La quarantena degli adolescenti e il ritorno alla “normalità”

Gianni Biondi

Gianni Biondi

Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Socio fondatore
e componente del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Psicologia Pediatrica, Docente di Psicologia pediatrica.

La quarantena ha rappresentano un’inimmaginabile rivoluzio nenelle nostre vite. Molto si è parlato di bambini, poco degli adolescenti. Quali emozioni, inquietudini, timori (a volte inespressi) hanno vissuto durante il forzato e prolungato isolamento? Alcuni colloqui, tratti dall’attività clinica svolta in questo particolare periodo (Roma, Napoli), possono offrire a genitori, educatori, pediatri qualche utile strumento per sostenerli nel ritorno alla nuova, diversa normalità.

La famiglia e il dialogo con i genitori

In pochissimo tempo ragazzi e ragazze si sono dovuti adattare ad un ridotto spazio fisico, relazionale, mentale, ad una pressoché costante presenza dei genitori o ad una loro prolungata assenza. In entrambi i casi molti di loro hanno manifestato delusione per un dialogo immaginato che una tale situazione avrebbe potutodovuto favorire.
In diverse situazioni, con dispiacere, si è preso atto della superficialità dei loro legami familiari. Lì dove era presente una precedente difficile conflittuale comunicazione, si è tentato di ristabilire un nuovo equilibrio relazionale. Nondimeno si sono osservati anche dei recuperi nati dal prevalere del comune desiderio di genitori e figli di riunirsi, di ritrovare ciò che prima mancava. In molte famiglie la quarantena ha consentito di riscoprire tempi e spazi affettivi che sembravano persi.
L’avvicinarsi di una riduzione-fine della quarantena dovrebbe ancor più conservare le occasioni di una confidenzialità segreta (tra figlio/a e il genitore) da alimentare finalmente lontani da precedenti situazioni di tensione. È una intimità che aiuterà a elaborare quanto è accaduto in questo periodo speciale; è un tempo che verrà meditato da ciascun membro della famiglia in maniera differente: ciascuno avrà le sue personali modalità e i suoi tempi.

La socialità e la scuola

Nella quarantena si è osservato nelle famiglie un uso dilatato dei diversi strumenti che la tecnologia ha messo a disposizione e che hanno avuto un importante ruolo per coprire le distanze fisiche, rela- zionali, affettive, rappresentando un mediatore importante per ridurre lo stress da isolamento. Con l’inizio della scuola a distanza, molti sono stati coinvolti in un sistema didattico del tutto nuovo, composto di video-conferenze e lezioni più o meno interattive. Gli studenti socio-economicamente più svantaggiati hanno provato la mortificazione dell’essere “fuori” da un sistema di cui erano parte integrante prima della quarantena.
La scuola a distanza non è stata una proposta didattica inserita in un regolare programma di studio; essa ha avuto grandi difficoltà ad adattare la precedente didattica a quella nuova, per molti insegnanti poco conosciuta e sperimentata.
In generale questa improvvisa novità ha evidenziato la difficoltà degli insegnanti non solo nell’uso di nuovi strumenti, ma anche nell’integrare nuova e vecchia didattica, con il rischio di risultare a volte poco interessanti nello svolgimento della loro materia. È emersa una scuola inevitabilmente (?) impreparata a rispondere in un modo completamente diverso dal passato. Dalla curiosità iniziale dei giovani si è scivolati nella consapevolezza che ciò che veniva loro proposto era spesso un confuso alternarsi di modalità didattiche consolidate dall’esperienza e tentativi di aggiornarle privi della necessaria esperienza.
In molti hanno riferito di provare una nostalgia per il venir meno di occasioni ed opportunità relazionali, affettive.

Il cambiamento

Per molti adolescenti la mancanza di una libertà nell’organizzazione, nei movimenti, nelle relazioni amicali ed affettive ha rappresentato un disagio che solo pochi sono riusciti ad esporre.
La libertà per gli adolescenti è un bisogno prioritario, come il mangiare, il dormire… essa aiuta a dare consistenza al processo di individuazione e con cretizzazione di un’identità e fiducia nelle proprie capacità.
I preadolescenti, in particolare, hanno saltato due mesi di sperimentazioni, mediazioni importanti per il raggiungimento dello status di adolescente, e che ora desidererebbero recuperare in un sol colpo. Nel dopo quarantena è prevedibile una maggiore richiesta di un’autonomia che è stata oltremodo frenata. Sarà importante recuperare i processi di contrattazione, che non venivano quasi più utilizzati: il patto tra genitore e adolescente dovrà però essere capace di trasformarsi in considerazione degli effetti del COVID-19, dovrà essere un patto responsabile, cui entrambi gli attori daranno continuità per verificarne il rispetto.
Anche gli adolescenti più grandi potranno incontrare qualche difficoltà di fronte al passaggio ad un dopo che presenterà notevoli cambiamenti, non tutti prevedibili.
Non a caso non sono pochi i giovani che manifestano un certo timore nel tornare fuori. Si osserva una certa ambivalenza tra un forte desiderio di poter uscire, rivedere gli amici, riprendere i legami, e l’insicurezza per come sarà il ritorno tra mascherine, distanziamenti fisicosociali, limitazioni.
Sarà importante accogliere il loro senso di inquietudine. L’adolescente si sentirà aiutato ad elaborare la moltitudine di pensieri contrastanti (alcuni angoscianti) se percepirà il tentativo dei genitori dicomprendere il suo disagio, piuttosto che allontanarlo con osservazioni, per lui, vuote.
Una delle maggiori preoccupazioni segnalate dai giovani è quella di un aumento della confusione (già presente) relativa al proprio futuro.

