Oltre il Covid, la salute dei bambini. SIP in diretta facebook

In occasione della Giornata mondiale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza la Società Italiana di Pediatria risponde alle domande dei genitori

Non solo Covid-19, anche in periodo di pandemia la salute dei bambini va tenuta sotto controllo a 360° perché il coronavirus non ferma le altre patologie, da quelle classiche dell’infanzia ai disturbi stagionali che continuano ad essere presenti.  Elena Bozzola, Segretario Nazionale della Società Italiana di Pediatria (SIP) e Teresa Mazzone, Presidente del Sindacato Italiano Specialisti Pediatri (SISPE), in occasione della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza hanno risposto in diretta facebook a dubbi e domande dei genitori. 

BOZZOLA: C'È USO PIÙ INTELLIGENTE PS, MA TANTE VACCINAZIONI SALTATE

“Nella fase attuale stiamo vedendo un uso più intelligente del Pronto soccorso. È accresciuta, da parte dei genitori, la fiducia nel proprio pediatra curante al quale si rivolgono e non capita più di vedere un caso nel momento estremo di emergenza, ma casi intermedi. Questo grazie al lavoro dei pediatri che riescono a gestire la situazione. Così dovrebbe essere l’utilizzo adeguato e corretto del Pronto soccorso, per non intasarlo o magari arrivare all’ultimo momento chiedendo un’azione eroica di salvataggio”. Lo dichiara Elena Bozzola, segretario nazionale della Società italiana di Pediatria (Sip), alla vigilia della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

   “Come Ospedale- prosegue l’esperta- nella fase del lockdown abbiamo visto una diminuzione degli accessi al Pronto soccorso correlata a due motivi principali. Da una parte i bambini rimanevano dentro le mura domestiche e venivano più protetti, non solo dal Coronavirus ma anche da tutte le infezioni circolanti. Abbiamo assistito a un calo di tutti gli episodi febbrili e i bambini venivano portati dai genitori nel tardo pomeriggio o nel cuore della notte, quando non c’era la possibilità di contattare il proprio pediatra. C’è stato un minore afflusso dei pazienti per questo motivo, ma anche per la paura di uscire di casa e contrarre il Covid in Ospedale. I genitori- sottolinea Bozzola- hanno fatto ricorso al Pronto soccorso solo quando non riuscivano a gestire più la situazione autonomamente”.

   Analizzando le criticità evidenziate nella fase più acuta della pandemia, tramite un sondaggio, il segretario nazionale della Sip ha spiegato che “nella fase del lockdown 3 genitori su 10 hanno deciso di non sottoporre il proprio bambino alle vaccinazioni, comprese quelle obbligatorie”.

“Il dato allarmante è che alcuni bambini non hanno iniziato il ciclo vaccinale, e noi sappiamo quanto questo sia importante. Ora- continua il segretario nazionale Sip- siamo alla ricerca affannosa di un vaccino per il Coronavirus, ma non dobbiamo dimenticare che esistono altre malattie molto pericolose, per le quali c’è un vaccino che può proteggere i bambini. Quindi, l’appello che rivolgo a tutti i genitori è di portare i bambini nei centri vaccinali. La tendenza di non portarli a fare le vaccinazioni si è evidenziata maggiormente al Centro-Sud e non al Nord. Questo mi ha sorpresa- ribadisce- perchè l’emergenza Covid-19 si è manifestata soprattutto nelle Regioni del Nord. Nelle altre, c’è stato un problema di comunicazione e i genitori erano talmente spaventati che non sono riusciti neanche a informarsi in modo adeguato sulle nuove procedure dei centri vaccinali. In questo momento stiamo cercando di effettuare le vaccinazioni in programma e recuperare quelle perse”.

   Un altro aspetto evidenziato nel corso della diretta è stato l’utilizzo eccessivo, da parte di bambini e ragazzi, dei dispositivi elettronici. “Ci sono dei pericoli- ammonisce Elena Bozzola- a livello di sviluppo neuropsicologico e fisico, con un maggior rischio di obesità, problemi di postura e del sonno. I tablet e gli smartphone sono stati molti utili per evitare a tutti di perdere l’anno scolastico e ad avere dei rapporti sociali però, c’è stato un abuso di questi dispositivi a causa della noia e della reclusione durante il lockdown che ha portato ansia e alterazioni dello stato d’animo e un rapporto sbagliato con il cibo. Queste conseguenze negative devono essere riconosciute in tempi rapidi e in modo opportuno perchè si possa intervenire. Degli studi hanno dimostrato che si è verificato un aumento del 40% degli stati d’ansia, e per questi ci sono degli antidoti. Il primo su tutti- conclude- è l’attività fisica che, fatta anche in maniera blanda due o tre volte la settimana, può migliorare la depressione e l’ansia nei giovani”.

