti
Alberto E Tozzi
Direttore Scientifico Comunicazione
Società Italiana di Pediatria
caro Alberto Eugenio,
voi “preferireste che la distinzione tra vaccini obbligatori e non obbligatori non si facesse più”, ma intanto le scuole, gli asili, richiedono i vaccini obbligatori. Voi dovreste attrezzarvi per rispettare la legge, non ignorarla e consigliarmi di armarmi di pazienza. Anche io preferirei che alcune leggi fossero diverse, ma intanto, mi devo adeguare per rispettarle. Costringere i genitori a fare un vaccino non obbligatorio insieme a quelli obbligatori, oppure in subordine ad attendere la vaccinazione per anni è ILLEGALE. Valuti questa parola. Lo stato italiano, come in molti altri campi, vive nell’illegalità; ed è quindi formalmente criminale.
Riguardo alle altre cose che mi scrive, sa cosa le dico? Ho informazioni diverse e comunque, a questo punto non ci credo. Se fossero state vere, la prima volta che ci fossimo presentati col nostro problema, ci avrebbero tranquillamente prescritto i vaccini solo obbligatori, consigliandoci comunque di fare anche quello della pertosse. Non è andata così, c’è stata tutta una lunga storia di reazioni irritate, isteriche o comprensive ma impotenti, e questo mi fa pensare che ci sia qualcosa da nascondere. Non è così che si comporta chi è trasparente.
Caro Massimiliano,
La mia opinione è che alcuni procedimenti andrebbero semplificati facilitando il compito dei genitori. Arrivare al concetto di legalità per i vaccini vuol dire che non è stato possibile nel rapporto tra medico e paziente raggiungere un livello di comunicazione minimo per comprendere le esigenze reciproche e trovare una soluzione di comune accordo. Da questo punto di vista la sua storia è una sconfitta per noi che facciamo i medici.
Naturalmente lei ha le sue opinioni e se pensa che ci sia qualcosa da nascondere non si fida in generale. Anche questa è una sconfitta per la professionalità del medico. Prenda in considerazione la possibilità, però, che le notizie non attendibili siano quelle che associano le vaccinazioni a una serie di effetti collaterali il cui nesso non è dimostrato. La discussione tra il medico e la famiglia serve proprio per dare ai genitori gli strumenti necessari per avere un proprio giudizio sulla convenienza di fare le vaccinazioni. Non è più tempo di medicina paternalistica, i genitori hanno accesso libero a una quantità di notizie e spesso ci aiutano.
Cordiali saluti
Alberto E Tozzi
Direttore Scientifico Comunicazione
Società Italiana di Pediatria
Ho sentito alcuni medci che pur essendo favorevoli alle vaccinazioni consigliano di farle quando il bambino ha un sistema immunitario più “maturo” Che ne pensa?
Cordiali saluti
Caro Federico,
Il sistema immunitario del bambino ha un tempo per diventare “più bravo” a rispondere alle infezioni e quindi ai vaccini. Per farle un esempio alcuni vaccini sono in grado di indurre una risposta efficace dopo una sola dose dopo l’anno di vita quando invece ce ne vogliono 3 se la vaccinazione viene iniziata nei primi mesi di vita.
Il problema è però che per diverse malattie il rischio di contagio e quello di avere una malattia grave o complicata viene molto prima di quando il sistema immunitario è “maturo”. Inoltre, quando il sistema immunitario è ancora immaturo le conseguenze delle infezioni sono peggiori. Di conseguenza, pur di evitare di contrarre malattie importanti come le meningiti batteriche, la pertosse, ed altre, si preferisce cominciare la vaccinazione presto. Questa considerazione è decisamente più importante per evitare, come diceva un caro amico, che si chiuda la stalla quando i buoi sono già scappati.
Cordiali saluti
Alberto E Tozzi
Direttore Scientifico Comunicazione
Società Italiana di Pediatria
Gent. Dr,
sono un mamma e come tutte, con mille dubbi sul da farsi in materia di vaccini.