Le emozioni

Il silenzio degli adolescenti non sempre vuol dire mancanza di pensieri tristi, di riflessioni a volte così angoscianti da essere affrontate in solitudine. Nei colloqui è emersa una diffusa paura per la salute dei congiunti, in precedenza scarsamente avvertita. È comparso un preoccupante disordine nell’alimentazione, nel ritmo sonno/veglia, nell’uso dei video giochi e simili (specie inizialmente con eccessivi tempi d‘impiego). Lo sfondo è stato rappresentato dalla noia.
Quanto ascoltato e visto relativamente alle RSA ha aumentato in alcuni giovani lo sgomento ed una consapevolezza del significato della solitudine, della morte come un nuovo, improvviso pensiero con significati diversi dal passato.
L’uso delle videochiamate familiari ha mostrato, al di là dei sorrisi e della commozione, la tristezza dei nonni per non avere accanto i nipoti.
L’intera famiglia ha cercato nelle videochiamate di inventare momenti originali, allegri, gioiosi. “Quando chiudiamo Skype, ci guardiamo negli occhi per un attimo, poi tutti scappiamo, cercando di fare altro… non ce la facciamo a guardarci… abbiamo paura di cosa potremmo dirci” (da un colloquio).
La lontananza dai nonni ha acuito, in molti, un rinnovato bisogno di incontrarli, di poter stare accanto a loro; molti giovani narrano di vivere momenti di profonda sofferenza psicologica di fronte ai pensieri per una possibile perdita dei propri cari.
La quarantena ha rafforzato il bisogno di incontrare i familiari; ci si è confrontati con la propria affettività e la pigrizia che rinviava le occasioni di incontro.
I giovani sembrano aver vissuto soffrendo un ampliamento del distanziamento sociale-personale
come il non sentire accanto qualcuno; in altre parole, si è osservato un aumento di un senso di solitudine rispetto a prima della quarantena. In alcuni, tale disagio si è convertito in sentimenti di rabbia per lo più contenuta, ma che è sembrata aumentare con il tempo.
Occorrerà che genitori, educatori, pediatri, psicologi, tengano conto di queste improvvise mutazioni dello stato psicologico di alcuni giovani che potrebbero portare a reazioni e conflitti difficili da gestire una volta “fuori ”.
Nel dopo quarantena, irrompendo da un dopo, in un fuori, si potrebbero presentare delle difficoltà di ri-adattamento.
I genitori, gli educatori (dove presenti), i pediatri dovranno tener conto dell’eventualità che in alcuni adolescenti si potranno, inizialmente, osservare dei comportamenti tendenzialmente regressivi, possibili indicatori di una difficoltà a ri-adattarsi ad una nuova situazione, per loro piena di incognite. Se tali comportamenti avranno una durata limitata, allora andrà rispettata questa necessità di un loro ri-adattarsi emotivamente e socialmente, senza forzare o mostrare eccessiva preoccupazione. Nelle situazioni che tendessero a prolungarsi nel tempo, e che sembrano poco recettive agli aspetti positivi del ritorno, è consigliabile rivolgersi al pediatra/medico che valuterà la necessità di un eventuale supporto psicologico.
È importante che i medici parlino con gli adole- scenti del COVID-19 considerando l’impatto che questa crisi ha sulla vita dell’intera famiglia. I sin- tomi di stati d’ansia, depressione, iperattività pos- sono essere letti come segnali reattivi a una condi- zione di notevole stress. Una sia pure breve indagine clinica sulla capacità di reagire allo stress di ciascun membro della famiglia consentirebbe di valutare l’eventuale necessità di un trattamento psicologico. I genitori sono chiamati a rispondere a due grandi emozioni molto presenti tra i ragazzi: l’incertezza e l’isolamento. Emozioni amplificate da una carenza di tutta la società nel comunicare che questa situazione è momentanea e si potrà godere di una nuova libertà, anche se diversa.