Adolescenti e diabete: oltre uno su due non rispetta la terapia

Sebbene si stia assistendo a un progressivo abbassamento dell’età della diagnosi, la maggior parte dei casi di diabete pediatrico compaiono in adolescenza. L’inizio della pubertà, con la produzione di ormoni sessuali che inducono resistenza all’insulina e valori di glicemia alterati, contribuiscono a far ammalare i ragazzi predisposti alla malattia. Si calcola che in Italia, su 20.000 bambini con diabete tipo 1 gli adolescenti gli adolescenti siano circa 5.000. Sia nei casi in cui il diabete insorga nell’infanzia, sia nei casi in cui insorga in età puberale, l’adolescenza rappresenta quasi sempre un momento critico per la gestione di questa condizione cronica che prevede diverse cose a cui stare attenti: la somministrazione di insulina, l’attenzione al valore delle glicemie e l’adattamento delle dosi di insulina stessa, un’ alimentazione controllata e l’esercizio fisico.

“In oltre un caso su due l’adolescenza determina un peggioramento del compenso metabolico, che è un fattore di rischio per episodi di ipoglicemia e chetoacidosi. Questo accade non solo per fattori fisici come i cambiamenti ormonali, ma anche per il minor coinvolgimento dei genitori nella gestione della malattia, la minore adesione alle regole della terapia insulinica, e l’assunzione di atteggiamenti di sfida tipici dell’adolescenza”, spiega Franco Cerutti, Presidente SIEDP ( Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica). Più della metà degli adolescenti con diabete tende ad andare in crisi sia con la famiglia che con i medici, ed è in questa fase che bisogna mettere in atto tutti i tipi di strategie per conquistare la loro attenzione e motivarli all’autogestione.

 

Comportamenti a rischio simili a quelli di altri adolescenti, ma più dannosi 

I comportamenti a rischio dei ragazzi con diabete 1 sono simili a quelli dei coetanei che non hanno la malattia, ma proprio la loro condizione li rende più dannosi. Il fumo di sigaretta, ad esempio, in un adolescente con diabete aumenta di 10 volte la probabilità che si verifichi un grave problema vascolare (ictus o infarto) prima dei 30 anni di vita. L’uso di alcool, aumenta il rischio di gravi crisi ipoglicemiche.

“Un capitolo a parte riguarda i disturbi del comportamento alimentare, che sempre più diabetologi pediatri stanno segnalando tra i propri pazienti- evidenzia Cerutti- problemi dovuti, probabilmente, al fatto che gli adolescenti con diabete imparano a “modulare” la terapia insulinica riducendola deliberatamente per provocare una riduzione del peso. Alla base vi è troppa attenzione all’alimentazione, alle calorie, ai carboidrati”.

La gestione della malattia resta buona, rapportata ad altri Paesi
Nonostante la metà degli adolescenti diabetici entrino in crisi con le terapie, in Italia vi è una buona gestione  del diabete 1, rispetto anche ad altre realtà  come gli Usa. Secondo una recente Survey internazionale, infatti, l’Italia è risultata al primo posto nel mondo con il minor numero di bambini ed adolescenti con diabete in cattivo controllo metabolico con un valore chiave, quello di emoglobina glicosilata (HbA1c) che rappresenta la misura più affidabile di controllo metabolico inferiore al 9%. Il target ottimale è 7%,  negli  Usa solo il 17% dei ragazzi tra i 13 e i 17 anni lo raggiunge, rispetto all’Italia, in cui la soglia di adolescenti raggiunge il 40%.