I figli dell’era Covid sono più a rischio disturbi? L’IdO fa uno screening nei nidi

La neuropsichiatra infantile Vanadia: “Sono emerse percentuali comuni con i nati da pma e con i prematuri”

“Il 40% dei bambini che hanno frequentato i nidi nel periodo della pandemia presenta ritardi o disturbi del linguaggio, il 30% difficoltà di regolazione emotiva, un altro 30% ritardi psicomotori, il 5% comportamenti a rischio per disturbi dell’area dello spettro autistico e/o della sensorialità, il 2,5% mostra precursori per sospette disabilità intellettive”. A dirlo è Elena Vanadia, neuropsichiatra infantile dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), presentando i risultati di uno screening condotto su 116 bambini in 5 nidi d’infanzia, nel corso del suo intervento al 76esimo Congresso Italiano di Pediatria della Società Italiana di Pediatria (SIP).

Il progetto è stato condotto da un’equipe multidisciplinare dell’IdO, in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria. L’equipe di valutazione era composta da neurospichiatra infantile, psicoterapeuta dell’età evolutiva, pediatra, logopedista e osteopata con l’obiettivo di valutare le seguenti aree di sviluppo psicofisico: regolazione, psicomotoria, socializzazione, comunicazione e linguaggio, area somato-funzionale. “Mettendo a confronto questi dati con quelli del nostro ambulatorio dei nati pretermine e dei nati da procreazione medicalmente assistita (pma), che sappiamo essere di per sé popolazioni a rischio, vediamo che le percentuali non sono dissimili”, sottolinea Vanadia. “I pretermine e i nati da pma, infatti, presentano circa un 25% di disturbi del linguaggio, tra 27 e 30% difficoltà di regolazione emotiva, tra 10-15% di disturbi misti di sviluppo o ritardi psicomotori; tra l’8 e il 10% dei bambini giunti in consultazione delle stesse popolazioni risultano a rischio di disturbi dell’area autistica e 2,5% disabilità intellettive”. Da qui la neuropsichiatra pone dunque una questione su cui riflettere: “I bambini nati e cresciuti in epoca Covid, ossia i cui primi 1.000 giorni di vita sono ricaduti nel periodo della pandemia, sono da considerarsi una popolazione a rischio evolutivo e quindi meritevole di maggiore attenzione?”. Le rilevazioni messe in evidenza, secondo Vanadia, suggeriscono che “la popolazione osservata nei nidi post pandemia, dunque di bambini nati durante l’epidemia da coronavirus o che hanno trascorso il 1°-2° anno in pandemia, forse rappresenta una popolazione che dovremmo di per sé considerare a maggior rischio o comunque meritevole di uno sguardo più attento per un supporto allo sviluppo più consapevole”.