Verbale incontro GS GLNBI SIP – 9 maggio 2012

VERBALE  DELL’INCONTRO DEL GS GLNBI SIP (Gruppo di Lavoro Nazionale per il Bambino Immigrato)

Roma, 9 maggio 2012

Il giorno 9 Maggio 2012 alle ore 11, nella Sala Bernini dell’Hotel Marriott,  Sede del 68° Congresso della SIP svoltosi a ROMA, si è riunita l’Assemblea plenaria del GS GLNBI SIP.

Il CD è  rappresentato da:

Il Segretario, Maria Rosaria Sisto I Past Segretari Gian Paolo Salvioli e Gianni Bona Tutti i Consiglieri ( Marisa Pacchin, Giorgio Zavarise, Piero Valentini, Rosalia Da Riol) ad eccezione di Giuseppina Veneruso e Milena Lo Giudice. Nel corso dell’assemblea abbiamo avuto il piacere della presenza del Prof. Ranno, socio del GLNBI, del Prof. Corsello, Vice Presidente della SIP, del Prof. Podestà, socio del Gruppo e Consigliere SIP, e del Prof. De Luca, Consigliere SIP e referente per i GS, nonché dei Presidente SIP Abruzzo, socio del gruppo, e Presidente SIP Piemonte e di molti pediatri interessati che intendono aderire al gruppo. Presenti molti soci “storici” e nuovi e molti specializzandi.

Il Segretario Sisto, dopo un breve saluto ai presenti, comunica che il fondo cassa del GS al momento è costituito da circa 3000,00 euro con un numero di oltre 70 soci. Molti nuovi soci hanno aderito al gruppo negli ultimi mesi con un incremento di centri di riferimento per l’accoglienza del minore migrante. Il Segretario quindi espone le attività svolte dal gruppo nel 2011 e quelle ancora in corso. Illustra il manifesto del Bambino Migrante e Viaggiatore pubblicato dall’Agenzia sanitaria della regione Abruzzo, condiviso dalla SIP e dal GLNBI SIP. Illustra il progetto del Convegno del ventennale che si terrà a Francavilla al mare il 14 Ottobre 2012 e che rappresenterà anche il V Convegno Congiunto SIP GLNBI – SIMM e il Convegno Regionale SIP. L’evento, accreditato da SIP Provider, verrà comunicato nei dettagli dopo il contatto che il Segretario avrà con Biomedia.

Viene quindi data la parola a Giorgio Zavarise, Consigliere e referente del sottogruppo “Adozioni Internazionali”, che riferisce i risultati del questionario rivolto ai centri di riferimento e illustra la proposta di revisione del Protocollo di accoglienza 2007. La proposta verrà successivamente discussa dalla commissione identificata, allo scopo di elaborare un documento condiviso che verrà presentato al Convegno del ventennale.

Prendono quindi la parola i soci per le comunicazioni preordinate: Rosalia Dariol consigliere e referente per il sottogruppo “la madre e il bambino straniero”, Piero Valentini consigliere e referente del sottogruppo “ TB e patologie emergenti”, Francesca Maschio referente del sottogruppo “I bambini delle guerre e delle catastrofi, i bambini clandestini, i minori non accompagnati”, Marisa Pacchin consigliere e referente del sottogruppo “Epidemiologia dei flussi migratori in Italia ed in Europa” (Una sintesi degli interventi è riportata in calce al verbale con i rispettivi indirizzi e-mail per contatti e approfondimenti sui temi trattati).

Segue dibattito.

A conclusione il Segretario comunica che per il rinnovo delle cariche del GLNBI sono pervenute le seguenti candidature:

Segretario: Rosalia Da Riol

Consiglieri: Simona La Placa, Francesca Maschio, Rosangela Arancio.

I curricula dei candidati che si proporranno verranno pubblicati sul sito www.glnbi.org e le elezioni si terranno in apposita assemblea elettiva che verrà comunicata a breve, in ogni caso da tenersi in autunno. Il Segretario conclude i lavori rinnovando l’invito alla partecipazione al Convegno del ventennale del GLNBI SIP del 14 Ottobre a Francavilla al mare (CH).

