Lotus birth: il parere medico-legale

di Caterina Offidani

Responsabile UO Medicina Legale,

Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

Nello scorso mese di settembre l’argomento controverso della “Lotus Birth” è tornato ad essere di attualità per il caso avvenuto in un ospedale italiano in cui una partoriente ha rifiutato il taglio del cordone ombelicale richiedendo che lo stesso andasse incontro ad una involuzione naturale. Ciò ha comportato il coinvolgimento dell’autorità giudiziaria e il caso, considerato l’intercorrente peggioramento clinico del bambino, si è concluso con la recisione del cordone e pertanto con un diniego rispetto alla volontà della partoriente.

Dal punto di vista medico-legale il primo aspetto da valutare è rappresentato dalla legittimità della richiesta, ma, prima ancora, dai fondamenti scientifici della stessa per poi interrogarsi sulla legittimità o meno della prestazione professionale. Ovviamente, le basi scientifiche non possono precludere eventuali condizioni di rischio a cui eventualmente si espone il neonato.

Sulla base delle evidenze scientifiche, ad oggi, non ci sono assodati fondamenti che possano conferire una relativa sicurezza di tale pratica, riconoscendo invece un concreto rischio di infezione per il neonato.

La Royal College of Obstetricians and Gynaecologists nel 2008[1] raccomandava in primo luogo una piena informazione sui potenziali rischi tra cui, in particolare, quello di infezioni e i conseguenti pregiudizi per la salute del neonato. Segnalava inoltre la carenza di informazioni scientifiche a supporto.

A distanza di alcuni anni possiamo ancora ribadire la carenza di evidenze scientifiche e in particolare di linee guida che prevedano tale procedura a seguito del parto.

Inoltre, secondo la normativa vigente, la placenta è da considerarsi un rifiuto speciale e, come tale, non può fuoriuscire dall’ospedale, dovendo seguire determinate modalità di smaltimento (Decreto Legge 152/​2006; GSA igiene urbana N.3/​2012; DPR 254, luglio 2003).

Sulla base di tali premesse, in caso di danno al neonato, si configurerebbe un profilo di responsabilità per il medico e per la struttura che non verrebbe meno neppure a fronte della sottoscrizione di un consenso informato da parte della madre ovvero dei genitori.

Allo stato attuale, dunque, ci troviamo nella posizione di considerare non applicabile la pratica soprattutto a causa dei non trascurabili rischi d’infezione per il neonato, cui si aggiungano la scarsa gestibilità e la mancanza di chiari ed evidenti vantaggi per il neonato che merita particolare attenzione.

Ovviamente ben vengano proposte di ricerca su robuste basi scientifiche, purché essa si concentri sull’obiettivo primario della tutela della salute del bambino.

[1] “…Before choosing umbilical non-severance, all women should be fully informed of the potential risks, which may include infection and associated risks to the baby’s health. The RCOG would like to stress that at present, the practice of lotus birth is new to the UK and there is a lack of research regarding its safety…”.