Covid: quando torneremo alla normalità? A quella normalità, spero mai

Come è pensabile di non fare tesoro della pandemia per porre rimedio a tutte le disfunzioni che il SARS-CoV-2 ha “smascherato”?

di Alberto Villani (Presidente SIP)

Articolo pubblicato su Pediatria – numero 12 –dicembre 2020 – pag. 3

È trascorso un anno da quando il SARS-CoV-2 ha fatto irruzione nella vita del nostro pianeta. Ha profondamente cambiato le abitudini di tutti, ha provocato milioni di lutti e tanto dolore, ha stravolto l’esistenza di tanta gente.

In Italia la pandemia ha colpito in maniera violenta causando, nel momento in cui scrivo, 80.253 vittime, 2.343.000 positivi al SARS-CoV-2, tantissime persone che hanno sofferto e soffrono di forme cliniche gravi; poco è noto al momento attuale di tutte quelle che saranno le conseguenze di salute che esiteranno nelle persone più colpite clinicamente e sopravvissute. Nell’età evolutiva, 0-18 anni, i decessi sono stati fortunatamente nell’ordine delle unità (quantunque dolorosissimi, prevalentemente tra soggetti con importanti patologie di base), non frequenti i casi che hanno necessitato di cure intensive e/o particolarmente gravi. Il Covid è una patologia di prevalente e più grave interessamento nell’età adulta avanzata e in coloro affetti da comorbilità.

Se l’età evolutiva in questa pandemia sta pagando un prezzo diretto meno elevato in termini di decessi, malati gravi e possibili esiti organici, in termini di salute come definita dall’OMS, ovvero “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia”, gli effetti si preannunciano molto seri, secondo alcuni devastanti. Le limitazioni imposte dalla pandemia alla qualità di vita di tutti, dei bambini e degli adolescenti in modo particolare, sono state particolarmente impegnative nell’iniziale fase di lockdown e sono tornate a incidere violentemente sulle abitudini di ognuno negli ultimi 4-5 mesi.

La frequenza della scuola, quando possibile, nel rispetto delle regole del distanziamento, dell’uso delle mascherine, dell’assenza di contatto; l’impossibilità di praticare gran parte delle attività sportive, certamente quelle più diffuse e amate da bambini e ragazzi; l’impossibilità di frequentarsi nei luoghi di aggregazione preferiti hanno condizionato in maniera fortissima la quotidianità in una età, quella evolutiva, nella quale lo stare insieme, il contatto fisico, il fare gruppo sono parte essenziale e strutturale del vivere e del crescere (fisico, mentale, culturale, spirituale).

La pandemia ha evidenziato le molte fragilità del nostro sistema sanitario, della scuola, dei trasporti: far finta che nulla sia accaduto e tornare come prima sarebbe un errore imperdonabile, significherebbe non voler imparare la lezione e rischiare realmente di soccombere in futuro.

Quando, in alcune interviste, mi viene chiesto: “Quando si tornerà alla normalità?”, rispondo: “A quella normalità, spero mai”. Come è pensabile di non fare tesoro della pandemia per porre rimedio a tutte le disfunzioni che il SARS-CoV-2 ha “smascherato”?

Il nostro SSN ha evidenziato tutte le carenze e i problemi da anni noti a tutti coloro che lavorano nella Sanità e non è certo auspicabile lasciare tutto così come era, come è. Carenze di organico, carenze strutturali, modello organizzativo vecchio e inefficiente da cambiare radicalmente (è stato evidente quanto devastante sia avere distinte aree di assistenza ospedaliera e territoriale autonome e non coordinate), formazione degli operatori da riconsiderare profondamente nel rispetto della professionalità.

La scuola, con edifici in gran parte risalenti a prima della nascita della nostra Repubblica, in cui la refezione scolastica rappresenta una eccezione e non la regola, dove è raro disporre di impianti sportivi e spazi per la musica, con carenze di organico, merita una radicale e profonda trasformazione in cui, tra l’altro, deve trovare spazio e valore l’educazione sanitaria e deve essere valorizzata l’educazione civica.

Spero quindi di non tornare a quella normalità, ante-Covid, ma che la pandemia, che tante devastazioni sta provocando, imponga seri e importanti investimenti nella Sanità e nella Scuola, normalizzando il nostro Paese, rendendolo finalmente in linea coi tempi: l’augurio è quello di una nuova e diversa normalità.

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