Lockdown. Castelbianco: “Non meravigliamoci di regressioni nei bimbi o autolesionismo negli adolescenti, i più vulnerabili hanno ricadute maggiori”

Il direttore dell'IdO commenta il rapporto dell'Ofsted e avverte: "In Italia registriamo peggioramenti"

“Non dobbiamo meravigliarci, quando accadono situazioni socialmente molto forti è chiaro che tutti ne risentiamo e le persone più sensibili e più vulnerabili hanno, ovviamente, delle ricadute maggiori”. Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), commenta così il rapporto dell’Ofsted (Office for Standards in Education, Children’s Services and Skills) sugli effetti negativi che la pandemia ha avuto su bambini e ragazzi.

Regressione nelle competenze caratterizzata dalla perdita di alcune capacità di base e di apprendimento per i più piccoli e perdita della forma fisica oltre a segni di disagio mentale, incluso un aumento dei disturbi alimentari e dell’autolesionismo, per i più grandi, sono alcuni degli aspetti registrati dall’organismo di vigilanza inglese. “Aspetti che in Italia avevamo già rilevato da mesi e di cui adesso stiamo registrando un peggioramento”, sottolinea Castelbianco. Per quanto riguarda gli adolescenti, per esempio, “immaginavamo che con la fine del lockdown avremmo avuto le strade invase dai ragazzi, ma così non è stato- rileva lo psicoterapeuta- molti sono rimasti in casa, e da qui l’espressione ‘sindrome della capanna’. Abbiamo riscontrato una tendenza dei ragazzi a chiudersi e ad utilizzare il cellulare come unico referente per la relazione”, sottolinea Castelbianco. Ora “quello che vediamo è che stiamo passando dalla ‘sindrome della capanna’ al problema degli hikikomori, ossia ragazzi chiusi in casa per almeno sei mesi consecutivi che vivono solo col loro computer”. 

In virtù di questo l’IdO, intercettando il problema, ha avviato in tutta Italia dei gruppi sostegno per le famiglie con ragazzi ritirati “a ogni gruppo hanno aderito spontaneamente terapeuti di ogni parte del Paese, segno che il problema riguarda trasversalmente tutte le regioni”, evidenzia Castelbianco. Così come “le forme di autolesionismo come il tagliarsi, il cosiddetto cutting,  fanno parte delle manifestazioni di soggetti vulnerabili quando attraversano momenti di basso tono dell’umore che possono arrivare fino alla depressione”, rileva lo psicoterapeuta. “Siamo di fronte a situazioni molto difficili di cui stiamo vedendo solo gli aspetti più manifesti, ma in verità l’aspetto più grave è quanto tutto questo incide negli anni. Quello che è successo è un trauma- dice Castelbianco- non possiamo considerarlo un’esperienza negativa, è un vero e proprio trauma con tutte le conseguenze che si vedranno più avanti. La situazione è molto problematica, il fatto che i ragazzi non vadano a scuola poi è un peggioramento. Noi adulti dobbiamo comprendere che non ci si deve fermare agli aspetti più evidenti, per quanto manifesti, scenografici o che ci possono colpire emotivamente, ma dobbiamo comprendere quello che c’è dietro. Il tagliarsi, per esempio, per i ragazzi che lo fanno è un modo per sentirsi vivi e noi non dobbiamo fermarci al taglio in sé ma pensare che dietro al cutting c’è una forma di depressione”, spiega Castelbianco.

Così come le regressioni nei bambini più piccoli rilevate dal rapporto Ofsted, sono aspetti che in Italia erano già stati messi in evidenza. Tanto è vero che l’IdO aderendo alla proposta progettuale affidatagli dal Ministero dell’Istruzione, e in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria (SIP), ha da tempo avviato il servizio gratuito ‘IdO con voi’ per il supporto alle famiglie e ai docenti di bambini con disabilità e/o bisogni terapeutici/educativi speciali, nonché degli stessi ragazzi. Un servizio realizzato da un’equipe multispecialistica composta da medici (neuropsichiatra infantile, otorinolaringoiatria, pediatria), psicologi e psicoterapeuti dell’età evolutiva, psicoanalisti, logopedisti, terapisti della neuro e psicomotricità, educatori, per gestire, contenere e sostenere, anche a distanza, difficoltà e bisogni specifici dei bambini e delle loro famiglie nel periodo di emergenza. 

“La regressione infantile è determinata da vari fattori- precisa Castelbianco- e anche i genitori durante il lockdown non hanno avuto facilità di gestione dei figli. E’ comprensibile ed è chiaro che stare chiusi dentro casa porti con sé dei problemi però- sottolinea lo psicoterapeuta- noi adulti dovremmo riuscire in qualche modo ad affrontarli o a dare una linea ai nostri figli, e non è facile”. Prova ne è anche lo studio condotto presso l’ospedale pediatrico Santobono-Pausilipon di Napoli nel pieno della fase 1 della pandemia da Covid-19 che ha messo in evidenza come durante il periodo del lockdown siano aumentati gli accessi in pronto soccorso di bambini e ragazzi con crisi convulsive. “E’ plausibile che ad agire come innesco di queste crisi siano stati i cambiamenti nel ritmo del sonno e un maggior utilizzo dei device elettronici”, si legge nello studio, sottolineando come il tempo di utilizzo di computer, tablet, cellulari ecc. si fosse triplicato durante il lockdown.

Uno scenario che “peggiorerebbe” di fronte a un’ altra chiusura nazionale, rimarca Castelbianco. “Si potrebbe stare meglio ma dipende da quanto siamo stati capaci di imparare”, conclude lo psicoterapeuta.