Il primo caso in Italia di neonato con COVID-19

di Martina Saruggia, Francesca Favini, Giovanni Mangili UOC Patologia Neonatale e Terapia Intensiva Neonatale, ASST Papa Giovanni XXIII, Bergamo
IL CASO CLINICO

Articolo pubblicato su Pediatria – numero 6 – giugno 2020 -pag.  18

SCENARIO

Il nostro paziente è un neonato di 21 giorni di vita, maschio, nato da parto vaginale a 38 settimane in un ospedale sottoposto a chiusura una settimana dopo. La madre era asintomatica durante il travaglio. Il neonato venne dimesso dopo pochi giorni in buone condizioni, allattato al seno e rivalutato in quarta giornata di vita nello stesso ospedale per il controllo dell’incremento ponderale. La sua famiglia era residente all’interno dell’area epidemica sottoposta a chiusura.

DECORSO CLINICO

A 21 giorni di vita è stato portato presso il dipartimento di emergenza del nostro Ospedale, Papa Giovanni XXIII a Bergamo, con una storia clinica di febbre da 12 ore. Considerando l’origine geografica del neonato, è stato visitato in una stanza singola dallo staff medico equipaggiato in modo appropriato con i dispositivi medici come previsto dai protocolli interni. Il neonato appariva lamentoso e subcianotico, la sua temperatura corporea era 39°C, la saturazione di ossigeno era 96% ed era anche tachicardico (sino a 200 bpm). Il murmure respiratorio era simmetrico bilateralmente e lo score di Silverman score negativo; fu rilevata un’apnea durante la valutazione neonatologica. Il neonato è stato pertanto isolato in una stanza singola a pressione negativa nella nostra UTIN e i genitori rapidamente rimandati al loro domicilio ed invitati a restare a casa. Campioni di sangue e colturali sono stati raccolti prima di avviare una antibioticoterapia empirica con ampicillina e amikacina. L’emocormocitometrico ha mostrato valori normali di emoglobina, piastrine formula leucocitaria e gli indici di flogosi erano negativi (tabella 1).

Due campioni nasali sono stati raccolti con tamponi: uno analizzato con tecnica Multiplex PCR e uno per la identificazione di SARS-CoV-2. Un Rx del torace ha mostrato ispessimenti polmonari multipli (figura 1).

In meno di 24 ore il SARS-CoV-2 test è risultato positivo. Tutti gli altri virus respiratori sono stati esclusi con la Multiplex-PCR (influenza virus A and B, H1N1, rinovirus, coronavirus, parainfluenza, metapneumovirus, bocavirus, VRS, adenovirus, enterovirus, parechovirus), e anche Mycoplasma pneumoniae, Chlamidia e Legionella sono risultati negativi. La terapia antibiotica è stata sospesa. Il controllo dell’emocromo, eseguito quotidianamente, a 48 ore ha dimostrato un incremento dei valori di leucociti totali e dei linfociti in particolare, associato ad incremento dei livelli di enzimi epatici con proteina C-reattiva e procalcitonina persistentemente negative. Il profilo della coagulazione (PT, aPTT, fibrinogeno) era normale. Gli esami colturali di sangue ed urine erano negativi. Rotavirus e adenovirus mpm sono stati identificati nelle colture fecali. Durante l’ospedalizzazione il neonato non ha richiesto supporto respiratorio per la sua adeguata saturazione di ossigeno. I parametri emogasanalitici normali; la febbre è scomparsa in 24 ore. I genitori sono stati monitorati al loro domicilio dal Sistema sanitario e si sono mantenuti asintomatici. I dati sulla infezione respiratoria pediatrica da SARS-CoV-2 non sono ancora disponibili su larga scala. La segnalazione di casi neonatali e pediatrici è utile e necessaria per avere un quadro più chiaro dell’impatto di questo virus sulla salute in età evolutiva e sulle modalità di gestione dei pazienti neonatali e pediatrici.

Il commento dell’esperto Giovanni Corsello, Professore ordinario di Pediatria, Università di Palermo.

L’infezione da SARS-CoV-2 in epoca neonatale non è frequente ed è stata rilevata per la prima volta in Italia nell’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. È il caso che viene presentato su Pediatria dai neonatologi guidati da Giovanna Mangili.

I dati epidemiologici su scala mondiale confermano che l’infezione da nuovo coronavirus non si mostra particolarmente aggressiva in età evolutiva, soprattutto nei primi anni di vita, in relazione a meccanismi protettivi che ancora ci sfuggono in molte delle loro dinamiche a livello cellulare e immunologico. In un contesto di progressivo aumento della circolazione del nuovo coronavirus, era da attendersi, come di fatto è avvenuto, un incremento dei casi in età pediatrica e neonatale. È pertanto necessario procedere con estrema prudenza in tutti i casi accertati o con un sospetto clinico fondato di COVID-19, anche per ridurre il rischio di diffusione del virus in ambiente nosocomiale. L’elaborazione di protocolli e di linee guida nazionali ed internazionali, accreditati dalle società scientifiche di riferimento e dalle istituzioni ministeriali e regionali, sono una guida preziosa per minimizzare questi rischi e migliorare la gestione dei casi di COVID-19 in epoca neonatale. L’esperienza descritta dai colleghi di Bergamo è anche una occasione per testimoniare la qualità e l’intensità dell’impegno di tutta la sanità di quel vasto territorio così duramente colpito da una vera e propria esplosione epidemica inattesa e imprevedibile, soprattutto nella sua estensione e nella rapidità della sua evoluzione. L’appropriatezza degli interventi messi in atto nella gestione del neonato e descritti è un esempio istruttivo per i pediatri sul piano metodologico, considerando che si riferisce ad fase dell’epidemia in cui non si aveva ancora una comprensione del fenomeno in itinere.

 

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