Varianti Covid, Bozzola: “Non colpiscono di più bambini e adolescenti”

Il Segretario Nazionale SIP precisa: "L’inglese, la sudafricana e la brasiliana non hanno una maggiore aggressività clinica"

Sono numerose le varianti del virus Sars-CoV-2, ma tra queste ne sono emerse tre: l’inglese, la sudafricana e la brasiliana. Vengono attentamente monitorate a causa di una loro maggiore trasmissibilità che aumenterebbe il rischio di diffusione del virus Sars-CoV-2. “Vi è pertanto il rischio concreto che più bambini possano essere infettati, ma al momento è bene chiarire che non vi è alcuna evidenza scientifica che le varianti inglese, sudafricana e brasiliana possano essere associate ad una maggiore aggressività clinica, o colpire più selettivamente la fascia pediatrica”. A fornire il chiarimento è Elena Bozzola, Segretario Nazionale della Società Italiana di Pediatria (SIP).

“Infatti, fino a questo momento le varianti non sembrano causare sintomi più gravi in nessuna fascia di età. La malattia si presenta con le stesse caratteristiche e i sintomi sono gli stessi di tutte le altre varianti del virus. Infatti- continua la pediatra- non sono emerse al momento evidenze scientifiche della necessità di cambiare le misure, che rimangono quelle già consigliate, ovvero l’uso delle mascherine, il distanziamento sociale e la corretta igiene delle mani. La possibilità di venire in contatto con una variante deve comunque indurre particolare prudenza e stretta adesione alle misure di protezione- consiglia Bozzola- anche se l’Rt nazionale si sta abbassando in molte regioni italiane e le misure restrittive agli spostamenti si stanno allentando”.

È cosa nota che tutti i virus possono mutare, “in particolare quelli a Rna come i Coronavirus- sottolinea la specialista- che possono presentare frequenti mutazioni del proprio genoma. Mentre la maggior parte delle mutazioni non ha un impatto significativo, alcune possono conferire al virus qualche vantaggio in più sull’ospite. Ad esempio, possono avere una maggiore trasmissibilità e aggressività, portando a forme più severe di malattia. O ancora possono aggirare l’immunità precedentemente acquisita da un individuo tramite infezione naturale o vaccino. In questi casi possono divenire motivo di preoccupazione e richiedono di essere monitorate con attenzione”. Nel caso, invece, del virus Sars-CoV-2 le mutazioni sono state osservate in tutto il mondo fin dall’inizio della pandemia: “Esse prendono il nome dal luogo dove sono state osservate per la prima volta- ricorda il Segretario Nazionale SIP- la ‘variante inglese’ è stata isolata per la prima volta nel settembre 2020 in Gran Bretagna ed è monitorata perché ha una trasmissibilità più elevata, ma al momento non vi sono prove di una maggiore patogenicità. La ‘variante sudafricana’ è stata isolata per la prima volta nell’ottobre 2020 in Sudafrica e, infine, quella brasiliana è stata rilevata in Brasile a gennaio 2021. Queste tre varianti sono state rilevate in Europa rispettivamente a fine dicembre 2020 e a fine gennaio 2021”, conclude Bozzola.