Televisite in pediatria? Alberto Tozzi (OPBG): “Ormai ci sono pochi limiti”

Il report Iss chiarisce tutte le prestazioni da remoto che possono essere fatte durante la pandemia

“L’emergenza Coronavirus ha creato il bisogno di chiarire l’uso della telemedicina in una disciplina specifica come la pediatria. Si sentiva quindi la necessità di definire un documento che desse delle informazioni su come selezionare specificamente le prestazioni che possono essere fatte con la telemedicina durante il periodo pandemico”. Alberto Tozzi, responsabile dell’Area di ricerca Malattie Multifattoriali e Malattie Complesse dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, presenta così il “Rapporto Covid Indicazioni ad interim per servizi sanitari di telemedicina in pediatria durante e oltre la pandemia Covid 19” dell’Istituto superiore di Sanità (Iss). Tozzi ha fatto parte del gruppo di lavoro coordinato da Francesco Gabbrielli, direttore del Centro nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali dell’Iss.

È giunto il momento, secondo lo specialista, “di riconoscere che la telemedicina è uno strumento maturo che non si può ridurre semplicemente alla televisita, perché comprende un ventaglio di strumenti estremamente ampio per il pediatra che visita il bambino e lo segue nel corso del tempo e delle tappe dello sviluppo, anche in circostanze difficili come queste”.

È un rapporto che va oltre l’emergenza pandemica, per lanciare uno sguardo verso il futuro. “Ora passiamo al confronto tra istituzioni e Società scientifiche- consiglia Tozzi- saranno queste che poi potranno tirare fuori il meglio del disponibile degli strumenti tecnologici e cominciare a inventare e a pensare a dei percorsi totalmente nuovi per il paziente, potendo combinare gli strumenti tradizionali in persona con quelli tecnologici”.

Esistono dei limiti alle visite in telemedicina? “I limiti sono veramente pochi, data la disponibilità di tecnologie estremamente raffinate. Anche il non visitare il bambino con le mani tutto sommato non è più un limite- risponde Tozzi- perché esistono dei sensori che consentono di fare la palpazione a distanza. Esistono fonendoscopi elettronici che possono essere usati a distanza, poi ci sono le videocamere. I limiti riguardano piuttosto la relazione con il paziente- sottolinea l’esperto-infatti, in generale si preferisce evitare di fare una prima visita con la telemedicina in quanto la relazione interpersonale fisica è estremamente importante”. Le altre difficoltà relative alla telemedicina riguardano la “mancata disponibilità di tecnologie come una banda non sufficiente a garantire la trasmissione delle immagini quando queste sono necessarie- chiosa l’esperto- oppure una situazione a rischio che può precipitare da un momento all’altro, un’emergenza in cui lo strumento non è appropriato, genitori che non sanno usare uno strumento tecnologico, cosa rara perché nella maggior parte dei casi si tratta di utilizzare il telefonino. O ancora nelle situazioni socialmente svantaggiate, come nel paziente vittima di abuso in una situazione sociale difficile. Ciò che emerge è che si tratta più di circostanze più logistiche che tecniche, dove invece la tecnologia ci aiuta a fare cose che a volte non facciamo più nemmeno quando ci troviamo di persona con il bambino”.

Di certo Tozzi insiste molto sulla formazione. “Molto spesso si pensa che fare una televisita o comunque utilizzare gli strumenti di telemedicina sia una cosa istintiva. Non è proprio così- avverte- un minimo di formazione sarà assolutamente benefica per adoperare al meglio questi strumenti. Non significa imparare cose particolarmente difficili- continua il medico- in fondo si tratta di ricordare alcuni passaggi del processo che consentono di usare questo strumento in assoluta sicurezza. Per esempio- chiarisce lo specialista- la verifica dell’identità del paziente, delle prescrizioni, della comprensione delle comunicazioni trasmesse. Tutte situazioni che avvengono anche nella visita in persona. Ci sono poi alcuni piccoli dettagli tecnici che dovrebbero essere rispettati e che meritano di essere rinfrescanti per evitare che l’interazione da remoto avvenga in modo impreciso o poco coinvolgente per quanto riguarda la famiglia- conclude Tozzi- ma ancora una volta si tratta di cose abbastanza semplici”