Reumatologia Pediatrica, i tre obiettivi di Ravelli: assistenza, ricerca, formazione

Intervista al nuovo Presidente della PRES

Articolo pubblicato su Pediatria – numero 10-11 –ottobre-novembre 2020 – pag. 25

 

Angelo Ravelli, Direttore della UOC Clinica Pediatrica e Reumatologia dell’IRCCS Istituto Giannina Gaslini di Genova e Segretario del Gruppo di Studio Reumatologia della SIP, è il nuovo Presidente della Società Europea di Reumatologia Pediatrica. La nomina, che durerà 4 anni, è stata ufficializzata il 25 settembre nel corso del Congresso Europeo di Reumatologia Pediatrica, tenutosi in modalità virtuale. Recentemente Angelo Ravelli ha giocato un ruolo di primo piano nella discussione mondiale sulle forme di sindrome infiammatoria multisistemica associate all’epidemia da SARS-CoV-2.

Prof. Ravelli un riconoscimento importante, cosa rappresenta per lei questa nomina?

Sono onorato per questa nomina, che rappresenta il coronamento di una carriera dedicata alla cura delle malattie reumatiche del bambino. Ho iniziato circa 40 anni fa, sotto la guida del mio Maestro, il Professor Alberto Martini, quando la reumatologia era considerata la “Cenerentola” delle specialità pediatriche perché non esistevano farmaci (se non aspirina e cortisone) per la cura dell’artrite idiopatica giovanile, la più diffusa patologia reumatica in ambito pediatrico. Inoltre, in quell’epoca gli specialisti nel mondo erano pochi, la ricerca scientifica modesta e i partecipanti ai congressi un’esigua minoranza. Lo sviluppo tumultuoso della Reumatologia si è verificato con l’introduzione dei farmaci biologici, che hanno migliorato radicalmente la prognosi dell’artrite idiopatica giovanile. Questi progressi si sono accompagnati al moltiplicarsi di clinici e ricercatori nel settore e, parallelamente, è cresciuto il rilievo della Società Europea di Reumatologia, fondata 21 anni fa. A dimostrarlo il fatto che all’ultimo Congresso di settembre abbiamo raggiunto circa 1500 iscritti da 84 Paesi.

Quali sono i principali obiettivi della sua Presidenza?

Essenzialmente tre. Il primo è migliorare l’assistenza, con l’obiettivo principale di rendere omogenea la qualità delle cure tra i Paesi occidentali e quelli in via di sviluppo dove, in alcune aree, i bambini con malattie reumatiche non hanno accesso alle cure più efficaci (e costose) e mancano reumatologici pediatri formati e preparati. Il secondo è la ricerca sulle cause delle principali malattie reumatiche, in massima parte ancora ignote, la cui comprensione potrebbe rendere più mirati gli interventi farmacologici. Grazie ai recenti progressi terapeutici, siamo oggi in grado di raggiungere la completa remissione clinica in molte patologie, ma non possediamo ancora una cura risolutiva. Infine il terzo aspetto importante è la formazione, che sarà diretta, da un lato, a preparare nuovi clinici e ricercatori e, dall’altro, a formare pediatri reumatologi pediatri nelle aree del mondo dove c’è carenza di figure specialistiche.

Come si colloca l’Italia nel contesto internazionale della ricerca e come leggere la sua elezione?

La mia elezione è un riconoscimento importante per la Reumatologia Pediatrica italiana e per quello che il nostro Paese rappresenta in Europa e nel mondo. La ricerca italiana in questo settore è in prima linea in ambito mondiale. Inoltre, la rete PRINTO, network multinazionale che ha gestito e coordinato la grande maggioranza degli studi terapeutici sui famaci biologici, ha il suo centro di coordinamento presso l’istituto Gaslini. Si tratta, quindi, di un riconoscimento non soltanto per me, ma per tutti i reumatologi pediatri italiani.

 

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