Villani: “Educazione sanitaria nelle scuole”. La lotta al Covid passa anche da qui

Il Presidente SIP interviene ai microfoni di TG3 Linea Notte

“Come Società Italiana di Pediatria (SIP) professiamo da tempo la necessità e l’importanza di insegnare nelle scuole, oltre che educazione civica, anche educazione sanitaria. L’Italia, pur essendo un Paese civile e che ha una grande tradizione e una grande cultura, è al 27° posto dei paesi Ocse per quanto riguarda la cultura sanitaria”. Parte da qui Alberto Villani, Presidente SIP, per ribadire un appello che aveva già lanciato a luglio dalle pagine di Pediatria, la rivista ufficiale della Società: “L’istruzione è prevenzione”.   E adesso, in piena pandemia, il Presidente SIP sottolinea come la necessità di un’educazione sanitaria diventi ancora più evidente. “Laddove c’è una cultura sanitaria radicata il messaggio arriva più direttamente e in maniera più chiara”, dice Villani nel corso di Tg3 Linea Notte. “L’educazione sanitaria nelle scuole è una cosa da farsi quanto prima”, sottolinea il Presidente SIP ai microfoni Rai.

L’attuale pandemia è anche occasione per fare una riflessione a tutto tondo. “Il sistema sanitario nazionale è stato concepito 50 anni fa e attuato più di 40 anni fa- sottolinea Villani- e in questa situazione d’emergenza ha mostrato tutta una serie di criticità. Quello su cui bisogna riflettere- dice il Presidente SIP- è come concepire un sistema sanitario che sia in grado di affrontare situazioni come questa, con la professionalità e la competenza che vengono richieste. Non scopriamo certo oggi che ci sono delle lacune o delle difficoltà, quando da decenni il sistema è stato penalizzato, come lo sono stati anche la scuola e i trasporti. Non è pretendibile in 5-6 mesi trovare delle soluzioni quando ci sono delle carenze che durano da anni”. Il riferimento è alla scarsità di alcune figure professionali, come ad esempio gli anestesisti, problema noto da tempo. “Che il servizio sanitario nazionale sia stato scardinato, che i dipartimenti di prevenzione siano stati piano piano consumati nel tempo con mancanza di sostituzione del personale che andava in pensione, con una destrutturazione, è un dato di cui si  era a conoscenza. Il coronavirus può essere l’occasione per fare una riflessione”.

E in riferimento alla possibilità di eseguire i tamponi antigenici Covid anche presso i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, e alle conseguenti polemiche che questo ha portato, Villani spiega: “Il coinvolgimento della medicina territoriale è fondamentale in un’epidemia, chiaramente esistono dei problemi ma per quello che so nell’accordo che è stato fatto c’è la possibilità di fare i tamponi  presso gli studi medici, laddove possibile, e dove invece questo non fosse possibile di farli presso strutture nelle quali i medici possono recarsi. Però- ci tiene a precisare Villani- questo è un piccolo tassello. Il problema ora non è dove fare o non fare i tamponi ma è quello di strutturare un sistema sanitario nuovo che sia in grado di affrontare situazioni come quella che stiamo vivendo”.