Il Segretario Nazionale GS GLNBI SIP 
Maria Rosaria Sisto

SINTESI COMUNICAZIONI

Rosalia Da Riol – La madre e il bambino straniero
dariolro@gmail.com
La Dr. Da Riol ha riportato i dati Istat del gennaio 2012 riguardanti gli indicatori demografici per l’anno 2011, evidenziando come la fecondità nazionale continui ad essere concretamente sostenuta dal contributo delle donne straniere e come la percentuale di madri straniere in coppia con partner italiani stia aumentando. Vari lavori scientifici riportati durante la relazione hanno messo in evidenza l’importanza degli studi osservazionali eseguiti a livello regionale o di area vasta -usando i dati provenienti dai data base ospedalieri (SDO) e/o regionali (CEDAP)- per una valutazione completa e realistica degli outcomes materno-neonatali della popolazione immigrata rispetto a quella italiana. E’ stata quindi proposta la collaborazione del GLNBI ad un progetto di studio clinico-assistenziale, già presentato dal Centro di Coordinamento Malattie Rare del FVG, che ha l’obiettivo di valutare l’effetto dei flussi migratori sull’incidenza delle malattie rare in FVG, Piemonte e Lombardia. Nell’ambito della relazione, la dr.ssa De Zen  lucia.dezen@aopn.fvg.it  (U.O. di Pediatria – A.O. Santa Maria degli Angeli – Pordenone) ha riportato i risultati dello screening neonatale per le emoglobinopatie in FVG, eseguito negli ultimi due anni e mezzo, ed è stata proposta la collaborazione con altri punti nascita/pediatrie per l’estensione del progetto di screening in altre Regioni italiane. E’ stato inoltre ipotizzato l’esecuzione di uno studio multicentrico per la valutazione dell’incidenza di anemia falciforme nel gruppo di bambini screenati nel complesso, per area geografica di provenienza e nei figli di coppie miste.

Piero Valentini – Patologie emergenti fra bambini immigrati
pvalentini@rm.unicatt.it
Il progressivo aumento dei flussi immigratori, dagli anni ’90 in poi, aveva fatto ipotizzare al mondo medico che il panorama clinico nel nostro paese dovesse andare incontro a profondi cambiamenti, con la comparsa di patologie di origine esotica, insolite alle nostre latitudini. Le prime valutazioni non confermarono questa ipotesi, documentando semplicemente un aumento numerico di bambini appartenenti alle più svariate etnie, spesso, e sempre più col passare del tempo, nati nel nostro stesso paese e, quindi, se non nel colore, ma sicuramente nell’idioma e nel tipo di vita, italiani. Invece, quello che si cominciò a notare fu la diversa incidenza delle patologie, di qualunque tipologia, quasi a segnare una linea di demarcazione fra le due realtà demografiche, frutto di differenti capacità di accesso ai servizi sanitari, di mancanza di informazione o anche di elementari diritti, di ignoranza nel senso più lato del termine. Inoltre, per taluni quadri morbosi a carattere infettivo, i bambini appartenenti a famiglie immigrate presentano prevalenze superiori ai loro coetanei indigeni, riflesso delle prevalenze osservate fra gli adulti delle stesse etnie. E’ il caso della tubercolosi, ormai numericamente più osservata fra gli immigrati che fra gli italiani, che nelle ultime rilevazioni epidemiologiche dimostra un lieve, ma significativo incremento, proprio nelle categorie con le quali hanno a che fare i pediatri (0-14 anni). Un discorso a parte merita una particolare categoria di bambini, quella degli adottati all’estero, coorte aumentata notevolmente negli ultimi anni (attualmente le adozioni internazionali sono oltre 4000/anno), nei quali si rispecchiano le situazioni epidemiologiche e l’organizzazione sociale dei paesi d’origine. L’approfondimento diagnostico operato mediante il protocollo GLNBI rispetto ad alcune tematiche, non solo a carattere infettivologico, ha riportato l’attenzione su quadri morbosi o metabolici messi in disparte da decenni, quali le carenze/deficit di vitamina D, con un conseguente stimolo alla rivalutazione, a riguardo, anche dei bambini autoctoni e l’emergere di realtà cliniche sinora non immaginate. Dunque, le patologie che emergono nei bambini appartenenti a diverse etnie non sono quasi mai, se non aneddoticamente, realtà provenienti da lontano, bensì frutto di condizioni di vita differenti in individui che condividono lo stesso ambiente: un recente studio intrapreso da un’agenzia dell’UE ha sottolineato come le diseguaglianze sul piano sanitario stanno aumentando in molti paesi europei, compresa l’Italia. L’impegno futuro è quello di continuare a lavorare per fare emergere queste differenti realtà epidemiologiche e assistenziali, al fine di intervenire, in tempi, si spera, non biblici, nel modo più adeguato, perchè le statistiche sanitarie abbiano lo stesso colore.

