La Pandemia da SARS-CoV-2 nel mondo, in Europa e in Italia

Estratti delle Letture Magistrali di Ranieri Guerra, Walter Ricciardi, Silvio Brusaferro
RANIERI GUERRA, VICEDIRETTORE VICARIO DELL'OMS
"NESSUNO STATO E' PRONTO, ORA SERVE SORVEGLIANZA AMBIENTALE"

“Nessun paese al mondo si è sentito pronto nella gestione di questa pandemia, tanto che il Global health security index ha rilevato una preparazione media degli Stati monitorati del 40-44% nel fronteggiare l’epidemia da SARS-CoV-2. Nel frattempo i contagi aumentano e i casi confermati nel mondo sono più di 50 milioni, alimentati soprattutto da India, Brasile, Argentina e Russia, oltre ai grandi Paesi dell’Europa occidentale tra cui purtroppo l’Italia”, che ha superato i 50mila morti. È questo il bilancio presentato da Ranieri Guerra, vicedirettore vicario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel suo intervento al Congresso straordinario SIP.

STRATEGIA È SORVEGLIANZA AMBIENTALE – Guerra non si limita a tracciare una panoramica dei contagi, propone anche strategie di azione: “Una risorsa contro la pandemia è la sorveglianza ambientale- sottolinea l’esperto- che ci aiuta a capire bene cosa possa succedere nella Comunità prima che ci siano casistiche cliniche importanti e suggestive di un andamento epidemico sostenuto. Monitorare, ad esempio, le acque reflue ci dice ben prima della crescita della casistica clinica che cosa sta avvenendo nelle nostre comunità. Un algoritmo che stiamo cercando di valutare insieme ai colleghi americani- fa sapere Guerra- ci potrebbe dare anche una valutazione quantitativa del numero di infetti con un dato oggettivo che prescinda dalla capacità diagnostica, dalla capacità di eseguire tamponi che- ripete- è sostenuta ma non lo è mai abbastanza”.

LE SCUOLE – Nelle operazioni di contenimento della diffusione dell’epidemia “le scuole sono state la vittima sacrificale della chiusura, senza procedere a una valutazione analitica attenta di quale sia effettivamente la causa della positività che possa emergere dagli alunni frequentanti le scuole. Abbiamo stabilito ormai con una certa attendibilità che i ragazzi fino ai 12-14 anni non contagiano in maniera rilevante rispetto agli adulti e ai loro fratelli, cugini e amici di età superiore. Diciamo che il discrimine- puntualizza Guerra- sia attorno alla fine della prima, inizio della seconda media. Un dato estremamente importante per riuscire a garantire il diritto alla didattica in presenza nelle scuole primarie e del primo anno delle scuole secondarie di primo livello, ed è quanto è stato deciso dal governo italiano sulla base degli elementi di conoscenza forniti”. Ciò che serve, secondo il vicedirettore vicario dell’Oms, sarebbe “capire cosa possa avvenire prima dell’ingresso a scuola e dopo l’uscita da scuola in modo tale da proporre rimedi che non vadano necessariamente alla chiusura delle classi, ma che vadano viceversa verso un frazionamento degli orari, una distribuzione migliore degli ingressi scolastici che non intasi i mezzi pubblici. Non si devono intaccare neanche le aree circostanti la scuola all’inizio della medesima e dovranno essere diluite pure le uscite, per non andare ad impattare sugli orari di punta usuali dove il trasporto pubblico solitamente si inceppa e amplifica il rischio di contagio e di diffusione del virus”.

IMPATTO SUI SERVIZI – Non passa inosservato al vicedirettore vicario dell’Oms l’impatto sui servizi erogati alle persone affette da patologie non trasmissibili, o che hanno bisogno di servizi di salute mentale: “Il 50% ha subito ritardi a fronte di un 24% che è riuscito a sopravvivere garantendo continuità. È notevolmente diminuito anche il flusso di pazienti, con rinunce a chirurgia elettiva, a chemioterapie, a terapie anticancro, sia a causa della restrizione nell’erogazione sia perché i pazienti stessi non si sono presentati agli appuntamenti per la perdita di fiducia nei confronti dei servizi- continua Guerra- che non erano visti più come capaci di erogare con la stessa qualità e continuità di cui c’è bisogno”.  

