Scuola, Agostiniani: “E’ una priorità per il futuro del Paese”

Il Vicepresidente SIP a Tgcom 24: “L'unica certezza sono i danni provocati dalla chiusura”

Caos scuola tra famiglie, studenti e futuro incerto, ma nel frattempo un anno se n’è andato mentre un altro è già avviato. In questo clima un po’ confuso la domanda ricorrente è: ‘E’ giusto riaprire le scuole adesso’? “Sì- rassicura Rino Agostiniano, Vicepresidente della Società Italiana di Pediatria (SIP), intervenendo alla trasmissione ‘Dentro i fatti’ di Tgcom24- perché, pur nella piena consapevolezza che situazioni a rischio zero non esistano, la scuola rappresenta una priorità per il futuro del Paese. Dai dati risulta che i plessi scolastici, come possibile fonte di cluster di contagi da Covid-19 anche nel periodo settembre-dicembre, hanno esercitato un ruolo marginale. La certezza è invece rappresentata dai danni educativi e relazionali che questa chiusura sta provocando nei ragazzi- puntualizza il pediatra- soprattutto su quelli che versano in situazioni sociali disagiate”.

Agostiniani, quindi, non nega l’esistenza di “un rischio legato all’apertura delle scuole”, ma ricorda che le vulnerabilità del sistema dipendano in particolare “dai trasporti e da un’organizzazione della scuola stessa non sempre ottimale. Tuttavia- aggiunge- se dovessimo attendere la fine dell’emergenza per far tornare gli studenti sui banchi, allora vorrebbe dire che per tutto il 2021 nessun rientrerà a scuola. Uno scenario che non va certamente a favore dei ragazzi”.

Le ripercussioni psicofisiche sulla loro salute sono già evidenti, ma per esaminare al meglio occorre “distinguerle a seconda delle differenti fasce d’età. Da un punto di vista psicologico- continua il Vicepresidente della SIP- molti adolescenti hanno vissuto difficoltà tali da arrivare in alcuni casi a sviluppare perfino la famosa ‘sindrome della capanna’, ovvero una reale difficoltà a confrontarsi con il mondo esterno. Dal punto di vista fisico, poi, ne hanno risentito sia per lo stop dell’attività fisica che per un cambio di alimentazione. I ragazzi sono aumentati di peso”, fa sapere il pediatra. La conferma a livello internazionale dell’aumentato malessere nei più piccoli arriva anche da un’inchiesta del New York Times. Il noto quotidiano statunitense, indagando gli effetti dell’epidemia sui più giovani, denuncia un aumento del tempo trascorso davanti agli schermi, un peggioramento dell’alimentazione e un calo dell’attività fisica. L’arrivo della pandemia, secondo il New York Times, avrebbe reso i genitori più permissivi, acconsentendo ai figli la possibilità di trascorrere più tempo davanti a social e schermi. Esiste, dunque, un rischio astinenza con il ritorno alla normalità? “Il problema della dipendenza da smartphone lo avevamo già sottolineato prima della pandemia- sottolinea il Vicepresidente della SIP- In paesi come la Corea la dipendenza da smartphone è stata definita ‘patologia’ e dobbiamo prestarci molta attenzione perché in questo periodo si è sicuramente accentuata. La SIP ha sviluppato delle raccomandazioni per i genitori su quali debbano essere i tempi e i modi opportuni per far rapportare bambini e ragazzi a smartphone e tablet”, conclude Agostiniani.