Sindrome di Klinefelter, una mamma scrive ai genitori

Caro Genitore,

ti è appena crollato il mondo addosso, ti hanno appena detto che tuo figlio ha la sindrome di Klinefelter. Sindrome, quasi non riesci a pronunciare questo nome. In questo momento una moltitudine di domande ed emozioni ti sta sopraffacendo: Perché a me? Potevo fare qualcosa per evitarlo? Come sarà fisicamente? Avrà un ritardo mentale? Gli altri vedendolo capiranno che è diverso? Sarò in grado di occuparmene? Come gli dirò dei suoi problemi? Come la prenderà? E poi che ne sarà della sua vita di coppia? Riuscirà a trovare una compagna? Avrà una vita felice?

E poi è nato…. Mi somiglia…. È perfetto… e tutto sembra risolvibile. Finalmente vedendolo capisco che tutto è gestibile come mi aveva detto il genetista. Ovviamente il tarlo della sindrome è sempre lì, ma quando ho paura chiamo un ragazzo dell’associazione o il dottore che mi aiutano a superare la paura. Abbiamo fatto attenzione al movimento e al linguaggio, ma sono problemi che entrambi sono stati gestibilissimi con la terapia logopedica e la psicomotricità. Lui ha parlato un po’ più tardi ma ora non sta più zitto ed è un bravissimo atleta. Quando è venuto il momento di parlargliene una psicologa ci ha aiutato a trovare il momento e le parole giuste. Ora è adulto, ha terminato gli studi, ha una compagna, ha un lavoro ed è felice.

Ripenso spesso al giorno in cui mi dissero della sua condizione e penso che i problemi ci sembrano enormi perché ci aspettiamo il bambino perfetto che non esiste. Il mio bambino mi ha insegnato ad accettare le imperfezioni che tutti noi abbiamo.

Un proverbio africano dice che per allevare un bambino ci vuole un’intera tribù ed è vero, grazie all’aiuto dei miei familiari, dell’associazione, del genetista, della psicologa non mi sono sentita sola, non mi sono chiusa in me stessa e non ho pensato al mio bambino come una sindrome ma come a un essere umano che voleva amore e voleva amare e così facendo sono la mamma più felice del mondo.

Con affetto

Una mamma