MAZZONE (SISPE): PEDIATRI SEMPRE REPERIBILI, ANCHE NEL WEEKEND

“Telefonicamente siamo attivi anche nei weekend, è aumentata la nostra disponibilità di contatto e proviamo a fare un triage” di questo tipo “prima di far venire il bambino in studio”, mentre, intanto, “siamo sommersi dalle richieste via mail: certificati, tamponi ma anche semplici consigli. Dopo un’iniziale fase di smarrimento e paura, adesso c’è una maggiore e particolare responsabilizzazione dei pediatri di famiglia”. Ecco il quadro attuale della pediatria ambulatoriale, fornito da Teresa Mazzone, presidente della Società italiana degli specialisti pediatri (Sispe. 

   Se nella prima fase, “quella del lockdown”, si sono osservati “studi vuoti per oltre due mesi, rallentamento o annullamento delle visite di controllo e dei bilanci di salute”, adesso “siamo più preparati e siamo in grado di garantire tutta l’attività: sia preventiva che diagnostico-terapeutica”. In ambulatorio, infatti, illustra Mazzone, “per quanto possibile abbiamo distinto due percorsi: i bambini ipoteticamente Covid-free”, e “un’attività di studio separata, spesso all’inizio o alla fine della giornata, che riguarda tutto ‘l’acuto'”.

   La differenza “tra la prima fase e quello che sta accadendo ora” appare lampante dalla testimonianza della pediatra di famiglia: “Da quanto constato adesso non ci sono state flessioni, le famiglie continuano a portare i bambini a studio e hanno anche meno remore. La stessa attività vaccinale, su nostro invito pediatrico, non ha subito grandi modifiche soprattutto in questo secondo periodo”. Dal punto di vista del lavoro, l’incremento di attività appare però tangibile: “L’orario di studio- sottolinea- è decisamente più lungo dei tempi normali” perché i bambini “malati ci sono sempre stati”.

Mazzone ricorda: “Non esiste soltanto il Covid, abbiamo anche tutte le patologie parainfluenzali o similinfluenzali tipiche del periodo invernale per cui noi cerchiamo di fare un’attività consueta e lineare in studio. Ovviamente facendo attenzione ad evitare i contatti stretti” nonostante “i pochi risibili dispositivi di protezione che abbiamo”. Motivo per cui, aggiunge, “siamo più rigidi anche sulla puntualità degli appuntamenti”.

   In tempi di pandemia, infatti, ci sono controlli non rimandabili: “Occorre dare precedenza alle situazioni di fragilità e alle patologie sottostanti”, ma ci sono anche “visite che consigliamo sempre in alcune età- illustra- come la prima visita oculistica attorno ai 3 anni”. I bilanci di salute, però, aiutano anche a “posticipare quello che non è assolutamente urgente, come un controllo oculistico filtro per un bimbo che non manifesta sintomatologie particolari. È il genitore, in primis- ribadisce- che ci dice ‘All’ospedale per questo preferisco non andare’. Diverso il caso del controllo di “un bimbo con patologia cronica, o di un bambino disabile con assistenza domiciliare. Situazioni ben più complesse- rimarca la pediatra- non rimandabili. Per un caso acuto, come ad esempio una crisi epilettica in un bambino che non ne ha mai avute, certo un controllo neurologico non lo differisco”.

   Intanto per tenere attivi, anche fisicamente, i più piccoli, Mazzone consiglia “piccole cose: fare le scale su e giù, giocare in movimento, insieme, e limitare l’assunzione di alimenti, ben più pericolosi del Covid, per la salute e la crescita del bambino”. In ogni caso, ricorda, l’unica “vera efficacia e prevenzione per il virus, è l’utilizzo della mascherina dai 6 anni in su, il distanziamento sociale e il lavaggio delle mani”. Senza dimenticare, però, “la sanità mentale elemento piuttosto importante, in cui svolgono un ruolo rilevante gli adulti di riferimento: Occorre guardare avanti insieme, con serenità e fiducia- conclude Mazzone- ce la possiamo fare”.