TERAPIE E VACCINI – Notizie importanti, invece, arrivano sul fronte dei farmaci e dei vaccini. “Per quanto riguarda i terapeutici- prosegue l’esperto- avremo dei cocktail monoclonali o policlonali a disposizione già nel primo trimestre del 2021, con almeno 2 registrazioni complete e autorizzate nei prossimi giorni o settimane”. Invece, i vaccini promettenti restano “il Pfizer e l’Astrazeneca con il Moderna, assieme al National institute of allergy and infectious diseases, basati sull’RNA messaggero. Se avranno successo nel contenimento del SARS-CoV-2, potranno avere uno sviluppo ulteriore anche sulla vaccinologia prossima ventura, andando a semplificare l’attuale calendario vaccinale per l’infanzia oltre che per l’anziano”.

FALSE CREDENZE SU CAUSE LETALITÀ – Guerra sfata, infine, le false credenze sui rischi di letalità. “L’ipertensione va ad impattare sull’8% circa della mortalità, mentre il 30% è dovuto a patologie cardiovascolari croniche e all’insufficienza cardiaca”. Da attenzionare anche “l’asma prevalente nei giovani pazienti, che ne conta un 2%. Cancro, patologie renali, polmonari ostruttive, ma anche l’obesità, l’insufficienza cardiocircolatoria, le cardiopatie preesistenti e il diabete mellito sono tutti fattori di rischio. Fibrosi cistica, patologie genetiche, malattie del fegato e patologie neurologiche, come la demenza nell’anziano, così come la gravidanza, sembrano invece avere aspetti peggiorativi nella prognosi della malattia”. Dunque “non è la razza che impatta sulla letalità e sulla prognosi, ma il razzismo, l’isolamento di chi soffre di esclusione e di incapacità di accesso ai servizi essenziali”. Ad uccidere direttamente e indirettamente, conclude Guerra, è soprattutto “la mancanza di una informazione seria, che ha impedito nella prima fase di costruire una risposta mirata e accurata anche geograficamente e socialmente”.

WALTER RICCIARDI, PROFESSORE DI IGIENE DELL'UNIVERSITA' CATTOLICA E CONSULENTE DEL MINISTERO DELLA SALUTE
"SI STA CONCRETIZZANDO UN' EUROPA DELLA SALUTE"

“Il virus ha la stessa dinamica e curva epidemica in tutto il mondo, quello che cambia è la capacità da parte dei governi di fronteggiarlo e di prendere misure tempestive basate sulle evidenze scientifiche. Ormai l’Europa, anche se lentamente, ha imparato la lezione e si sta concretizzando una Europa della Salute, una Europa capace di una risposta più immediata”. Lo dice Walter Ricciardi, professore di Igiene dell’Università Cattolica e consulente del ministero della Salute nel corso della Lettura Magistrale ‘La Pandemia da SARS-CoV-2 in Europa’..

SANITA’ EUROPEA – “Stiamo assistendo a un cambiamento di rotta. Ricorderete forse che in primavera/estate le decisioni dei capi di Stato e di Governo non erano orientate ad avere una Sanità europea- ricorda Ricciardi – perché il programma europeo della Sanità era stato praticamente azzerato. Erano stati dati finanziamenti in più, senza fornire all’Europa la legittimazione politica di entrare nel merito”. Invece, “proprio in questi giorni è stata presa la decisione di attivare una collaborazione della Commissione europea per cercare di garantire che l’Europa possa giocare un ruolo più forte in casi di pandemia. Quindi- spiega il professore- non un ruolo consultivo, come quello che oggi esercita il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie, ma un ruolo più prescrittivo per armonizzare, soprattutto durante le pandemie”. Perché, prosegue Ricciardi, “che senso ha che un Paese esca da questa situazione quando quello limitrofo confinante, o quello con cui è in comunicazione, non ne esce? Non possiamo trincerarsi in una torre e chiudere i confini; ne usciremo solo quando saremo in Europa tutti fuori”.

