Sarò la Presidente di tutti

Intervista ad Annamaria Staiano

di Cinthia Caruso (Direttore di Pediatria)

Articolo pubblicato su Pediatria – numero 12 –dicembre 2020 – pag. 8-9

 

La professoressa Annamaria Staiano è candidata unica alla Presidenza SIP per il 2021-2024. In questa intervista racconta (e si racconta) perché ha scelto di candidarsi e per che cosa lavorerà.

Partiamo da lontano, perché ha scelto di fare la pediatra?

La scelta di diventare medico è stata per me una vera vocazione, che si è manifestata già nel corso delle scuole medie. Pur non provenendo da una famiglia di medici, sono stata sempre sostenuta dai miei genitori sia durante il mio corso di studio, sia quando ho scelto di intraprendere la carriera universitaria. Confesso che non è stato facile. Ciononostante, ritengo che l’essere nata e cresciuta a Capri, determinante per la mia apertura internazionale e, successivamente, l’essermi trasferita a Napoli, da sempre culturalmente effervescente ma complessa, abbiano rappresentato le basi dei miei successi lavorativi. Al contrario, devo ammettere che la Pediatria non ha rappresentato la mia prima scelta come specializzazione. Tuttavia, quando sono stata assegnata per il tirocinio pre-laurea presso il reparto di Chirurgia Pediatrica e ho iniziato a frequentare l’Istituto di Pediatria, sono rimasta colpita positivamente dall’estrema organizzazione dei reparti, allora guidati dal Prof. Salvatore Auricchio, già riconosciuta eccellenza nell’ambito della Pediatria nazionale e internazionale. Il tempo trascorso ad assistere i piccoli pazienti e le loro famiglie ha alimentato in me il desiderio di sostenere, al meglio delle mie possibilità, chi soffre e mi ha fatto realizzare che il pediatra non cura esclusivamente il bambino malato, ma prende in carico tutta la famiglia. Infatti, la famiglia ha rappresentato e rappresenta la priorità della mia vita. Questo aspetto ha assunto una rilevanza sempre maggiore nella mia pratica clinica; dopo essere diventata prima madre e poi nonna sempre più assisto i miei piccoli pazienti come se si trattasse dei miei figli o dei miei nipoti

Essere donna, prima madre e poi nonna, ha contato nel suo lavoro. Eppure lei è la prima donna, in 120 anni, ad affacciarsi alla Presidenza SIP. È il normale segno di una professione sempre più femminile?

Negli anni c’è stato un aumento del numero di pediatre che tuttora rappresentano la maggioranza dei soci SIP. Tuttavia, mi auguro di non essere scelta per motivi legati al mio genere, ma per il riconoscimento delle mie competenze e della mia professionalità, acquisite con il lavoro e l’impegno nel tempo. Purtroppo, quando le donne ricoprono posizioni di prestigio viene sempre sottolineata l’annosa questione delle quote rosa, che ancora oggi caratterizza il nostro Paese in tutti gli ambiti professionali. Ritengo che noi donne dobbiamo poterci affermare esclusivamente per meriti acquisiti e l’elezione di una donna ai vertici non deve rappresentare un’eccezione ma deve rientrare nella normalità. Quindi, il mio augurio è che io sia la prima di una lunga serie di donne elette alla Presidenza della SIP

Quali ragioni l’hanno spinta a candidarsi?

La scelta è arrivata lentamente. In passato ho già avuto l’onore di rivestire la carica di Presidente della Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica e l’opportunità di essere prima membro del Consiglio Direttivo e, da 6 anni a tuttora, Tesoriere della Società Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica (ESPGHAN). Sono state per me esperienze estremamente formative e stimolanti, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto organizzativo e di gestione generale. Tuttavia, nel mio percorso professionale e personale mi sono sempre sentita molto coinvolta dalle tematiche generali della Pediatria, sia in termini di differenti Sub-specialità, che in termini di rapporti con la Pediatria territoriale ed ospedaliera. Da Presidente SIP vorrei rappresentare e dare voce a tutte le realtà della Pediatria, non solo quella Universitaria, che rappresento in prima persona, ma anche e soprattutto alla Pediatria ospedaliera e territoriale, con le quali è fondamentale creare reti sempre più “interconnesse”, per garantire ad ogni bambino la migliore assistenza possibile

Lei eredita una Società diventata un punto di riferimento importantissimo per le istituzioni, per i media, per la scuola. Quali obiettivi metterà al centro del suo mandato?

