Covid, bambini e ragazzi fuori dalle vaccinazioni. Che rischi ci sono?

L'intervista a Rocco Russo, Responsabile del Tavolo tecnico vaccinazioni della SIP, su 'sanità informazione'

“E’ credibile avere un prodotto finito verso la metà o la fine del 2022”. Secondo Rocco Russo, responsabile del Tavolo tecnico vaccinazioni della Società Italiana di Pediatria (SIP), sono queste le tempistiche per arrivare a un vaccino anti-Covid 19 specifico per i bambini. Intervistato da ‘sanità infomazione’, periodico online d’informazione sanitaria, il pediatra spiega che l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha concordato con alcune aziende farmaceutiche uno specifico piano per la sperimentazione del vaccino nei bambini; si dovrebbe iniziare con la fascia di età tra i 12 e i 17 anni. Si tende a scendere gradualmente, in quanto fino a 16 anni il vaccino Pfizer è disponibile, Moderna invece fino a 18. I trial clinici che sono attualmente in corso però non mostreranno immediatamente risultati”. Russo precisa poi che “anche se avessimo avuto a disposizione il vaccino per la fascia pediatrica, nell’ottica di una distribuzione per priorità i bambini sarebbero comunque stati gli ultimi. Questo rispetto alle fasce e le tipologie ritenute a maggior rischio di complicanze della malattia da Sars-CoV-2”.

Fuori dalle vaccinazioni restano circa 9 milioni tra bambini e ragazzi. “Fortunatamente – prosegue Russo – il Sars-CoV-2 non predilige in maniera rilevante la fascia pediatrica, per cui l’interesse della comunità scientifica si è orientato nel mettere in atto uno strumento di protezione che andasse a tutelate particolarmente le fasce di età maggiormente colpite dal virus, quali quella adulta e anziana”. Per l’età pediatrica «risulta essere necessario mettere in atto una serie di studi che vanno valutati attentamente». Anche perché il bambino, «specie da 0 a 2 anni, non ha un sistema immunitario che possa permettere di garantire un’adeguata risposta anticorpale con lo stesso dosaggio e lo stesso numero di dosi previsto per la fascia adulta».

Questo, però, non significa che i bambini siano senza protezione. “Se raggiungeremo, soprattutto in tempi brevi, un’alta protezione vaccinale negli adulti si arriverà a garantire una protezione anche nei bambini- chiarisce l’esperto- Con un’alta copertura vaccinale nella fascia adulta ed anziana abbiamo comunque la possibilità di ridurre la circolazione del virus, cosa di cui beneficerebbero indirettamente anche i più piccoli. Ma in questo momento l’obbiettivo resta quello di proteggere le categorie a rischio di complicanze della malattia da Covid-19”.

E per chi ha figli con malattie croniche? «Sicuramente in futuro verranno individuate specifiche raccomandazioni per chi convive con minori in condizione di fragilità- precisa il pediatra- Se il soggetto non può essere vaccinato, dovrà beneficiare di una strategia di protezione indiretta, conseguente alla vaccinazione di tutti i soggetti che sono a contatto con lui». Ma soprattutto Russo ci tiene a raccomandare tranquillità “Uso di mascherine, distanziamento, igiene delle mani quest’anno ci hanno portato a numeri di contagiati dall’influenza mai così bassi- dice- Significa che anche questo tipo di prevenzione funziona. L’assenza momentanea del vaccino non va vissuta come un pericolo per i bambini, in quanto abbiamo a disposizione anche validi strumenti di prevenzione e contrasto della diffusione del virus pandemico. Basta solo non abbassare la guardia nel metterli sempre in atto”, conclude il pediatra.

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