Covid. SIP Campania: Gestione dei piccoli pazienti in carico solo ai pediatri

Guarino: “I bimbi eliminano il virus lentamente, alcuni si ripositivizzano”

“Quello che emerge dall’esperienza con il Covid è che il bambino deve essere gestito dai pediatri, non si può mandare il piccolo in ospedale con gli adulti, ma deve rimanere in ambito pediatrico per le cure e l’alimentazione. Da questa esperienza del Covid, esce fuori ancora una volta, l’importanza della differenziazione della medicina e della clinica tra bambino e adulto”. È la testimonianza di Alfredo Guarino, professore di Pediatria all’Università Federico II di Napoli, che ha gestito l’hub pediatrico dell’omonima azienda sanitaria-universitaria per la Regione Campania. Il suo intervento si innesta nell’ambito della giornata dedicata al ‘Pediatra die’ che apre il 76esimo Congresso della Società Italiana di Pediatria (SIP).

“Nel centro di malattie infettive della Federico II, ci siamo attrezzati per trasformare questo reparto in hub Covid pediatrico, sotto la sapiente guida della direttrice generale Anna Iervolino, assoldando sei specializzandi che oggi hanno maturato un’estesa esperienza, arrivando a gestire in un anno 200 bambini colpiti da Covid e ricoverati, e circa 3.000 piccoli pazienti gestiti anche telefonicamente con triage effettuato in modalità telemedicina”, spiega Guarino. “Siamo partiti da zero, non ne sapevamo molto, ma adesso siamo in sinergia con l’ospedale Santobono, dove sono stati ricoverati i piccoli pazienti, e le strutture del territorio. Nel picco dell’infezione è intervenuto il Santobono che ha messo a disposizione altri posti per il ricovero dei bambini. Abbiamo elaborato linee guida e avviato un centralino telefonico per la telemedicina, gestendo quanti più pazienti. Quello che è stato più difficile gestire sono stati i bambini affetti da comobirdità, alcuni affetti dalla sindrome MIS-C”, racconta il professore della Federico II.

I bambini colpiti dal Covid non hanno un’infezione grave ma avendo malattie croniche devono essere seguiti e stare in isolamento. “In assenza di copertura vaccinale nsui bambini piccoli, temo che si andrà avanti in questo modo per i pazienti con complicanze infiammatoria da Covid e con la presenza di patologie croniche. È stata un’esperienza intensa- sottolinea Guarino- anche perché abbiamo formato gli specializzandi che ora sono diventati specialisti. Questa storia non finisce qui- aggiunge- temo infatti che la preparazione messa in campo sarà utile anche per la prossima pandemia”. Sulla gestione dei piccoli pazienti “abbiamo ricoverato pure le loro mamme e senza aver mai registrato alcuna altra infezione nosocomiale, sviluppando su questo aspetto anche due studi. I pediatri di famiglia hanno trovato in noi una sponda, potendo ricoverare i bambini anche durante la notte. Ora, con le spalle cariche di esperienza- afferma Guarino- stiamo valutando di aggiornare le linee guida, soprattutto rispetto all’isolamento dei bambini e agli strumenti diagnostici da utilizzare, quali, ad esempio, i nuovi test salivari”.

Un bilancio che però, ricorda Guarino, non è stato privo di problemi: “La gestione dei bambini oncologici con il Covid, soprattutto agli esordi, ci ha fatto temere di non poterli trattare con le terapie oncologiche che questi pazienti dovevano seguire, poi abbiamo compreso come proseguire i trattamenti e fare in modo che non andassero in conflitto con la cura dell’infezione da Sars-CoV-2. Ciò che assume un aspetto altamente problematico- tiene a precisare Guarino- è il fatto che alcuni di questi bambini hanno impiegato moltissimo tempo a smaltire il virus: non riuscivano ad escretare il Covid, anche dopo 40 giorni, ed alcuni si sono ripositivizzati. Come infettivologo sono molto preoccupato su questo aspetto: il Covid nei bambini può essere dinamite, non solo per il bambino che si è ripositivizzato, ma anche per gli altri piccoli pazienti che devono accedere agli stessi strumenti di diagnostica. Fare una risonanza a un bambino nuovamente positivo significa avere molti problemi sull’isolamento dello stesso soggetto. Questo ha riflessi sull’assistenza del bimbo con comorbidità e sull’applicazione delle sue terapie”.