Gli infermieri sbarcano alle elementari con ‘Conta e non contamina’

La Toscana educa 350 bambini a scuola al lavaggio delle mani, ben prima del Covid

Fin da tempi non sospetti, quando ancora il Sars-CoV-2 poteva sembrare una pellicola apocalittica, nel mondo della sanità e dell’igiene italiana c’era chi si spendeva per rafforzare la prevenzione più semplice: il lavaggio delle mani. ‘Conta e non contamina’ nasce in Toscana proprio con questo obiettivo: educare i più piccoli, ancora alle elementari, e i loro insegnanti a riconoscere “quando le mani sono sporche”, come vanno lavate e perché. Il progetto, che mette al centro la promozione dell’educazione alla salute, nasce “prima nell’area sanitaria fiorentina e poi viene esportato in quella pratese”, con uno sforzo congiunto “delle aziende sanitarie della Toscana, dopo la riorganizzazione e gli accorpamenti”. Ad oggi sono circa “350 i ragazzi già coinvolti”, spiega Daniela Accorgi, infermiera esperta di rischio infettivo, che presenta al primo congresso di Pediatria infermieristica (nell’ambito del 76esimo Congresso della Società Italiana di Pediatria – SIP) l’intervento educativo portato avanti dagli infermieri toscani ancor prima della pandemia da Covid-19. L’intuizione su cui poggia ‘Conta e non contamina’ è semplice ma non scontata. Il primo fattore per una buona educazione al lavaggio delle mani è di tipo “psicologico-comportamentale”. Non a caso la coordinatrice sottolinea come “le stesse linee guida Oms sul modello di igiene, indichino come questo si strutturi attorno ai 9-10 anni di vita”. Se si pensa poi all’attuale pandemia, e alla condizione in cui si sono trovati “gli operatori sanitari” circa la “scarsa adesione al lavaggio delle mani”, secondo Accorgi occorre tornare a quando quel tipo di modello si struttura. “I determinanti che modellano il comportamento- illustra- sono acquisiti attraverso un processo di socializzazione e sono suscettibili di cambiamento”. Per questo l’interesse prevalente riguarda “i modelli comportamentali”, per farli divenire veicolo “proattivo a favore di comportamenti positivi in tema salute”. Basti pensare alla socializzazione scolastica, momento cardine secondo l’esperta “in cui si struttura l’idea che abbiamo dell’igiene delle mani, così come tutti quegli elementi che ci spingono a lavarle”. Per questo la formazione in ambito sanitario dovrà per forza di cose “ripartire da questo assunto, per muoversi poi verso lo sradicamento” di quelle cattive abitudini che si sono cristallizzate “nei modelli comportamentali in infanzia”.

Dal secondo all’ultimo anno di scuola primaria, perciò, gli infermieri toscani hanno portato a scuola ‘Conta e non contamina’, che attraverso diverse attività ludico-educative, ha cercato di rispondere a un obiettivo: Come spiegare ai bambini che le nostre mani sono piene di microbi e che dobbiamo lavarle nel modo corretto? A rispondere è la coordinatrice: “Abbiamo rintracciato alcuni elementi visivi, provando a rendere visibile l’invisibile. Tutti i bambini si sono messi in fila verso questo box magico” che mostrava loro come lavarsi le mani tramite “l’uso del gel alla fluoresceina”. Per sporcarle, invece, sono stati inseriti dei microbi in “capsule di Petri” che hanno attirato i bambini a intingere le mani a dovere. E ancora: con un gioco di carte i piccoli sono riusciti “a capire quand’è che le mani sono più sporche” e attraverso un jingle hanno imparato a “contare” il tempo necessario “cantando”.

Il progetto ha coinvolto “350 alunni fino allo stop subito a causa del Covid-19. Ora- spiega- vorremmo riprendere dagli insegnanti, perché gli interventi spot di noi infermieri potevano risultare in un cambiamento passeggero, mentre con la formazione agli insegnanti si può ambire anche a un cambiamento nel lungo periodo”. E questo, sembra essere l’obiettivo principale, nel quadro in cui è ormai certo “l’aumento delle multiresistenze antibiotiche” che da oggi agli anni a venire “metteranno in discussione i nostri stili di vita, la nostra salute, i nostri sistemi sanitari. Il Covid è, a mio modo di vedere, soltanto una premessa di ciò che ci può attendere nel futuro. Nel 2050- conclude Accorgi- le infezioni legate alle multiresistenze andranno a superare le morti per cancro, come prima causa di mortalità”.