Ho letto con interesse tutte le risposte da Lei date riguardo alla possibilità di non somministrare tutti i vaccini contemporaneamente, ed ogni volta Lei ripete che piu’ somministrazioni, non sarebbero “comode” per i genitori, ed inoltre anti economiche. In questo caso credo che lei si contraddica, in quanto mi piacerebbe sapere quale sarebbe la soluzione migliore per avere minori effetti collaterali e per la salute dei nostri figli, per i quali penso che tutti i genitori si recherebbero volontieri piu’ volte ad un centro di vaccinazioni se fosse la soluzione migliore e non quella piu’ economica per le case farmaceutiche e per le regioni.
Per quanto riguarda il conservante contenuto nei vaccini, mi risulta ( dai foglietti illustrativi dei vaccini che ho richiesto) che il mercurio sia stato sostituito dal’alluminio…non credo sia meno tossico per le nostre cellule.
Inoltre vorrei porle una domanda, io ho l’impressione che i casi di autismo siano notevolmente aumentati negli ultimi anni, quale sarebbero le possibili cause secondo la Società Italiana di Pediatria visto che difende senza dubbi i vaccini? Soprattutto la esorto a far in modo che i pediatri italiani fossero e facessero piu’ informazione. Il pediatra da cui mi sono recata, non conosceva la differenza tra il vaccino Prevenar fatto prima dei due anni e quello che si puo’ somministrare dopo i due anni , mi scusi allora, io a chi devo chiedere le informazioni necessarie per decidere serenamente di effettuare un vaccino? Se mi informo da sola, consultando internet allora per forza potrei decidere per il no.
Infine vorrei proporre una cosa che in italia è senz’altro impossibile. Se è vero che dietro tutto cio’ non c’e’ interesse economico , voi pediatri, amanti dei bambini, dovreste istitutire una società farmaceutica senza fini di lucro , senza informatori super ricchi con mega macchinoni e vestiti firmati. Ci sono tanti ricercatori che amano il proprio lavoro e che farebbero senz’altro qualcosa per aiutare gli altri e soprattutto i bambini.
Oppure, lo stato potrebbe costringere le case farmaceutiche a fornire gratuitamente i vaccini alle asl. Scommetto che ci sarebbero meno vaccini fortemente consigliati.
Mi scusi la lunga lettera, ma pur non essendo contraria alle vaccinazioni, è davvero difficile fare la scelta giusta ammesso che ci sia e soprattutto credere quando si vedono tante speculazioni.
Grazie per la cortese attenzione,
cordiali saluti
Mia
Cara Mia,
Le rispondo volentieri.
Differire le vaccinazioni purtroppo non diminuisce la frequenza degli effetti collaterali. Anzi, se consideriamo gli eventi avversi locali (dolore, rossore, gonfiore) se facessimo così si moltiplicherebbero. C’è una convinzione che percepisco, che la “quantità” di vaccini somministrata sia correlata agli effetti collaterali. Non è così nei limiti che riguardano i vaccini che abbiamo a disposizione e mettere insieme più componenti è vantaggioso non solo dal punto di vista pratico ma soprattutto per il bambino.
L’alluminio non è un conservante ma un adiuvante. Queste sostanze servono a potenziare l’effetto del vaccino pur mantenendo dosi modeste del vaccino stesso. In altre parole se lo stesso effetto dovesse essere raggiunto solo con la parte attiva del vaccino, la quantità da utilizzare sarebbe maggiore e gli effetti collaterali anche. I composti dell’alluminio si usano soprattutto con i vaccini per il tetano e la difterite in dosi tali da non risultare tossici.
Non so quale sia la sua fonte informativa riguardo l’incremento delle diagnosi di autismo, ma se questa c’è stata la componente più importante che è associata è un miglioramento della capacità di fare la diagnosi da parte dei medici. Per dare questa spiegazione è necessario condurre studi di popolazione abbastanza complessi. Diversi studi del genere sono stati pubblicati in diversi paesi. Bisogna però fare attenzione al fatto che spesso viene data “la colpa” ai vaccini quando non è possibile trovare un’altra spiegazione. Escludere queste associazioni è fondamentale e una parte importante della ricerca scientifica è impegnata proprio a chiarire continuamente se esistano rischi come quello che lei teme. Se questo fosse il caso la vaccinazione verrebbe immediatamente sospesa.
