Specializzandi tra formazione e lavoro

E’ stato presentata in questi giorni una proposta di legge che prevede l’utilizzazione dello specializzando nell’ultimo anno o negli ultimi due anni del corso (in rapporto alla sua durata di 4 o 5 anni) nelle strutture ospedaliere e territoriali del sistema sanitario regionale. E’ una riedizione di un progetto discusso alcuni anni fa, sul quale ci sembra necessario chiedere una ulteriore riflessione.

Il razionale di questo disegno poggia su un presupposto di indubbia utilità, una piena integrazione dello specialista in formazione nel mondo del lavoro, ma per quanto si desume dalle notizie di stampa la proposta in oggetto non tiene in adeguata considerazione alcuni elementi di ordine generale e particolare, che provo a riassumere.

  1. La legge che ha istituito i nuovi percorsi amministrativi delle scuole di specializzazione in medicina prevede esplicitamente che gli specialisti in formazione non possono essere utilizzati per vicariare le deficienze di personale in organico delle strutture ospedaliere che fanno parte della rete formativa. La legge ribadisce, inoltre, la necessità di compresenza del tutor strutturato, a tutela dello specializzando e dei pazienti. Ciò in quanto il livello crescente di autonomia, anche quando certificato dal consiglio di scuola, non può superare quanto stabilito dalla legge e contenuto nel contratto che gli specializzandi firmano con gli atenei che ne garantiscono il percorso formativo (secondo il contratto almeno il 70% delle attività professionalizzanti è da conseguire all’interno delle strutture assistenziali accreditate dal consiglio di scuola nell’ambito di una rete formativa che partecipa in modo attivo al progetto di formazione).
  1. Che lo specializzando debba essere protagonista attivo e consapevole del percorso assistenziale integrato in modo inscindibile con quello formativo è acclarato e condiviso. Ciò è contenuto anche nella recente sentenza del Tribunale di Palermo su un errore fatale nella prescrizione di un chemioterapico in una struttura oncologica del Policlinico di Palermo, trascritta in modo drammaticamente infausto da uno specializzando, facendo riferimento alla cosiddetta “colpa per assunzione”, al fatto cioè che lo specializzando che si trova ad espletare un’ attività assistenziale se ne assume, anche in sinergia con il tutor, la piena responsabilità. La sentenza richiama quella della Suprema Corte di Cassazione di alcuni anni orsono che testualmente recita: “Lo specializzando non è una mera presenza passiva, né può essere considerato un mero esecutore di ordini del tutore anche se non gode di piena autonomia” e continua affermando che “pur essendo in corso la formazione specialistica, l’attività non può che essere caratterizzata da limitati margini di autonomia e sotto le direttive del tutor”.
  1. Tutto ciò premesso, ritengo legittimo che si possa condividere, tra scuola di specializzazione e istituzioni sanitarie della rete formativa, la distribuzione e la funzione assistenziale integrata degli specializzandi in rapporto alle esigenze complessive del sistema, garantendo però la presenza del tutor nel plesso e la congruità con il percorso formativo stabilito dal consiglio della scuola per quell’anno di corso per ciascun specializzando.
  1. Alla luce di queste esigenze generali, chiediamo di considerare con grande attenzione la proposta di legge presentata per evitare che una nuova legge intervenga come un colpo di spugna sul percorso formativo degli specializzandi. Al contrario bisogna contribuire ad un’efficace integrazione tra scuola di specializzazione e sistema sanitario regionale su processi e obiettivi definiti e condivisi.
  1. Per quanto concerne in modo specifico la Pediatria, non è in questa sede il caso di ribadirne le peculiarità come disciplina specialistica unica per tutte le tipologie professionali di pediatri. Con grande difficoltà e grazie anche all’impegno della SIP, è stata garantita in 5 anni la durata del corso della specializzazione in Pediatria, proprio per la necessità di una formazione differenziata in ambito di cure primarie pediatriche, di cure pediatriche ospedaliere e delle varie specialità pediatriche: dalla Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale alla Onco-ematologia pediatrica, dalla Endocrinologia e Diabetologia pediatrica all’ Allergologia pediatrica etc. E’ proprio negli ultimi due anni di corso che la legge di riordino delle scuole di specializzazione prevede l’acquisizione di crediti formativi teorici, e soprattutto professionalizzanti,  in uno dei 13 percorsi distinti opzionati dagli specializzandi sulla base dell’offerta formativa della propria scuola. Riteniamo questo risultato decisivo per il mantenimento della Pediatria nel nostro Paese come disciplina generale e come insieme di discipline specialistiche, presupposto di base per mantenere gli alti livelli di salute dei neonati, bambini e adolescenti che vivono in Italia conseguiti in questi anni, in primo luogo grazie al lavoro e all’impegno di tutti i pediatri.
  1. Se si vuole intervenire per favorire ulteriormente l‘integrazione tra il sistema sanitario regionale e le scuole di specializzazione anche per la Pediatria, si possono precisare ulteriormente i termini di collaborazione tra scuole di specializzazione e strutture sanitarie della rete formativa approvata dalla scuola, senza però in alcun modo compromettere l’autonomia dello specializzando e del consiglio di scuola ed interferire con la necessità di garantire i percorsi specialistici all’interno di tutta l’area pediatrica, concetto e ambito da tutelare sul piano culturale, scientifico e assistenziale, nell’interesse esclusivo dei bambini e delle loro famiglie.

Riteniamo infine che sia il caso di ribadire con forza che quando si legifera in campo assistenziale e formativo universitario, lo sforzo delle istituzioni deve essere quello di coinvolgere tutti gli stakeholder, tutti coloro cioè che sono impegnati nella conduzione del sistema, spesso con grandi difficoltà legate in primo luogo alla progressiva carenza di risorse esistenti e impiegate.

Eventuali progetti di revisione delle attività degli specializzandi non possono essere approvati senza la condivisione del sistema universitario, che da decenni ha acquisito le competenze necessarie per garantirne i processi. Ciò vale in modo ancora più netto per la Pediatria, che ha visto ribadire lo scorso anno dalla legge la sua natura composita di disciplina generale, distribuita in cure pediatriche generali (primarie e ospedaliere) e discipline specialistiche peculiari dell’età evolutiva. Tutti i pediatri italiani sono consapevoli di questo valore che dà forza e unità alla Pediatria italiana, con l’obiettivo di mettere al centro del nostro interesse e del nostro lavoro quotidiano la tutela e la promozione della salute e dei diritti del bambino.

Giovanni Corsello

Presidente SIP