Ossiuri, sette cose da sapere

Dott.ssa Maria Elisabetta Di Cosimo

Consigliere SIP Lombardia

Board Editoriale Area Pediatrica​

 

 

 

Cosa sono

Hanno l’aspetto di piccoli filamenti bianchi, lunghi da 0,4 cm  (i maschi) e 1 cm (le femmine), sottili, mobili (se non si muovono sono più probabilmente frammenti di carta igienica o di filo).

Si possono vedere nella zona anale o tra le natiche; nelle bambine si possono trovare anche nella zona vulvare, tra le piccole e grandi labbra; raramente si vedono nelle scariche. Si tratta della più comune parassitosi intestinale dell’uomo (interessa il 10% dei bambini); gli ossiuri si localizzano nel grosso intestino e nell’ampolla rettale; le femmine, soprattutto di notte o al mattino presto, escono dall’ano e depositano migliaia di uova.

Le ricadute, anche in caso di provvedimenti idonei a prevenirle, sono molto frequenti, sia per la difficoltà di una sterilizzazione ambientale completa, sia per la facilità con cui si può contrarre nuovamente l’infestazione, data la sua facile diffusione.

La presenza degli ossiuri non indica condizioni igieniche scadenti nella famiglia

Come ci si contagia

La vita di comunità, palestre, ambienti affollati favoriscono il contagio. L’infestazione si acquisisce ingerendo le uova: queste vengono disperse nell’ambiente da animali domestici o da persone infette. Il prurito anale, dovuto alla presenza degli ossiuri, provoca grattamento: le uova si infilano sotto le unghie delle dita e da qui si diffondono. Può anche succedere che le uova microscopiche siano disperse nell’aria, mentre si scuote un tappeto o un lenzuolo, e successivamente ingoiate. Una volta arrivate nell’intestino, dopo circa un mese le uova del parassita si schiudono liberando i vermi adulti. In seguito le femmine vanno a deporre altre uova a livello dell’orifizio anale. Le uova risultano molto resistenti all’ambiente esterno – sopravvivono a lungo a basse temperature, ma non tollerano quelle alte – e possono restali vitali, quindi infettive, fino a tre settimane.

Come si manifestano

Normalmente non danno seri problemi di salute o sono addirittura asintomatici. Il sintomo più comune è il prurito nella zona perianale. Quest’ultimo può essere talmente intenso che il reiterato grattarsi provoca lesioni cutanee con possibili sovrainfezioni batteriche. Talvolta i parassiti risalgono in vagina, provocando prurito e secrezione biancastra (leucorrea). A volte vi possono essere disturbi generali: diarrea, irrequietezza, perdita di appetito, dolori addominali, insonnia. Alcuni bambini possono digrignare i denti mentre dormono o riprendere a fare la pipì a letto (enuresi), nonostante abbiano tolto il pannolino già da tempo.

Cosa fare

Sospettate gli ossiuri?

Se un bambino ha prurito o irritazione alla zona anale o, nella femmina, vulvare, potrebbe avere gli ossiuri. In tal caso cercate nella zona anale il vermetto, che si presenta come un filamento bianco, mobile. Per esaminare la zona perianale, utilizzate una luce diretta intensa, una pila, quando ha il prurito o comunque poche ore dopo che il bambino si è coricato o al mattino, appena sveglio, per due giorni consecutivi. Se non li trovate e i disturbi persistono, sentite il pediatra perché valuti se eventualmente effettuare lo scotch test (consiste nell’applicazione di una striscia di nastro adesivo trasparente a livello del foro anale, senza averlo precedentemente deterso, e serve a far aderire eventuali uova o parassiti presenti in questa sede. Va staccato dopo 5 minuti e incollato direttamente su un vetrino) e l’esame parassitologico delle feci su tre campioni raccolti in tre giorni diversi.

Avete visto gli ossiuri?

Chiamate il pediatra perché vi prescriva un farmaco adeguato. Sia il mebendazolo che l’albendazolo o il pirantel pamoato sono molto efficaci sui parassiti nella forma vitale, ma non le uova, con un’unica somministrazione. Si consiglia, pertanto, un secondo trattamento dopo due o tre settimane al fine di distruggere i vermi nati dalle uova rimaste nella zona anale ed eventualmente ingerite dopo la terapia iniziale.

Le recidive comunque sono molto frequenti, e di questo i genitori dovrebbero sempre essere informati preventivamente, anche perché di solito l’infestazione è diffusa, anche in maniera asintomatica, a tutto il nucleo familiare, compresi gli adulti. Per questo si consiglia, una volta individuato il caso iniziale, di trattare comunque, anche per l’ottima tollerabilità della terapia, tutti i membri del nucleo familiare. Anche altri soggetti con cui i suoi bambini hanno contatti frequenti (nonni, compagni di scuola, baby-sitter ecc.) potrebbero essere fonti di reinfestazione.

Rimedi naturali si o no?

I vecchi rimedi della nonna per eliminare gli ossiuri aglio, semi di zucca, scorza di limone, cannella, chiodi di garofano non sono efficaci nel risolvere il problema, ma possono contribuire alla diffusione dei parassiti.

Prevenzione delle recidive

  • La biancheria intima e del letto deve essere rimossa frequentemente e lavata in lavatrice (almeno 60°C)
  • L’uso degli asciugamani deve essere strettamente personale fino alla seconda somministrazione del farmaco.
  • Lavare spesso le mani soprattutto dopo l’uso dei sevizi igienici, prima di mangiare o maneggiare alimenti. Tagliare le unghie corte, per limitare l’accumulo sotto di esse delle uova in corso di trattamento.
  • Pulire le superfici e gli oggetti – soprattutto i giocattoli – che potrebbero essere contaminati
  • Mantenere le camere ben illuminate durante il giorno, perché le uova sono sensibili alla luce del sole
  • Il periodo di contagiosità, corrisponde al periodo di deposizione delle uova nella regione perianale.
  • Preferire la doccia giornaliera, anziché il bagno in vasca, per rimuovere efficacemente le uova deposte durante la notte

Per il piccolo affetto da ossiuriasi non è previsto, perché non ritenuto necessario, l’allontanamento dalla scuola o dalle altre collettività.