Lei ha tutto il diritto di consultare il suo pediatra per chiarire i dubbi che le possono venire sulle vaccinazioni. Ma se non è soddisfatta delle risposte che ottiene può fare due cose: sollecitare il suo pediatra a fornirle maggiori informazioni dopo essersi opportunamente documentato oppure consultare un altro professionista. Mi creda, navigare nelle informazioni che riguardano le vaccinazioni non è affatto semplice. Ma leggere le informazioni senza avere una competenza medica può indurre in clamorosi errori.
L’idea che lei propone, quella di una azienda farmaceutica “statale” è stata realizzata in alcuni paesi. Nel sistema economico mondiale però è una dura battaglia e ormai solo alcuni paesi orientali si basano su un sistema simile. Come ho già detto qui si tratta di conciliare gli interessi economici di aziende commerciali con quelli della salute pubblica. Oltre le severe regole che le agenzie del farmaco (che sono enti governativi) impongono, bisogna però trovare un modo per trasformare la relazione tra sanità pubblica e industria in qualcosa che somigli di più a una collaborazione perchè il lavoro dell’industria risponda alle necessità di salute pubblica. Questo è un argomento scottante che viene continuamente affrontato e che dovrebbe perfino essere oggetto di progetti di ricerca dei prossimi anni in ambito europeo.
Infine, i costi dei vaccini per le ASL sono già differenziati. Il vaccino acquistato in farmacia costa circa il doppio del prezzo che paga la ASL. Come già accennavo, in ogni caso, le aziende che producono vaccini non hanno come obiettivo principale la beneficienza e lo sviluppo e la qualità dei prodotti costano abbastanza. Da qualche parte le risorse bisognerà trovarle.
Faccia però una riflessione. I vaccini non sono nè un partito politico nè una squadra di calcio. Si tratta di farmaci che devono rispondere a determinati requisiti. Io non direi che sono a favore dei vaccini perchè è solo una questione tecnica.
Cordiali saluti
Alberto E Tozzi
Direttore Scientifico Comunicazione
Società Italiana di Pediatria
Gentilissimo sig Alberto E Tozzi vorrei chiederle esattamente la sua professione ed il compito svolto nell’ambito medico. Ed inoltre, che cosa e’ la società italiana di pediatria? Mi perdoni lo scetticismo ma vorrei sapere chiaramente se rappresenta un gruppo di pediatri. Grazie
Caro Paolo,
Volentieri.
Io faccio il pediatra e l’epidemiologo. Dopo molti anni di lavoro in una istituto nazionale di sanità pubblica, da circa 10 anni lavoro in un grande ospedale pediatrico. Oltre le attività cliniche mi occupo di ricerca scientifica, in particolare di vaccinazioni. Collaboro per questo con numerose strutture nazionali ed internazionali.
La società di pediatria è la società scientifica che raccoglie e rappresenta la pediatria italiana di cui fanno parte circa 9000 pediatri, la grande maggioranza quindi dei professionisti dell’infanzia. A questo link trova una presentazione che le può essere utile:
http://sip.it/pianeta-sip/la-sip/chi-siamo
All’interno della SIP dirigo la parte scientifica delle attività di comunicazione.
Cordiali saluti
Alberto E Tozzi
Direttore Scientifico Comunicazione
Società Italiana di Pediatria
Buongiorno,
sto valutando l’opportunità di far vaccinare mio figlio con il vaccino MPR, e cerco inutilmente di fugare i miei dubbi a riguardo. Certamente la sentenza del tribunale di Rimini, non mi ha aiutato, riproponendo anzi una questione che sembrava archiviata. Vorrei quindi approfittare di questo spazio per richiederLe informazioni più precise sulle complicanze delle malattie Morbillo, Parotite Rosolia e relativa percentuale di incidenza sui casi di malattia e sulle complicanze (con relativa frequenza) del vaccino MPR.
