Gravidanza

Family act? I pediatri italiani favorevoli: “Ben venga per tamponare denatalità”

ROMA – “Ben venga il Family Act per cercare di tamponare una situazione, quella della denatalità nel nostro paese, che ha tutti i presupposti per essere molto grave”. Lo dichiara alla Dire Rino Agostiniani, vicepresidente della Società italiana di pediatria (Sip), che apre una riflessione sugli scenari demografici e sul Ddl delega della ministra della Famiglia e delle Pari Opportunita’, Elena Bonetti.

“Se facciamo delle previsioni di come l’epidemia da Covid-19 potrà incidere sulle nascite future- spiega il pediatra- penso che si apra un panorama veramente preoccupante. A incidere sarà la paura di fare figli, a causa dell’epidemia, nonché la durata dell’emergenza che graverà soprattutto sulle giovani coppie. Da calcolare anche il peggioramento delle condizioni economiche, perchè ricordiamo che la crisi della Grecia, cominciata nel 2009, ha portato a una riduzione enorme delle nascite negli anni successivi”.

Per questi motivi il vicepresidente della Sip si dice contento del Family Act, anche se espone “alcune perplessità sui modi e i tempi di attuazione: molte delle norme previste sono spalmate in un periodo di tempo di uno o due anni. Il fine del Ddl- prosegue- è assolutamente condivisibile perchè ci sono delle misure a sostegno delle famiglie con figli che riguardano incentivi di tipo economico, e misure che vanno a incidere sui congedi parentali in un’ottica di parità di genere”.

Agostiniani focalizza poi l’attenzione anche sui nuovi aiuti per i minori affetti da patologie fisiche e per quelli con una diagnosi di disturbo dell’apprendimento. “Sono le categorie più svantaggiate sia per la disabilità, che da un punto di vista socio-economico. Queste misure- aggiunge- tentando e cercando di incrementare la disponibilità dei servizi dedicati all’infanzia, rappresentano un aspetto encomiabile. Si parte però- puntualizza il vicepresidente Sip- da una situazione difficile, perché la copertura dei servizi arriva a interessare solo il 25% dei bambini. C’è ancora molto da lavorare- conclude- per riuscire a migliorare l’offerta dei servizi per l’infanzia“.

Agenzia DIRE