Coronavirus: l’impatto su mamme e neonati

I primi dati del Registro Nazionale della Società Italiana di Neonatologia

di Fabio Mosca, Presidente SIN

Articolo pubblicato su Pediatria – numero 12 –dicembre 2020 – pag. 16-17

La pandemia da SARS-CoV-2 che ha colpito il mondo intero, e che purtroppo sta ancora catalizzando energie e risorse nel nostro Paese per le recenti impennate dei contagi, ha avuto un notevole impatto anche sul parto e sulle nascite. La Società Italiana di Neonatologia (SIN), già all’inizio della diffusione della pandemia, ha predisposto delle indicazioni per sensibilizzare a proseguire, secondo precise regole di protezione, l’allattamento al seno del neonato, favorendo, ove possibile, la vicinanza di mamma e neonato anche in presenza di contagio. Una scelta in contrasto rispetto a quanto accadeva in Cina, dove invece mamma e neonato venivano separati in modo sistematico. Contemporaneamente abbiamo attivato un Registro nazionale al fine di non disperdere il patrimonio di conoscenze scientifiche ed epidemiologiche acquisito dai neonatologi durante la pandemia. Il Registro ha raccolto, su scala nazionale, i dati clinici derivanti dall’assistenza ai neonati nati da mamma affetta da coronavirus e i dati derivanti dall’assistenza ai neonati con infezione da virus SARS-CoV-2, acquisita entro il primo mese di vita, cioè entro l’epoca neonatale. Il progetto è stato preventivamente approvato dal Comitato Etico del Centro coordinatore (Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano) e sono stati coinvolti tutti i Punti nascita nazionali. I dati che sono emersi, presentati nel corso del XXVI Congresso Nazionale SIN, hanno evidenziato due elementi confortanti. Il primo è che il 73,5% dei nati da madre positiva è stato isolato con la mamma in regime di roomingin; tra questi, solo 6 bambini su 238 (2,5%) sono risultati positivi al tampone di controllo, e in un solo caso il neonato è risultato positivo al tampone eseguito subito dopo la nascita. L’infezione si è manifestata clinicamente solo in 3 neonati ed è risultata complessivamente benigna, ovvero con un decorso paucisintomatico. Quindi, se la mamma ha pochi sintomi, è preferibile non separarla dal figlio perché nella maggior parte dei casi prevalgono i benefici del contatto, che sappiamo essere importanti dal punto di vista della salute fisica e psicologica. Degli altri neonati, il 19,7% è stato isolato in Terapia Intensiva Neonatale; il 2,9% è stato isolato al Nido; il 2,5% è stato isolato con la mamma e successivamente separato e lo 0,5% è stato trasferito presso un altro centro nascita. Il secondo dato importante è che il 79% dei neonati è stato alimentato esclusivamente con latte materno (di cui l’89% al seno e l’11% con latte materno spremuto).

Dall’analisi delle 278 schede relative al ricovero alla nascita, è emerso che il 63% dei neonati è venuto alla luce con parto vaginale, il 23% con taglio cesareo di elezione e il 14% con taglio cesareo eseguito in urgenza per motivi legati alla salute della madre. Le 278 schede si riferiscono a 238 madri positive al momento del parto e a 40 madri negative al momento del parto ma positive durante la gravidanza. Dei 238 neonati da madre positiva durante il parto, 208 sono nati da donne con positività nota al parto, 19 da donne in fase di accertamento diagnostico, cosiddette probande risultate poi positive, e 11 da donne che al momento del parto non presentavano alcuna indicazione all’esecuzione del tampone secondo le disposizioni vigenti, ma che nei giorni immediatamente successivi, a seguito della comparsa di sintomatologia suggestiva per infezione da SARSCoV-2, sono state sottoposte a test specifico risultato positivo. Il 23,5% delle madri positive era sintomatico. Nella maggior parte dei casi, la sintomatologia presentata dalle donne gravide è stata di entità lieve-moderata, con necessità di assistenza ventilatoria invasiva solo in 1 caso e di assistenza ventilatoria non-invasiva solo in 2 casi.

Nell’86% dei casi, i bambini sono nati a termine di gravidanza, cioè con una età gestazionale ≥37 settimane. Pertanto, la percentuale di nati prematuri, pari al 14%, risulta circa il doppio di quella riportata in letteratura prima dell’evento pandemico e in linea con quanto recentemente evidenziato da diversi studi su donne affette da Covid-19. Nel 12,5% dei casi si è trattato di neonati con un basso peso alla nascita, cioè con un peso inferiore a 2500 g. Dei neonati risultati positivi, come sopra già indicato, 1 solo lo era nella prima giornata di vita e la positività è stata confermata ai controlli successivi. Degli altri, 2 su 6, entrambi nati da mamma nota per essere positiva al momento del parto, erano negativi al test alla nascita e si positivizzavano durante il ricovero: uno in settima e uno in nona giornata di vita; i restanti 3 neonati sono nati da mamma non sottoposta a tampone al momento del parto ma che si positivizzava durante il ricovero ed i rispettivi neonati, valutati a seguito di questo riscontro, risultavano positivi. Solamente nel primo caso, pertanto, è verosimile che si sia verificata una trasmissione intrauterina dell’infezione, mentre negli altri non si può escludere una trasmissione orizzontale da mamma a neonato, rilevata da una diagnosi successiva al parto e causata probabilmente da trasmissione attraverso droplet. In tutti i casi, in accordo con quanto mediamente riportato in letteratura, l’infezione nei neonati è risultata essere asintomatica o paucisintomatica.

Anche i 13 neonati rientrati in ospedale per infezione da SARS-CoV-2 acquisita al domicilio, pur essendo tutti sintomatici (sintomi prevalenti febbre e difficoltà all’alimentazione), hanno presentato una sintomatologia di entità lieve o media, necessitando solo in 2 casi di supporto ventilatorio per pochi giorni. Il Registro ha proseguito la sua attività di raccolta dei nuovi casi anche nella seconda fase epidemica (più di 500 i casi raccolti), che verranno analizzati alla fine del 2020.

 

Clicca qui per leggere la rivista completa