Francesca Maschio – I minori stranieri non accompagnati
maschio.francesca@libero.it
Il minore straniero non accompagnato , anche se giunto irregolarmente in Italia , deve sempre essere tutelato secondo i principi della Convenzione di New-York dei diritti del fanciullo del 1989. La convenzione riconosce il diritto alla protezione, salute, istruzione, partecipazione, tutela dallo sfruttamento, il diritto all’unità famigliare. Viene fatta una breve analisi del percorso assistenziale e legale dei MSNA secondo le leggi italiane per garantire al minore sicurezza e protezione. Il piano d’azione italiano, in linea con il piano d’azione 2010-2014 sui MSNA adottato dalla Commissione Europea prevede una prima rapida fase di pronta accoglienza e successivamente un programma strutturato di inclusione scolastica e/o lavorativa del minore . Il rapporto biennale sull’entità numerica e le politiche di protezione e tutela attivate nei confronti dei MSNA , pubblicato nel novembre 2011 dall ‘ANCI, dimostra un aumento di MSNA negli ultimi anni : da 5879 nel 2009 a 7484 nel 2011 (50.000 minori negli ultimi 7 anni con una media di 7700 minori/anno provenienti da 44 nazioni diverse, 76 % di età compresa tra 16 e 17 anni, 91,4 % maschi). I minori afghani rimangono una componente importante del fenomeno migratorio (preceduti solo dai tunisini, fenomeno transitorio legato alle rivolte del Nord-Africa del 2011) e in continuo aumento. Questa popolazione di minori, in fuga da un paese in guerra, affronta un percorso migratorio particolarmente lungo e pericoloso, purtroppo meno evidente dal punto di vista mediatico rispetto alle rotte migratorie e sbarchi via mare (nel 2008 per esempio 3 ragazzini afghani sono morti in Italia appesi ad un TIR nel loro tentativo di fuga). L’Afghanistan, paese in guerra da più di 30 anni è tristemente in vetta alla lista dei paesi meno ospitali per i bambini, nel 2009 in Europa 5900 ragazzi afghani hanno cercato asilo in Europa, il 45 % del totale dei minori richiedenti asilo . Un terzo di questi ragazzi risulta orfano. Le guerre nel mondo sono una delle principali cause di fuga dei minori, Il 50 % dei circa 57 milioni di popolazioni costrette a sfollare a causa di conflitti armati nel mondo è rappresentato da bambini e molti di questi sono separati dalle loro famiglie, secondo i dati delle nazioni Unite . Ogni minore ha diritto ai medesimi standard di accoglienza e protezione da qualsiasi parte del mondo provenga e noi che li ospitiamo non dobbiamo mai dimenticare che dietro ciascun ragazzino c’è una storia di abbandoni, lutti, guerra, sofferenza.

