Covid. Grosso: “In Toscana la rete dei pediatri ha retto bene, ora intervenire sui disturbi”

Il quadro su bambini post lockdown e limiti delle sanità regionali

“La Toscana ha potuto contare sulla rete dei pediatri sul territorio oltre che dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, quindi la gestione dei bambini affetti da Covid è stata affrontata molto bene. Due temi però sono da riportare nel dibattito, poiché non adeguatamente affrontati durante la pandemia: la sofferenza dei bambini e dei ragazzi dovuta all’isolamento in lockdown e le differenti risposte sanitarie a seconda del territorio. Se vogliamo far fronte a ciò che si staglia all’orizzonte per il futuro dei nostri ragazzi, non possiamo fare a meno di risolvere queste due problematiche”. A dirlo è Salvatore Grosso, responsabile per la Toscana della Società Italiana di Pediatria e coordinatore della clinica pediatrica dell’azienda ospedaliera universitaria di Siena, intervenuto nella sessione Toscana del 76esimo Congresso SIP.

“Dal punto di vista dell’organizzazione e della rete pediatrica toscana, ci siamo rapidamente organizzati per l’approccio da tenere con i bambini affetti da Covid – spiega il professor Grosso. È stata, di conseguenza, un’esperienza che ci ha permesso di implementare alcune attività, abbiamo individuato il Meyer come ospedale pediatrico come punto di approdo per i bambini più critici e graduando con le università e gli altri ospedali eventuali interventi per i bambini che non richiedevano particolari terapie per l’infezione da Sars-CoV-2. Anche i bambini che hanno contratto il Covid e con una patologia importante, sono stati affrontati abbastanza bene dai pediatri del territorio. Analogo approccio abbiamo avuto anche per i piccoli pazienti colpiti dalla sindrome MIS-C, per i quali abbiamo modulato cure e trattamenti che già avevamo approntato per coloro che erano stati colpiti dalla sindrome di Kawasaki”.

Rispetto alla continuità delle cure e dei servizi sanitari, Grosso spiega che la Regione e la rete di pediatri sul territorio non ha mai smesso di proseguire con le campagne di vaccinazioni dei bambini: “abbiamo mantenuto alta la percentuale dei bambini vaccinati, merito della pediatria del territorio”. Tuttavia, una delle considerazioni su cui dobbiamo invece tutti lavorare, e che è una problematica conseguente alla pandemia, è stata la sofferenza del lockdown: un tema che è un po’ uscito dai radar della discussione, scotomizzato dal dibattito pubblico – sottolinea Grosso. Da pediatra ma anche da cittadino la questione del bambino in sofferenza in lockdown mi sembra una questione urgente: dovremmo lavorare sulle risultanze dell’isolamento a distanza di tempo. Dal punto di vista neuropsicologico è fondamentale per i ragazzi stare a contatto con i propri pari, perché c’è un apprendimento anche psicologico a livello sociale e relazionale. Quali riverberi avranno queste condizioni di isolamento, è un quesito su cui va fatto un intervento immediato. A livello nazionale, anche grazie all’opera meritoria del Presidente SIP, Alberto Villani, si sta lavorando sugli aspetti epidemiologici relativi ai disturbi comportamentali dei bambini post lockdown, già sappiamo che c’è stato un incremento significativo di alcune disfunzioni. Un altro tema che è stato messo da parte o debolmente affrontato è la riorganizzazione della sanità, che in emergenza ha presentato tutti i suoi limiti. Pensiamo alle Regioni, che non hanno posti in terapia intensiva per l’adulto, figuriamoci per i posti pediatrici. La risposta anche per i bambini è stata relativa agli strumenti e alle opportunità differenti da Regione a Regione: un aspetto su cui dobbiamo intervenire al più presto”.