Microbioma intestinale, a Pistoia in corso uno studio su 644 neonati

Drovandi (S. Jacopo): “La sua dinamicità è cruciale per la Pediatria preventiva”

È in corso, presso l’Ospedale San Jacopo di Pistoia, uno studio per la caratterizzazione del microbioma intestinale dei bambini nati presso la struttura ospedaliera tra il 2020 e il 2023. “Lo studio mira a comprendere se sia possibile stabilire una correlazione tra caratteristiche quali/quantitative del microbioma e alcuni tra i fattori ad oggi considerati condizionanti. Denominato C.I.Emme, lo studio è osservazionale, prospettico, di coorte, monocentrico e no profit, finanziato grazie a un contributo della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia nell’ambito del programma triennale di potenziamento dell’ospedale di Pistoia ‘Pistoia si rinnova’”. A spiegarlo è Livia Drovandi, pediatra presso il dipartimento Materno infantile Ospedale San Jacopo di Pistoia, intervenuta al 76esimo Congresso Italiano di Pediatria.

“Mediante la raccolta delle feci di neonati e lattanti viene analizzata la composizione del microbiota in diversi momenti- illustra ancora la pediatra e ricercatrice- alla nascita, a 48/72 ore che corrispondono di solito al periodo di dimissione a 96 ore dalla nascita, a tre mesi e a tre anni. La diversità microbica è una parametro fondamentale e viene valutata attraverso le misurazioni di alpha diversità (diversità media in ciascun campione) e beta diversità (diversità microbica osservata tra campioni diversi). I dati clinici del paziente vengono raccolti attraverso la compilazione di una scheda che contiene le variabili pre e perinatali di interesse e con un questionario somministrato ai genitori al terzo mese di vita”.

Anche a causa del rallentamento delle attività di laboratorio dovuto alla pandemia, i dati di caratterizzazione del microbioma intestinale del primo campione di neonati non sono ancora disponibili. Tuttavia, Drovandi sottolinea che, complessivamente, dal 15 luglio 2020 al 15 aprile 2021 sono nati 655 bambini, di cui 644 sono stati arruolati per lo studio. Il 60,7% dei 644 ha dimostrato poi aderenza anche al follow up a tre mesi, una quota superiore alle percentuali attese. Di questo campione, sono stati analizzati i primi 200 bambini nati nel 74% dei casi con parto naturale, nella maggior parte a termine e adeguati per peso. Lo spunto per lo studio, spiega Drovandi, viene dalle numerose evidenze scientifiche che si stanno accumulando nel tempo, legate all’importanza del microbioma nei processi di sviluppo dell’essere umano nei primi mille giorni di vita e nella definizione della qualità della sua salute nel futuro. Dopo una prima colonizzazione del microbiota del feto da parte della placenta, “il microbiota continua a svilupparsi insieme al nostro organismo e presenta una elevata variabilità nella sua composizione, soprattutto nelle fasi precoci della vita, in particolare nella transizione tra allattamento e svezzamento. Questa variabilità, necessaria- chiarisce la ricercatrice- rende però anche delicato l’equilibrio del microbiota stesso che acquisisce invece una maggiore stabilità a partire dai 3 anni, quando diventa più simile a quello dell’adulto. Alimentazione, stile di vita, esposizione ambientale e antibiotici continuano a condizionare la composizione del microbiota anche in epoche successive, seppur in misura diversa. La caratterizzazione del microbiota intestinale di migliaia di neonati e lo studio della variabilità delle specie microbiche degli stessi pazienti nei primi 3 anni di vita- sottolinea Drovandi- è una risorsa preziosa per approfondire il ruolo della disbiosi precoce (disequilibrio del microbiota, ndr) nel determinare lo stato di salute o malattia dell’individuo. Il microbiota è dinamico e quindi modificabile, questo- conclude la pediatra- lo rende un campo di ricerca fondamentale per la pediatria preventiva”.