Marisa Pacchin – Dati tratti dal libro “L’evoluzione della devianza e dei reati dei minori in Italia, 1997-2007”Edizioni “Aracne editrice Srl” 2011 
uff_epidemiologico@libero.it
Il lavoro è introdotto da una essenziale presentazione dei paradigmi teorici della devianza (teoria della privazione relativa, teoria del controllo sociale, del conflitto di culture, dell’appartenenza a subculture devianti), e si sviluppa in una sintetica rassegna delle principali cause della violenza (disuguaglianze sociali, degrado urbano, ghetti etnici, mancanza di coesione sociale) e dei difficili percorsi di integrazione dei minori stranieri. Vengono poi presentati e confrontati con i dati europei, in tabelle e grafici (Cap.1), alcuni indicatori di marginalità sociale quali fattori di rischio della devianza (povertà, disuguaglianze nella distribuzione del reddito, abbandono scolastico, disoccupazione giovanile, uso di droghe). Si è inoltre valutata l’efficacia delle politiche sociali di contrasto alla povertà in Italia e in Europa. L’analisi di carattere epidemiologico-statistico sui minorenni denunciati alla Procure presso i Tribunali per i minorenni (Cap.2) si basa su dati di fonte Istat dal 1997 al 2007, ultimo aggiornamento disponibile, e riguarda i minori italiani e stranieri non imputabili (età inferiore a 14 anni) e imputabili (età 14- 17 anni) per genere, tipologia di reato, ripartizione geografica. Sono stati calcolati i tassi di criminalità di minori imputabili nelle regioni e i tassi di criminalità per tipologia di reato. Sono censiti gli ingressi dei minori nei Centri di prima accoglienza e negli Istituti penali minorili nel 1997, 2007, 2010. In appendice 1 sono presentati indicatori demografici e la questione dei minori appartenenti ai gruppi più vulnerabili ( minori stranieri non accompagnati e minori Rom); in appendice 2 sono riportate note di legislazione sul processo penale minorile . Il libro è presentato dalla Presidente della Corte d’appello di Brescia: ‘….Anche attraverso questo prezioso lavoro Marisa Pacchin, pediatra e studiosa di epidemiologia, riesce ad offrirci uno spaccato molto chiaro e completo delle problematiche adolescenziali, sapendo individuare sia le possibili cause della devianza, la loro differente incidenza, la distribuzione della tipologia dei reati commessi dai minorenni, con un’accurata distinzione per classi di età, genere, area geografica, regione e cittadinanza…’ Il lavoro intende affrontare il fenomeno della devianza minorile che negli ultimi anni si è caratterizzato per l’interazione di molteplici emergenze: l’immigrazione clandestina, la strumentalizzazione dei minori da parte della criminalità organizzata, la tossicodipendenza e il suo intreccio con le varie forme di criminalità (organizzata o comune): partendo dalla convinzione acquisita e generalmente condivisa che il disagio minorile sia una condizione diffusa, trasversale e non solo propria di categorie specifiche di giovani a rischio, e nel richiamare le radici culturali della devianza e del malessere giovanile, sono enunciati i temi del ‘nichilismo’, dell’indifferenza e della ‘mancanza di una educazione emotiva’  e quindi di una educazione alle relazioni, ai comportamenti, che inducono a parlare di ‘analfabetismo emotivo’ dei giovani nella società ‘inerte’ del nostro tempo (U. Galimberti 2010). In tali condizioni la violenza diventa spesso pratica normale, è aggressività indefinibile, futile, casuale. I fattori di rischio della violenza sono individuati inoltre nella povertà, nell’emarginazione, nell’urbanizzazione fuori controllo, nei ghetti etnici, nella mancanza di coesione sociale, nell’incultura della violenza (OMS 2007). Significativo è uno studio su “Processi migratori e integrazione nelle periferie urbane” (V: Cesareo, R: Bichi 2010)) che denuncia le difficoltà di integrazione delle nuove generazioni di immigrati, il disagio scolastico, la carente socializzazione di minori stranieri, cause di malessere e di pericolo per la stessa coesione sociale; e che registra forme di deprivazione socio-culturale e di criminalità dove i servizi sono carenti o inesistenti. Inoltre nella trasmissione intergenerazionale dello svantaggio della popolazione migrante si dà il rischio di blocco della mobilità sociale ascendente e del riscatto sociale che può generare frustrazione e ribellione tra i giovani di seconda generazione. La criminalità minorile assume connotazioni diverse rispetto al territorio: al Centro-Nord la devianza si riscontra soprattutto nei grandi agglomerati urbani, ove all’alta densità di popolazione si accompagnano fattori di degrado sociale e culturale ed è più elevata l’incidenza dei reati dei minori stranieri. Nelle regioni meridionali la caratteristica peculiare consiste nella gravità dei reati commessi e nella pericolosità dei minori, prevalentemente italiani, che manifestano rispetto al resto del paese una più spiccata tendenza ad associarsi nell’orbita della criminalità organizzata. (Direzione Centrale Polizia Criminale)

Alcuni dati sui minorenni denunciati per tipologia di reato in età 14-17 anni Var. % 1997-2007 e incidenza stranieri, 2007
Calano i reati contro il patrimonio (-12,5%; da 18.448 a 16.134): in particolare i reati di furto (-18,6%; da 10.745 a 8.743), di estorsione (-10%; da 367 a 327), di ricettazione (-7%; da 2.797 a 2.612); sono invece  aumentate le rapine (+34%; da 1.226 a 1.644). In diminuzione sono le denunce per violazione della legge sugli stupefacenti (-10,6%; da 3.991 a 3.568) e in aumento quelle per associazione a delinquere (da 36 a 46) e di stampo mafioso (da 5 a 8). Si segnala un trend in crescita dei reati contro la persona (+12%; da 7.315 a 8.201): in particolare le lesioni personali volontarie (+26%; da 2.551 a 3.232) e le violenze sessuali (+37%; da 337 a 462); diminuiscono gli omicidi (-39%; da 51 a 31). Nel 2007 il 26% (8.353/31.698) dei minorenni denunciati in età 14-17 anni sono stranieri. Sono il 14% (1.159/8.201) dei denunciati per reati contro la persona: incidono per il 19% (6/31) sugli omicidi, per il 15% (480/3.232) sul reato di lesioni personali volontarie, per il 20% (92/462) sulle violenze sessuali. Ad essi è riferito il 34% (5.537/16.134) delle denunce per reati contro il patrimonio: incidono per il 42% (3.701/8.743) sui reati di furto, per il 30% (505/1.644) sulle rapine, per il 17% (56/327) sulle estorsioni, per il 32% (845/2.612) sui reati di ricettazione. Ad essi è riferito il 13% (472/3.568) dei reati per spaccio di stupefacenti.

Minorenni denunciati per tipologia di reato in età 14-17 anni – Var. % 1997-2007

Minorenni denunciati per tipologia di reato in età 14 –17 anni – % stranieri, 2007

Tassi di criminalità (14-17 anni)/100mila residenti per tipologia di reato, 2007