ALLEANZA PER I VACCINI – Di fatto i meccanismi di procurement, non soltanto dei dispositivi ma anche dei vaccini, “stanno funzionando e su questo l’Italia ha giocato un ruolo essenziale. Con la Francia, la Germania e l’Olanda abbiamo attivato un gruppo per l’inclusività- fa sapere Ricciardi- un’alleanza strutturale per i vaccini, poi il nostro lavoro lo abbiamo esportato a tutti i 27 Paesi. Sappiamo oggi che se ci sarà un vaccino e ci saranno delle tecnologie, i 27 Paesi saranno dotati di queste soluzioni in funzione della popolazione e dei bisogni”.

Ecco che il contributo dell’Europa è importante: “È la prima nel mondo a finanziare un programma poderoso di ricerca, tanto che se oggi stiamo reagendo meglio al Coronavirus è perché molti dei risultati delle ricerche finanziate dalla Commissione europea stanno andando a buon fine. In ultimo, ma non per l’importanza, c’è la consapevolezza sempre crescente da parte dei cittadini che da soli non se ne esce e che quindi l’Europa deve giocare un ruolo importante. Credo che questa sarà una lezione che non verrà dimenticata”, conclude.

 

SILVIO BRUSAFERRO, PRESIDENTE DELL'ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA'
“A FEBBRAIO-MAGGIO 1,8% DI CASI TRA BIMBI, LEGGERA PREVALENZA DI MASCHI”

“Complessivamente, da febbraio a maggio 2020, i casi di Covid-19 nei bambini hanno inciso per l’1,8% sul totale dei casi nazionali. Si tratta di 3.836 casi, con un’età mediana di 11 anni e una leggera prevalenza nei maschi”. A scattare la fotografia epidemiologica del Covid-19 nei bambini italiani è Silvio Brusaferro, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), intervenuto con una lezione magistrale al Congresso digitale SIP.

Sul totale dei casi in età pediatrica della prima ondata, prosegue Brusaferro, “il 5,4% aveva delle comorbidità. Il 32,4% dei pazienti ha presentato sintomatologie lievi. I ricoverati sono stati 511 di cui 3,5% in terapia intensiva. I maggiori fattori di rischio per la malattia grave- sottolinea il professore ordinario di Igiene generale e applicata all’Università degli Studi di Udine- sono l’età inferiore a 1 anno e la presenza di comorbidità pre-esistenti. Un confronto col periodo febbraio-settembre- prosegue- mostra ulteriori elementi per poter comprendere che i bambini tra i 2 e i 6 anni hanno un rischio maggiore di acquisire l’infezione rispetto ai bambini con meno di 1 anno”.

ANDAMENTO DEI CONTAGI – Il blocco delle scuole, ricorda il presidente dell’ISS, “fino alla riapertura per gli esami di giugno, ha influito sull’andamento dei contagi. Successivamente, la curva ha avuto andamenti diversi, per le diverse fasce di età. Possiamo comunque dire che la curva dei contagi tra gli adolescenti è sovrapponibile a quella della popolazione generale”.

Riguardo l’andamento dei contagi, Brusaferro pone l’attenzione su due elementi di criticità in particolare. Il primo è che “le terapie intensive e i letti di degenza ordinaria abbiano superato le soglie di allerta per l’occupazione per pazienti Covid, ossia il 40% per i pazienti ricoverati in degenza ordinaria e il 30% per i pazienti ricoverati in terapia intensiva. Un dato nazionale che però ha variazioni su tutto il territorio- specifica- anche se i dati di questi giorni mostrano che si comincia ad avere una de-escaltion nell’occupazione dei posti letto”. Il secondo elemento è “l’andamento dell’età mediana dei pazienti che contraggono l’infezione: nel picco di marzo-aprile l’età mediana era 70 anni, in questa fase storica siamo sotto i 50 anni. Ad agosto l’età mediana era molto bassa, addirittura sotto i 30 anni”. In generale i dati recenti, conclude l’esperto, mostrano come “l’epidemia in questa fase della seconda ondata colpisca un po’ tutto il Paese, con alcune regioni del Nord che hanno ancora le incidenze più elevate”.