Sette preadolescenti su 10 sono sui social, dalla SIP una guida all’educazione digitale

Lo psicologo: A rischio manipolazione i più piccoli, gli adulti supportino il lavoro della Polizia postale

Il 70% degli under 14 è presente sui social, secondo recenti dati del Ministero dell’Istruzione, e questo vuol dire una potenziale esposizione a fenomeni di manipolazione. Proprio come si ipotizza possa essere successo al bambino di 11 anni che si è suicidato a Napoli, lanciandosi dal balcone di casa. L’ipotesi al vaglio degli investigatori è che il ragazzino sia finito nel vortice di un gioco chiamato ‘Jonathan Galindo’, in cui un uomo col cappuccio nero, che ha le sembianze di Pippo della Disney, trascinerebbe le sue vittime, dopo averle agganciate sui social, in una serie di ‘sfide’ che arriverebbero fino all’autolesionismo e al suicidio. Una situazione inaccettabile per la Società Italiana di Pediatria (SIP), da sempre attenta a questa tematica, tanto che l’anno scorso aveva già pubblicato una guida all’educazione digitale, scritta insieme, tra gli altri, alla Polizia di Stato e all’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci).  

Al centro dell’attenzione i rischi di un uso eccessivo dei dispositivi tecnologici, ancor più in questo momento in cui a causa del lockdown un numero sempre maggiore di adolescenti si ritrova a passare moltissimo tempo davanti agli schermi. “E’ importante avere un dialogo costante con i ragazzi ed educarli all’utilizzo dei social network, perché stare in Rete può esporre a rischi come quello di assumere comportamenti inadeguati”, commenta Elena Bozzola, Segretario Nazionale della SIP. “Ogni atteggiamento può essere amplificato proprio grazie, o a causa, della risonanza che la Rete ha- sottolinea la pediatra- quindi si deve insegnare ai ragazzi a utilizzarla in modo consapevole prima che vengano vissuti atteggiamenti nocivi o si instaurino dinamiche pericolose”.

“Mamma e papà vi amo, ma devo seguire l’uomo col cappuccio”, è il testo del messaggio che l’undicenne suicida ha lasciato ai genitori prima di gettarsi nel vuoto. “Dal Blue Whale all’uomo nero, questi giochi sono sempre più diffusi, devono essere immediatamente chiusi e non devono avere la possibilità di proliferare. Bisogna impedire che i criminali agiscano e dobbiamo intervenire in modo durissimo”.  E’ il commento di Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta e direttore dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) , che aggiunge: “Queste persone devono essere punite con la massima severità e senza la minima tolleranza”. E’ un impegno, secondo lo psicoterapeuta, che deve vedere tutti “noi uniti nel sostenere il lavoro della polizia postale, che già si dà tanto da fare, perché non si può accettare che venga messa a repentaglio la vita dei nostri figli”.

Nella rete in pericolo sono soprattutto “i bambini più piccoli”, adescati per “essere manipolati e spaventati. E’ una situazione che va al di sopra dell’immaginabile- sottolinea lo psicoterapeuta- e a peggiorarla c’è il fatto che nel periodo del lockdown i ragazzi hanno aumentato tantissimo il tempo trascorso davanti al computer e purtroppo sul web, oltre all’informazione, si possono trovare anche cose dannose”. Quello che è successo a Napoli è “una cosa terribile- sottolinea lo psicoterapeuta- e ancor più terrificante è pensare a tutte le domande che si staranno ponendo i genitori del ragazzo per non essersi accorti della situazione. Ma la famiglia non ha nessuna colpa o responsabilità- ripete il direttore dell’IdO- la famiglia è vittima di un fulmine, non della natura, ma del perverso animo umano”. Il problema è che “il gioco consiste nel mantenere il segreto, quindi non si può pensare che i ragazzi condividano con i genitori quello che gli sta accadendo”. Per questo lo psicoterapeuta evidenzia come il modo più efficace per stare vicino alla famiglia dell’undicenne napoletano, così come di tutte quelle che hanno vissuto tragedie simili, è “far sì che quello che è successo non accada più. Questi giochi sono inaccettabili, perversi- conclude Castelbianco- dobbiamo intervenire in modo durissimo”.