Displasia evolutiva dell’anca, Agostiniani: “Servono registro nazionale e percorsi condivisi”

Il Vicepresidente SIP: “Senza una modalità organizzativa unica non avremo incidenza precisa e valutazione dei risultati”

La displasia evolutiva dell’anca è una patologia legata ad una non perfetta articolazione tra la testa del femore e l’acetabolo, ovvero quella parte dell’osso iliaco dove si appoggia la testa del femore. “Questa situazione se evidenziata nei primi giorni/settimane di vita può essere spesso risolta con trattamenti non particolarmente invasivi, tali da portare ad una piena risoluzione del quadro. Se, invece, la diagnosi viene fatta tardivamente, o non viene fatta, è molto più facile che possano esserci esiti che incideranno in maniera importante sulla qualità di vita della persona”. Parla chiaro Rino Agostiniani, Vicepresidente della Società Italiana di Pediatria (SIP), che denuncia anche una grande diversità di comportamenti a livello nazionale, in assenza di una normativa ad hoc: “Per questa malattia c’è l’indicazione ad una diagnosi precoce a livello internazionale-aggiunge- mentre, soprattutto nel nostro Paese, emerge una situazione molto confusa sulla modalità da attuare per arrivare a una diagnosi precoce”.

A monte, quindi, manca “una modalità organizzativa univoca che porti ad avere una buona valutazione clinica della mobilità delle anche al momento della nascita e nelle visite successive. Inoltre- continua l’esperto- è previsto l’utilizzo di un ulteriore strumento che si è rivelato estremamente affidabile, soprattutto nella diagnosi delle forme più sfuggenti della patologia: l’ecografia. Il limite dell’ecografia, però, è di essere un esame fortemente operatore-dipendente, nel senso che ha un suo valore se fatto da operatori affidabili e accreditati. Purtroppo in Italia, anche su quest’ultimo punto, la situazione è confusa- rimarca il Vicepresidente SIP- per cui le modalità di trattamento sono diverse a seconda del luogo di nascita”.

Per Agostiniani è “importante prendere provvedimenti. Definire una raccolta strutturata dei dati permetterebbe di capire quali bambini abbiano fatto l’esame, che tipo di esame e con quale risultato. Solo attraverso un’analisi chiara dei dati, dei risultati ottenuti dagli esami eseguiti e dalla risposta al trattamento si potrà comprendere la portata del nostro lavoro”. Una procedura del genere viene attuata in Germania, dimostrando che “uno screening di tipo ecografico ben fatto, in epoche precoci della vita, ha pressoché azzerato quelle forme gravi di displasia dell’anca che richiedevano interventi cruenti per essere risolte”.

Partendo da questa consapevolezza, la SIP ha dato vita a un tavolo tecnico che ha redatto una consensus intersocietaria con i colleghi della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia Pediatrica (SITOP) e della Società Italiana di Radiologia, sezione Pediatrica (SIRM), volta a indicare un percorso condiviso a livello nazionale per arrivare alla diagnosi precoce”. Sono state fornite anche delle raccomandazioni “sia sulla modalità di esecuzione dei diversi esami (clinico, ecografico e radiologico), che dei percorsi diagnostico-terapeutici più opportuni da mettere in atto”, informa Agostiniani.

In termini di displasia evolutiva dell’anca, quindi, due certezze ci sono: mancano dati nazionali “non avendo ancora una chiara modalità di analisi e raccolta dei risultati di ciò che stiamo facendo, né è presente un criterio condiviso in base al quale decidere di intraprendere il percorso terapeutico”. Il problema più rilevante resta allora la mancanza di un registro nazionale: “C’è bisogno, almeno a livello regionale, di un documento in cui vengano indicate le modalità per la raccolta dei dati, gli strumenti per arrivare alla diagnosi precoce ed i percorsi diagnostico-terapeutici, condivisi tra le varie strutture in rete all’interno della regione; fondamentale individuare strumenti di accreditamento degli operatori per l’esecuzione dell’esame clinico e, soprattutto delle ecografie. L’ecografia delle anche è un esame apparentemente semplice da eseguire – conclude lo specialista- ma necessita del rispetto di una modalità ben standardizzata di esecuzione, valutazione e documentazione, cosa che non sempre accade”.