Campania, Guarino: “Dal 2010 aumentati fino a 10 volte i bambini con tubercolosi”

Il responsabile UOC Malattie Infettive Pediatriche del Policlinico Federico II spiega che si tratta soprattutto di migranti e con tasso di guarigione minore rispetto ai bimbi italiani

“Dal 2010 si è verificato un aumento di bambini con malattia tubercolare da sei a dieci volte in più. Alla luce dell’origine dei minori, il coefficiente di correlazioni lineare mostra negli ultimi 10 anni una linea retta che collega questo aumento di casi al tasso regionale di bambini migranti”. Lo fa sapere Alfredo Guarino, responsabile Uoc Malattie Infettive Pediatriche del Policlinico Federico II, dove è presente il centro regionale per la tubercolosi in età pediatrica. Questi sono i dati emersi da un recente studio realizzato da alcuni dei giovani collaboratori del professore ordinario, in particolare da Andrea Lo Vecchio insieme a un gruppo di specializzandi e di infettivologi pediatri. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista di riferimento delle malattie infettive pediatriche: ‘The Pediatric Infectious Disease Journal’.

Il campione di bambini preso in esame è formato da 146 minori e oltre la metà sono migranti, di cui una quota sono migranti di prima generazione (direttamente sbarcati in Italia) e un’altra sono migranti figli di italiani di cosiddetta seconda generazione. “Sono bambini che provengono dai luoghi dove è ancora presente la tubercolosi: Africa, Asia, alcuni dal Sud America, e un altro grande cluster è l’Est Europa, in particolare la Romania. Molti di questi vengono dai campi Rom che non sono esattamente il posto ideale per le persone che hanno la tubercolosi, in quanto versano in condizioni estremamente precarie di sovraffollamento e a volte di carenza d’acqua. Vivono nelle roulotte e anche se la tubercolosi è una malattia con un basso tasso di contagiosità, in quelle situazioni evidentemente può spargersi rapidamente”, aggiunge lo studioso.

Ciò che preoccupa e rattrista, inoltre, lo specialista “è che questi bambini migranti hanno un tasso di guarigione inferiore ai bambini italiani. La malattia tubercolare è come un diesel- spiega Guarino- avanza lentamente e inesorabilmente travolgendo tutto. Oltre la metà dei casi di bambini migranti hanno richiesto una terapia più lunga della già lunga terapia che normalmente dura sei mesi. In sei mesi questi piccoli non erano guariti, siamo dovuti andare avanti per tempi più lunghi e frequentemente abbiamo dovuto utilizzare anche altri farmaci. È una questione che preoccupa tutta l’Europa, poiché la migrazione non è solo un fenomeno nostro”.

Inoltre, “i migranti diretti vanno peggio dei migranti figli di italiani- spiega l’infettivologo pediatra- i quali a loro volta vanno peggio degli italiani. Insomma, in qualche modo esiste un allarmante rapporto tra migrazione, inserimento nella società e controllo della malattia tubercolare. La tubercolosi è più frequente in bambini migranti di prima e seconda generazione, che rispondono anche peggio alla terapia, tanto che abbiamo avuto due casi di bambini morti”.

A livello fisico, “la tubercolosi travolge i polmoni prima di tutto, ma ci sono casi di malattie ossee e quindi di osteiti tubercolari”. Esemplificativa la situazione di due gemelle di 8 anni di cui una è circa otto centimetri più bassa dell’altra: “Questa bambina aveva avuto un crollo vertebrale non identificato, con un ritardo diagnostico importante che aveva compromesso la sua statura. Non tornerà alla normalità- avvisa Guarino- ma a una buona qualità di vita dopo una serie di interventi chirurgici realizzati con gli amici ortopedici”.

Perché il decorso della malattia nel bambino migrante è peggiore rispetto a quello italiano? “Non esiste una risposta chiara. Alcuni lavori riportavano una resistenza di microbatteri soprattutto africani alla terapia- replica lo specialista- ma noi non abbiamo trovato questo dato e ci chiediamo ancora perché succede. Forse è il risultato di una combinazione di fattori: visite mancate, controlli non fatti. Si dice che i migranti vengano scrutinati all’arrivo, ma questo non sempre viene fatto.

Si può immaginare che i percorsi assistenziali siano molto difficili. I bambini dei campi Rom non hanno nemmeno un indirizzo e tutto questo contribuisce poi al mancato controllo della tubercolosi. Uno dei bambini che non ce l’ha fatta era in un campo Rom che, citando le parole della madre, stava alla terza fermata del C26″, ricorda Guarino.

Oggi la popolazione dei migranti in Campania “è censita nel 5% della popolazione. Sono dati che comportano una grossolana sottostima, questa popolazione in realtà è per lo meno il doppio”. Tra i cluster maggiormente colpiti dalla tubercolosi si ritrovano quello della zona di “Giugliano e della Domiziana”.

La tubercolosi non è per niente una malattia risolta. “Non abbiamo un test affidabile per rilevarla- aggiunge Guarino- ora va meglio con i test gamma interferonici, ma fino a qualche anno fa avevamo l’intradermoreazione inventata da Pasteur. Non abbiamo poi una terapia efficace, che è anche complicata perché trattiamo la tubercolosi con quattro diversi antibiotici per sei mesi”. E il vaccino? “È uno dei peggiori vaccini che esistano- risponde il pediatra infettivologo- ha un’efficacia molto bassa, non protegge dall’infezione ma solo da malattie gravi, e non si sa quanto duri l’immunità, probabilmente intorno ai 5-10 anni. Bill Gates ha stanziato molti fondi sulla ricerca nei vaccini, ma ad oggi non ha portato molto lontano. È chiaro che la tubercolosi ha un’incubazione che dura anni, dà un’infezione che non sfocia direttamente in malattia negli adulti, mentre i bambini si ammalano direttamente a distanza di diversi mesi”.

L’unica soluzione secondo lo studioso è “sviluppare dei protocolli più attenti per proteggere il bambino migrante. Questi dati devono far alzare il livello di attenzione del medico. Abbiamo visto molti casi di bambini che ci venivano mandati per polmoniti che non rispondevano alla terapia antibiotica- rimarca Guarino- questo è uno dei casi classici di tubercolosi. O ancora, il dolore toracico è un altro dei casi classici. E infine pensiamo alla tubercolosi quando la mamma dice che il figlio la notte bagna la stoffa del cuscino, perché quando si suda la notte si chiamano in causa due malattie: la tubercolosi e il linfoma. Queste cose un medico le deve sapere”, conclude.