Virus Zika, cos’è e perché fa paura

Il virus Zika è un RNA virus della famiglia Flaviviridae, genere Flavivirus, isolato per la prima volta nel 1947 da un primate in Uganda nella Foresta Zika da cui prende il nome. A trasmetterlo è la zanzara Aedes Aegypty, più comunemente nota col nome di “zanzara tigre”, ovvero la stessa che trasmette il virus della febbre gialla, della dengue e della chikungunya. Anche se l’infezione nell’uomo è stata dimostrata da studi sierologici già nel 1952, i primi dati inerenti un’epidemia risalgono al più recente 2007 quando sull’isola di Yap (Micronesia) vennero segnalati alle autorità sanitarie ben 185 casi sospetti di febbre da virus Zika. I sintomi della malattia compaiono solitamente dopo un periodo di incubazione variabile dai 3 ai 12 giorni dopo la puntura di una zanzara infetta. La sintomatologia, generalmente moderata, si caratterizza per comparsa di febbricola, eruzioni cutanee, dolori articolari (in particolare agli arti), mialgie e cefalea. Tra le più comuni complicanze sono segnalate quelle neurologiche, in particolare la sindrome di Guillain-Barré.

L’allarme sanitario internazionale delle ultime settimane è tuttavia incentrato sull’effetto teratogeno del virus che parrebbe mostrare uno spiccato neurotropismo esitando, nei feti di madri che contraggono l’infezione durante la gestazione, in malformazioni cerebrali e microcefalia. “Se tra il 2010 e il 2014 i casi di microcefalia in Brasile si aggiravano mediamente tra i 150-200/anno” spiega Marcelo Castro, del Ministro della Salute del Paese, “nel 2015 questi hanno superato i 4.000”. Un’epidemia che non tende ad arrestarsi in almeno altri 14 stati sud-americani e che non ha precedenti per il virus se non con quanto occorso nella Polinesia Francese colpita duramente dallo Zika nel 2013 (28.000 casi, l’11% della popolazione) ove nello stesso periodo   è stato documentato un aumento dei casi di malformazioni cerebrali e/o sindromi polimalformative potenzialmente associate.

Ed è proprio la “diffusione esplosiva” del virus, come è stata definita dalla World Health Organization, a preoccupare gli esperti nel settore. Secondo il Direttore Generale dell’OMS Margaret Chan il livello di allarme è particolarmente alto e si stima che almeno 4 milioni di persone potrebbero essere contagiate entro la fine dell’anno. E proprio ieri il Comitato di Esperti dell’OMS ha dichiarato  che Zika è  ‘Emergenza Internazionale di Salute Pubblica’.  “Gli esperti – ha spiegato Chan – sono stati d’accordo nell’affermare che la relazione causale tra l’infezione da virus Zika in gravidanza e la microcefalia è ‘fortemente sospetta’, anche se non è ancora scientificamente provata”. Il Comitato, ha aggiunto Chan, non ritiene al momento che ci siano le condizioni per chiedere restrizioni nei viaggi o nei commerci per prevenire la diffusione del virus.

Ma se le autorità sanitarie di El Salvador invitano la popolazione a non programmare gravidanze prima del 2018, a meno della formulazione di un vaccino efficace, quelle USA rassicurano i cittadini americani spiegando che l’infezione decorre asintomatica o paucisintomatica nella maggior parte dei casi e che il rischio di un outbreak è piuttosto basso data l’efficacia dei programmi di disinfestazione e controllo di larve e forme adulte delle zanzare attivi nel paese. Del resto “per chi non viaggia in queste zone non c’è nulla da preoccuparsi”, ha commentato Anne Schuchat – principal deputy director del Federal Centers for Disease Control and Prevention (CDC) organo che, al pari del centro europeo (ECDC), consiglia in atto alle gestanti di:

  • valutare la possibilità di rimandare programmi e piani di viaggio nelle zone a rischio;
  • ove il viaggio non sia rimandabile di avvalersi di idonee misure di prevenzione individuale contro le punture di zanzara;
  • se di ritorno da recenti viaggi in aree a rischio di darne notizia nel corso delle visite prenatali, al fine di poter essere valutate e monitorate in modo appropriato.

Tali misure vengono riprese anche dal nostro Ministero della Salute che consiglia un differimento del viaggio in zone epidemiche anche ai soggetti affetti da malattie del sistema immunitario o con gravi patologie croniche, o quantomeno di subordinarlo ad un’attenta valutazione con il proprio medico curante prima di intraprenderlo, raccomandando altresì ai donatori di sangue (che abbiano soggiornato nelle aree dove si sono registrati casi autoctoni d’infezione di virus Zika) di attenersi al criterio di sospensione temporanea dalla donazione per 28 giorni dal ritorno nell’ambito delle misure di prevenzione della trasmissione trasfusionale. Il Ministero della Salute ha infatti inviato agli Assessorati alla Sanità, ai Ministeri e agli altri enti coinvolti, una nuova circolare inerente le misure di prevenzione e controllo delle infezioni da virus Zika predisponendo, oltre ad una scheda informativa ed un poster da esporre in corrispondenza dei punti di ingresso internazionali (Fig. 1), anche un’apposita sezione dedicata sul sito www.salute.gov.it.

In questa viene specificato che i viaggiatori che visitano zone colpite negli ultimi nove mesi (elenco consultabile sul sito: www.ecdc.europa.eu) dovrebbero avvalersi di misure di prevenzione individuale contro le punture di zanzara al chiuso e all’aperto, soprattutto dall’alba al tramonto, quali:

  • utilizzo di repellenti per zanzare, in conformità con le istruzioni indicate sull’etichetta del prodotto (repellenti a base DEET non sono raccomandati in presenza di bambini sotto i tre mesi di età, mentre possono essere utilizzati senza controindicazioni specifiche da donne in gravidanza);
  • indossare camicie a maniche lunghe e pantaloni lunghi, soprattutto durante le ore in cui il tipo di zanzara che trasporta il virus Zika (Aedes) è più attivo,
  • dormire o riposarsi in camere schermate o climatizzate e dotate di zanzariere anche durante il giorno.

 

Infine, è sempre dal CDC che provengono le prime linee guida “transitorie” per gli operatori sanitari inerenti le valutazione, analisi e monitoraggio sia delle gestanti (Interim Guidelines for Pregnant Women During a Zika Virus Outbreak — United States, 2016) che dei neonati con sospetta infezione (Interim Guidelines for the Evaluation and Testing of Infants with Possible Congenital Zika Virus Infection — United States, 2016). Da notare che in quest’ultime, sviluppate in collaborazione anche con l’American Accademy of Paeditrics, vengono fornite raccomandazioni anche per quei neonati senza microcefalia o calcificazioni intracraniche le cui madri potrebbero essere state potenzialmente infettate durante la gestazione. Entrambi i documenti, rispettivamente pubblicati in data 22 e 29 Gennaio 2016 sul Morbidity and Mortality Weekly Report, sono liberamente consultabili e scaricabili dal sito www.cdc.gov.

Fig. 1


A cura di

Davide Vecchio

editorial board di “Pediatria” e del sito web SIP