Vaccini e bambini, le regole per controllare efficacia e sicurezza

Intervista a Luigi Roberto Biasio

Articolo pubblicato su Pediatria – numero 12 –dicembre 2020 – pag. 14-15

I bambini, si sa, hanno un sistema immunitario diverso da quello degli adulti, ma quali sono le procedure specifiche dirette a controllare l’efficacia e la sicurezza dei vaccini per l’età pediatrica? Abbiamo fatto il punto con Luigi Roberto Biasio, una lunga esperienza nella ricerca clinica e nello sviluppo di nuovi prodotti e un passato da Direttore Medico di aziende farmaceutiche produttrici di vaccini. “Normalmente – spiega – tra il produttore e gli enti regolatori, quale l’EMA per i Paesi europei, viene concordato un piano di sviluppo pediatrico affinché gli studi che saranno condotti possano assicurare la produzione di dati sufficienti a permettere l’autorizzazione d’uso del nuovo vaccino. Per i vaccini Covid-19, l’EMA sta applicando procedure d’urgenza per la definizione dei piani pediatrici, al fine di accelerarne lo sviluppo e l’approvazione”.

Quali sono le peculiarità dell’età pediatrica che possono impattare sui tempi e sulle procedure?

A parte la minore numerosità della popolazione pediatrica, il fattore che impatta di più in genere è la scarsa disponibilità dei genitori ad aderire a sperimentazioni cliniche, soprattutto se randomizzate, dove è prevista la somministrazione di un nuovo vaccino o di un placebo. Forse per il Covid-19 vi sarà ancora meno disponibilità che per altri vaccini, per l’enorme quantità di notizie spesso false intorno alla sicurezza di questi prodotti. Un’altra difficoltà è legata ai dropout e al mantenimento del disegno sperimentale nelle popolazioni pediatriche, soprattutto per i vaccini che prevedono più dosi.

Come vengono “reclutati” i pazienti volontari nella fascia pediatrica?

Vengono reclutati nelle cliniche e ospedali pediatrici, proponendo l’adesione allo studio ai genitori di bambini ‘sani’ che frequentano gli ambulatori per visite di controllo, o tra i congiunti di bambini ricoverati. Quando si tratta di studi ampi, come quelli di fase 3, che debbono essere condotti su decine di migliaia di soggetti, ci si rivolge ad organizzazioni territoriali, private o pubbliche, in grado di raccogliere numerose adesioni.

Nelle sperimentazioni come vengono stratificate le fasce d’età in rapporto alla risposta anticorpale (ad es. sotto l’anno, tra l’1 e 6 anni e dopo i 6 anni)?

La stratificazione dipende sicuramente dalla maturità della risposta immunitaria, potendo essere inferiore nei bambini più piccoli. Ad esempio, per questi, quando immunizzati per la prima volta contro l’influenza, sono previste due dosi di vaccino. Ma dipende anche dalle caratteristiche cliniche ed epidemiologiche della patologia. Per il Covid-19 nei bambini non esiste ancora lo stesso livello di conoscenza che si è raggiunto per gli adulti. I bambini sono di solito meno gravemente colpiti; tuttavia, i tassi effettivi di infezione sono probabilmente simili a quelli degli adulti, anche se la prevalenza effettiva è ancora difficile da quantificare. Per cui sarà opportuno valutare la risposta immunitaria in tutte le fasce dell’età infantile ed evolutiva.

Secondo lei per le sperimentazioni SARS-CoV-2, l’investimento in termini di ricerca partirà dalla fascia 10-16 o da quella al di sotto dei 5 anni e nei nuovi nati?

Come detto, i bambini con SARS-CoV-2 hanno più probabilità di essere asintomatici o hanno sintomi più lievi, e hanno meno necessità di assistenza sanitaria e di essere testati per la presenza del virus. Perciò, le attuali stime sono probabilmente poco rappresentative del reale impatto del virus in età pediatrica e adolescenziale. Come è stato per altre patologie infettive, dato il potenziale beneficio diretto della vaccinazione SARS-CoV-2 nei bambini, ma anche il sostanziale beneficio indiretto attraverso la protezione della comunità (immunità di gregge), la pianificazione e l’attuazione degli studi dei vaccini SARS-CoV-2 pediatrici sono assai importanti. Per i primi due vaccini Covid-19 autorizzati (sviluppati su piattaforma a mRNA), l’EMA ha già reso pubblico il piano di sviluppo clinico pediatrico, richiedendo ai produttori l’esecuzione di studi sia nella fascia 0-12 anni che in quella adolescenziale, fino a 18 anni. Questi trial valuteranno soprattutto la risposta immunitaria nelle varie età, la reattogenicità e l’identificazione della dose ottimale pediatrica, includendo anche categorie speciali, come i bambini immunodepressi. Successivamente si procederà con gli studi di efficacia, a meno che non venga nel frattempo identificato un correlato immunologico di protezione (livello minimo di anticorpi protettivo) che permetta di farne a meno ed arrivare a una rapida autorizzazione sulla base degli studi di immunogenicità.

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