Andrea Satta, il pediatra musicista che porta in giro fiabe dal mondo

Articolo pubblicato su Pediatria – numero 9 –settembre 2020 – pag. 7

di Cinthia Caruso, Direttore di Pediatria

È il cantante dei Tetes de Bois, gruppo musicale per tre volte vincitore del premio Tenco (2002, 2007, 2015) e che vanta collaborazioni importanti con artisti come Paolo Rossi, Daniele Silvestri, Banco del Mutuo Soccorso. Ma, a differenza degli altri componenti della band, musicisti per professione, lui canta, scrive testi e musiche per passione, perché nella vita fa un altro mestiere. Andrea Satta è un pediatra di famiglia. Ha mille bambini da seguire, la metà dei quali ha un genitore non italiano. Il suo ambulatorio, nel quartiere Casilino alla periferia di Roma, è un presidio in mezzo alla società, in una terra di incontri tra culture, tangenziali e solitudini. Dai sui pazientini e dalle loro mamme ha imparato che agli stranieri, se non li si ignora, al massimo si chiede di far conoscere la pagina del dolore; quella dell’amore e della tenerezza, raramente. E invece lui quella pagina ha deciso di farla conoscere con l’iniziativa “mamme narranti”, partita nel suo ambulatorio e diventata un festival di strada itinerante.

Partiamo dalla musica. Pediatra e musicista, la prima domanda è d’obbligo: cosa dà il primo al secondo e viceversa?

Sembra che ci sia poco in comune tra il musicista e il pediatra. Ma i bambini sono artisti naturali, ti impongono di cambiare, di rinnovarti, di ripensarti, sono geniali, immaginifici, vedono negli oggetti un destino diverso rispetto a quello per il quale sono stati fabbricati. Caratteristiche che crescendo si perdono, le conservano solo i matti e gli artisti. L’infanzia è l’unico posto in cui posso stare per poter essere un artista. All’inizio temevo che le mamme dei miei pazientini non vivessero bene questo mio duplice aplomb. Ma quando Paolo Rossi mi ha invitato a duettare con lui a Sanremo, cantando un’inedita canzone di Rino Gaetano (“In Italia si sta male”), mi hanno mandato un mazzo di rose. E lì ho capito che non volevano frenare la mia vena artistica, che anzi era valutata come valore aggiunto. Però a Sanremo ci siamo classificati ultimi!

È nato prima l’amore per la musica o quello per i bambini?

Con la musica ho iniziato presto. Dopo il liceo ero molto incerto tra architettura e medicina e poi mi sono detto che con la medicina avrei potuto dare una mano alla gente. Ho capito presto che il mio orizzonte era la Pediatria. Noi pediatri abbiamo un’occasione straordinaria, quella di incontrare e conoscere la società trasversalmente, godendo della fiducia delle famiglie. È un privilegio che non hanno altri. Chi ha ideato la Pediatria di base è stato illuminato. Noi pediatri possiamo venire a conoscenza non solo dei problemi di salute, ma di come cresce un bambino, con quali attenzioni e con quali carenze. Siamo un osservatorio permanente.

E nel suo caso anche un laboratorio permanente di sperimentazioni. Cosa è “mamme narranti”?

Nel mio ambulatorio, una volta al mese, facciamo un incontro tra mamme provenienti da diversi Paesi del mondo che a turno raccontano come si addormentavano da bambine. È un modo per regalare qualcosa agli altri nella leggerezza. Con il tempo si è abbassata la soglia del pregiudizio e la diffidenza è evaporata. Ogni volta che una donna condivide una pagina lontana dalla sua vita si crea una bellissima intimità, si raggiunge una straordinaria complicità. Si sono creati piccoli gruppi di mutuo aiuto, grazie anche allo scambio di informazioni utili, soprattutto tra le mamme straniere. Mamme narranti va avanti da anni e il COVID-19 non ci ha fermato grazie a youtube.

Come è nata questa iniziativa?

Una sera arrivò nel mio ambulatorio una mamma straniera e mi disse: “Andrea, sono qui da otto anni e mi sento sola, ho le stesse amiche di quando sono arrivata in Italia. Qualche parola la scambio qui nel tuo ambulatorio e quando aspetto fuori della scuola che mio figlio esca”. Così, un paio di giorni dopo, nella sala d’aspetto dell’ambulatorio appesi un foglio con cui invitavo le mamme a farci conoscere qualcosa di bello e di tenero della loro vita. Per esempio, come si addormentavano da piccole. Le mamme si presentarono numerose in quel primo pomeriggio e poi, quando comparvero i biscotti palestinesi, i cous cous, le bon bon del Belgio, le frittate e le schiacciate romene e calabresi, altri piatti albanesi, capii che ce l’avevamo fatta. Questo appuntamento ha dato origine nel 2011 al libro “Ci sarà una volta” edito da Infinito Edizioni e, due anni fa, a “Mamma quante storie!”, edito da Treccani, e soprattutto, è diventato uno spettacolo che sto portando in giro per l›Italia, siamo già stati in una quarantina di città, dove tutto è declinato al bambino puntando ad un linguaggio adatto e moderno, cullando la meraviglia. Ad ogni tappa una mamma sale sul palco, un pianista (Angelo Pedini) accompagna le sue parole, un artista (Fabio Magnasciutti) le trasforma in disegni. E il racconto si spande.

 

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