L’attuale Presidente, il Prof. Alberto Villani, ha svolto un lavoro eccellente con una profonda trasformazione della SIP, che è diventata in questi anni ancor di più il punto di riferimento della Pediatria nazionale. La SIP è attivamente impegnata in tutte le sedi istituzionali nell’affrontare le importanti tematiche demografiche e socioeconomiche che stanno mutando il profilo della nostra popolazione, basti pensare alla denatalità, l’infertilità, le diseguaglianze territoriali, in termini di abbandono scolastico, abuso di alcool, tabagismo, delinquenza minorile. Se sarò eletta Presidente, gli obiettivi principali del mio mandato saranno:

1. rafforzare i rapporti con le Sezioni regionali della SIP, le Società affiliate, le Società collegate e con i pediatri di famiglia per affrontare insieme tutte le tematiche relative al benessere psicofisico del bambino;

2. impegnarmi affinché la SIP mantenga un ruolo centrale nella formazione;

3. implementare la ricerca pediatrica.

La SIP dovrà svolgere il suo ruolo assicurando i servizi tradizionali, ma anche traducendo quello che oggi l’emergenza della pandemia ci ha insegnato in opportunità per i bambini, la famiglia, la scuola, la società. In che modo il SARS-CoV ha cambiato le priorità della Pediatria e di conseguenza gli obiettivi del suo mandato?

In pochi mesi il mondo è cambiato e ci si chiede quale futuro saremo in grado di costruire. Ma questa sfida rappresenta anche una straordinaria occasione di riorganizzazione. La complessità dei tempi richiede difatti una visione culturale ampia e complessiva che oltrepassi gli steccati dei livelli assistenziali, che valorizzi l’età pediatrica nell’era dell’innovazione tecnologica, che offra una risposta convincente al grande tema del ruolo e della funzione che la SIP, come casa madre della Pediatria, è oggi chiamata a svolgere. La mia visione della SIP, infatti, è quella di una grande domus della Pediatria, una casa aperta a tutti, luogo di incontro tra saperi ed esperienze di vita. Un incubatore di idee di qualità, poiché la qualità è oggi l’unica scelta possibile per interagire efficacemente col tessuto sociale del Paese e per consolidare il nostro ruolo di istituzione scientifica e culturale. È necessario diffondere conoscenza critica e coscienza civile, ma anche creare sviluppo e favorire innovazione e dinamismo sociale. Dobbiamo essere sempre più inclusivi, mettere insieme i professionisti dell’infanzia, accogliere e raccogliere le diversità, fare in modo che tutti, e non solo i soci, frequentino la SIP per imparare, discutere e capire, per analizzare i profondi cambiamenti che il mondo intero sta vivendo, per reperire tecnologie innovative per migliorare il benessere psico-fisico del bambino, inclusi metodi di prevenzione, diagnosi e di cura più avanzati. La sfida futura principale della SIP è contribuire ad una maggiore armonizzazione tra le varie anime della Pediatria, territoriale, ospedaliera ed accademica. Il possibile calo del numero dei Pediatri impone la necessità di elaborare un nuovo sistema che riesca a garantire la specificità pediatrica ed il diritto di tutti i soggetti in età evolutiva di essere tutelati, assistiti, curati dal pediatra con una continuità assistenziale tra territorio ed ospedale.

In questo contesto di grandi cambiamenti, quali sono le sue idee per la formazione universitaria e specialistica, anche nella sua qualità di componente dell’Osservatorio delle Specialità mediche?

È fondamentale pensare ad una riorganizzazione del sistema sanitario stesso a partire dalla formazione universitaria e specialistica, che dovrà essere rivista e realizzata partendo da alcuni capisaldi:

1. centralità della figura dello specializzando e della relativa formazione che deve arricchire nella misura massima le sue competenze;

2. riorganizzazione dei percorsi formativi del medico specializzando, con maggior internazionalizzazione della formazione;

3. valorizzazione delle aree formative che negli ultimi anni sono state poco attrattive per i medici specializzandi, quali la terapia intensiva pediatrica e la pediatria di comunità.

I nuovi modelli di rete devono sostituire quelli obsoleti, che hanno mostrato tutti i limiti e le criticità nel corso dell’attuale emergenza. Occorre prioritariamente ridefinire gli standard e i requisiti di accreditamento per le scuole di specializzazione, considerato l’aumento previsto nei prossimi anni delle borse di specializzazione, che dovranno essere adeguati quanto più possibile a quelli europei.

 

Clicca qui per leggere la rivista completa