Sigarette e adolescenti: uno su due ha fumato almeno una volta nella vita

In occasione della Giornata mondiale senza tabacco, che ricorre domenica 31 maggio, un focus su dati e rischi del fumo di sigaretta per i più giovani.

Un quindicenne su due nel nostro Paese ha fumato una sigaretta almeno una volta nella sua vita. È quanto emerge dall’ultimo Rapporto HBSC (International Health Behaviour in School Aged Children) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Regione Europea) condotto su oltre 230.000 ragazzi tra gli 11 e i 15 anni in 45 paesi (Europa e Canada).

Secondo i dati raccolti dall’OMS, l’Italia è al quarto posto al mondo per percentuale di quindicenni che hanno fumato sigarette una volta nella vita, dopo Lituania, Lettonia ed Estonia. Circa il 15% degli adolescenti del nostro Paese ha provato il fumo di sigaretta già a 13 anni, il 3% a 11 anni.

Circa 3 quindicenni italiani su 10, continua il rapporto, sono invece fumatori abituali, con una netta prevalenza delle ragazze (33%) sui ragazzi (24%). Un dato, questo, che pone ancora una volta il nostro Paese ai vertici della classifica mondiale, al terzo posto dopo Bulgaria e Lituania. Le percentuali scendono a circa il 6% tra i tredicenni e allo 0,5% tra gli undicenni.

La Campagna OMS

Dati, questi, che è importante sottolineare in occasione della Giornata mondiale senza tabacco 2020, che si celebra il 31 maggio. Questo evento, organizzato proprio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, promuoverà “una campagna di de-marketing” per consentire ai giovani di difendersi dalle tattiche commerciali che sistematicamente vengono promosse delle industrie operanti nel settore del fumo per indurli a fumare.

“Ogni anno l’industria del tabacco investe oltre 9 miliardi di dollari per pubblicizzare i suoi prodotti. Sempre più spesso si rivolge ai giovani con prodotti a base di nicotina e tabacco nel tentativo di sostituire gli 8 milioni di persone che i suoi prodotti uccidono ogni anno” scrive l’OMS.

La campagna per la Giornata mondiale del tabacco dell’OMS di quest’anno si concentra sulla protezione di bambini e adolescenti: “Educare i giovani è di vitale importanza perché quasi 9 fumatori su 10 iniziano prima dei 18 anni”, ha affermato Ruediger Krech, direttore per la promozione della salute presso l’OMS.

Per fornire ai giovani le conoscenze contro la manipolazione dell’industria del tabacco l’OMS ha realizzato un “toolkit” con un video educativo, un quiz e altri materiali:

WHO schooltoolkit:

https://www.who.int/news-room/campaigns/world-no-tobacco-day/world-no-tobacco-day-2020/workshop-toolkit

Fumo ed infezioni

Il fumo di sigaretta, sia attivo che passivo, è associato ad un incremento del rischio di infezioni. Le evidenze scientifiche dimostrano che l’esposizione al fumo di tabacco, sia attivo che passivo, aumenta tra l’altro il rischio di sviluppare una malattia meningococcica, probabilmente correlato ad una maggior capacità dei batteri di aderire alla mucosa. Inoltre, l’esposizione al fumo passivo sembra anche associata ad un incremento della mortalità tra i pazienti affetti da malattia meningococcica, che può essere persino doppia rispetto ai non esposti.

Anche il fumo occasionale è dannoso

“È sempre più importante ribadire ai giovani che anche un uso occasionale del fumo può determinare gravi pericoli – afferma il prof Giorgio Piacentini, Presidente della Società Italiana Per le Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI). I ragazzi che si avvicinano al vizio in età adolescenziale manifesteranno molti anni più tardi diverse problematiche respiratorie. Tra le altre patologie, la bronchite cronica ostruttiva rappresenta uno dei rischi più importanti e spesso non è una malattia sulla quale i teenager sono correttamente informati. L’adolescenza rappresenta l’età di transizione tra il pediatra e il medico di medicina generale. In questa fase i ragazzi, grazie al loro generale stato di buona salute, hanno raramente occasione di venire a contatto con il personale medico-sanitario. Sono perciò più vulnerabili ai rischi come quelli connessi al tabagismo. E’ fondamentale che diverse figure che si interfacciano con i ragazzi (familiari, insegnanti, referenti nel mondo dello sport o delle attività culturali e ricreative) collaborino attivamente nell’affrontare e risolvere una problematica che rappresenterà un significativo pericolo per la salute individuale, dei futuri adulti, e anche un problema di salute pubblica di impegnativa gestione”.