Covid. SIP Sardegna: Focus su ambiti pediatrici e rete, le lezioni della pandemia

Masnata: “Casi MIS-C fuori regione per mancanza di terapie intensive pediatriche”

“Se questo anno ci insegna qualcosa è probabilmente sulla necessità di sfrondare alcune attività e concentrarci in ambiti pediatrici, sui quali lavorare insieme in rete per migliorare la cura, l’assistenza e il benessere dei nostri neonati e bambini”. È questo il bilancio che Rossella Mura, responsabile per la Sardegna della Società Italiana di Pediatria (SIP), fa dell’esperienza Covid nell’isola, nell’ambito della sessione su ‘La pandemia: la realtà regionale’, al 76esimo Congresso SIP.

Il bilancio della SIP Sardegna ha molti aspetti positivi, e a tracciarlo è Giuseppe Masnata, responsabile della Nefro-urologia pediatrica dell’azienda ospedaliera di G. Brotzu, con la relazione ‘Problemi emergenti: la MIS-C’. “Con il Covid ci siamo trovati in uno sconvolgimento epocale- racconta Masnata- In Sardegna abbiamo avuto poche persone ricoverate, pochi bambini ma soprattutto con sintomi gastrointestinali, alcuni oncoematologici e con patologie da poco insorte, come il caso di un bambino con diabete. Abbiamo anche avuto decine di neonati ricoverati da madre positiva. Le strutture coinvolte sono state il San Michele e la clinica pediatrica di Sassari”.

La MIS-C, ovvero la sindrome multisistemica infiammatoria “si è affacciata nei bambini- spiega Masnata- a sette-venti giorni dal contatto con il virus, che per lo più lo avevano sviluppato in maniera asintomatica. Si ipotizza che sia una sindrome non esclusivamente correlata all’infezione, ma i dati ci dicono che ad essere più colpiti sono i maschi. In Sardegna abbiamo avuto una bambina poi trasferita all’ospedale Bambino Gesù di Roma, e un altro bambino maschio a Nuoro”.

Il Centro europeo per le malattie infettive ha connotato la presenza della sindrome MIS-C se c’è presenza di febbre a più di 38° per almeno un giorno e con valori di interleuchina fortemente positivi. “In questo senso la MIS-C è una sindrome tempo-dipendente che deve essere prontamente riconosciuta, tanto che ci siamo trovati di fronte ad una malattia nuova, che per noi era sconosciuta, ancora più del Covid. I bambini maschi e non-ispanici, come ha evidenziato uno studio pubblicato su Lancet- spiega ancora Masnata- hanno più possibilità di sviluppare la sindrome, mentre i sintomi gastrointestinali sono presenti nell’83% dei soggetti. Abbiamo avuto una ragazza di 13 anni, colpita da MIS-C, con acme di febbre oltre 40° da tre giorni, un’infezione da Covid già risolta da tempo e tampone negativo”.

Alla luce anche di questo caso, “abbiamo elaborato una terapia iniziale e redatto un protocollo con valutazioni cardiologiche più volte al giorno e analisi sierologiche”, racconta Masnata. I piccoli pazienti con MIS-C “sono stati mandati in terapia intensiva in altre regioni perché non esiste in Sardegna una terapia intensiva pediatrica. Tuttavia, la gestione iniziale con terapia personalizzata ci ha consentito di gestire i bambini anche nei reparti ordinari. Quello su cui si deve comunque meditare è che in Sardegna c’è stato un eccesso di ospedalizzazioni, frutto evidentemente anche della penuria di medicina territoriale”, denuncia Masnata.

L’esperienza del Covid come dell’assistenza sanitaria ordinaria per l’età pediatrica “ci induce però anche a riflettere sul fatto che ciò che i bambini diventeranno da adulti sarà il risultato delle risorse e delle opportunità che verranno offerte loro. Tutti, gli specializzandi e gli specialisti, oltre ai pediatri, hanno fatto tanto in Sardegna per i bambini durante la pandemia, ma non solo. Questa è una condizione necessaria ma non sufficiente per la gestione pediatrica in Sardegna”, conclude.