La ringrazio in anticipo per la disponibilità
cordialmente
Egregio Dottor Tozzi,
apprezzo molto la Sua disponibilità e volontà di contribuire a chiarire meglio i dubbi che i genitori hanno in tema vaccini volendo fare il meglio per la salute dei propri figli. Sono una mamma che si troverà chiamata a vaccinare presto il secondogenito (il primogenito è stato vaccinato con tutte le vaccinazioni raccomandate) che ha quasi 3 mesi. Con il ritiro dell’esavalente in numerosi Paesi siamo rimasti disorientati rispetto alla sicurezza dei farmaci (viene il ragionevole dubbio che episodi simili possano ripetersi), ma vorremmo cercare di procedere anche questa volta serenamente alle vaccinazioni. Ecco alcune domande, che non sempre trovano adeguata risposta e per le quali La ringrazio anticipatamente di cuore se ci potrà rispondere:
1)Alluminio: su Pubmed (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed) ci sono recenti ricerche scientifiche (riporto gli id 22235057, 22099159) che evidenziano come l’adiuvante alluminio abbia il potenziale di indurre disturbi neuroimmuni nei bambini; viene auspicata la conduzione di ricerche ulteriori con urgenza. I documenti che le ASL ci danno riportano che l’OMS diceva che l’alluminio non è tossico (1997) ma alla luce di studi come questi quello che diceva è ancora valido? Su Pubmed è disponibile anche un recente studio scientifico (id 22425036) che evidenzia un sovraccarico di alluminio (pseudolinfoma) in una donna adulta dopo anni dal vaccino. Se questo è vero per gli adulti, non dovrebbe preoccuparci di più per i bambini?
2)Thiomersal: Nei documenti consegnati di routine ai genitori viene detto che è stato tolto, ma invece nell’esavalente somministrata ai nostri bambini- l’Infanrix hexa – sono rimaste tracce significative e rilevabili di mercurio (Pubmed id 20391108). Si tratta di quantitativi non riconosciuti come critici (10 ppb) ma la comunicazione ufficiale e le informazioni che vengono fatte circolare dicono che il mercurio è stato DEL TUTTO eliminato. Come possiamo essere certi che tali quantitativi non possano essere dannosi nei nostri bambini, anche a distanza di tempo? Quali sono i rischi di accumulo di questi e altri componenti tossici nel cervello dei neonati?
3)Tempistica e calendario vaccinale: Si legge che i vaccini combinati possono indurre “choc immunitario” e che negli ultimi anni sono aumentate malattie immunomediate perché si fanno troppi vaccini troppo presto. Perché non sarebbe meglio – al di là di motivi di organizzazione e di costi – scindere l’esavalente in vaccini mono o bivalenti permettendo una migliore immunizzazione e di “gestire” meglio il contenuto tossico degli adiuvanti, conservanti riducendo i rischi? Allo stesso scopo non sarebbe possibile distanziare di più le sedute vaccinali?
4)Effetti collaterali e reazioni avverse: I dati sulle reazioni avverse sono accessibili e affidabili? Quali i rischi di SIDS da vaccino? Ritiene che abbia senso effettuare e se caso quali, esami ematochimici o di altra natura, prima della vaccinazione? Alcuni medici ritengono che i vaccini possano provocare una iperattivazione patologica della risposta immunitaria linfocitaria di tipo 1 (più patologie autoimmuni o neoplasiche), o di tipo 2 (più allergie). Cosa ne pensa?
5)Dosaggi anticorpali: E’ possibile effettuarli prima di una vaccinazione/seconda dose o richiamo anche in un neonato? Esistono rischi di iperimmunizzazione?
Grazie di cuore, scusi la lunghezza, ma come già altri genitori dicevano, i dubbi sono tanti e le fonti, anche quelle scientifiche, a volte si contraddicono ed è importante interpretare i dati in modo corretto, con confronti trasparenti e chiari.
cordiali saluti,
Chiara