Ipertensione, Cafiero (Opbg): “Un rischio spesso inesplorato nei bambini”

Il pediatra: “Il 50% della popolazione mondiale ipertesa non sa la sua condizione”

“Nei bambini il rischio di ipertensione arteriosa, spesso, è ancora inesplorato”. A dirlo è Giulia Cafiero, pediatra della divisione di Cardiologia dell’ospedale Pediatrico Bambino Gesù (Opbg), intervenendo al 76esimo Congresso della Società Italiana di Pediatria (SIP) in riferimento alle ‘Linee guida sull’ipertensione in età pediatrica’. La specialista fa un focus sulle metodiche di valutazione non invasive della pressione arteriosa nel paziente pediatrico e passa in rassegna alcuni elementi essenziali della storia e della consapevolezza delle problematiche legate all’ipertensione in Italia e nel mondo.

“Il problema dell’ipertensione arteriosa- spiega Cafiero- appartiene agli ultimi 150 della Medicina, i primi apparecchi introdotti sono ancora quelli che usiamo per lo screening, con qualche piccola modifica. Come ha evidenziato l’Oms nel 2012, l’ipertensione è una delle principali concause di mortalità cardiovascolare e la Worldwide Hypertension League (WHL) ha riconosciuto che oltre il 50% della popolazione mondiale ipertesa non è consapevole della sua condizione. Per affrontare e risolvere il problema, il WHL ha avviato nel 2005 una campagna di consapevolezza globale dedicata il 17 maggio di ogni anno alla ‘Giornata mondiale dell’Ipertensione’. Nei bambini questo rischio, spesso, è ancora più inesplorato- ripete- alla fine degli anni Settanta hanno cominciato a formarsi le prime task force per valutare se questo rischio fosse diffuso in età pediatrica e costituisse un rischio serio e investigabile”.

Cos’è, allora, l’ipertensione nel bambino? “La pressione arteriosa è un parametro vitale che varia da battito a battito- spiega la studiosa- quindi l’ipertensione in età pediatrica può essere definita da un riscontro di pressione sistolica e/o diastolica costantemente superiore al 95° per centile per sesso, età e altezza del paziente in almeno tre occasioni distinte. L’altezza è il parametro che più determina la valutazione, così come l’etnia a cui appartiene il bambino. La prevalenza in ambito pediatrico non è facile da determinare- sottolinea la studiosa- mancano i valori di riferimento ed è influenzata da fattori ambientali e genetici”.

Una pressione elevata in età pediatrica ed adolescenziale “predispone il paziente a un maggior rischio cardiovascolare in età adulta. È però un fenomeno in aumento, in linea generale ha una prevalenza del 5%- ricorda Cafiero- ma supera il 20% nei pazienti obesi e in sovrappeso”.

Come valutare inizialmente il paziente: “Serve un’anamnesi, un esame obiettivo, l’identificazione dei fattori di rischio, le correlazioni familiari e l’identificazione di comorbidità. Rispetto all’anamnesi serve prestare attenzione alle abitudini alimentari, l’introito di sodio e l’apporto calorico sono strettamente correlati con i valori pressori”, osserva Cafiero.

I sintomi e i segni sono cefalea, epistassi di tipo venoso, difficoltà di concentrazione, vomito, vertigini, sincopi e disturbi visivi. “Un attento esame obiettivo cardiaco deve prevedere un accurato esame dei polsi periferici, che vengono a volte trascurati- ricorda la specialista- non significa misurare la pressione a tutti e quattro gli arti, ma fare almeno un esame visivo. Il bambino deve essere messo in condizione rilassata, con un bracciale per la misurazione arteriosa di dimensioni adeguate per prendere più misurazioni. Per non incorrere in diverse e non corrette misurazioni, serve avere un bracciale adeguato, bisogna farlo ad ogni controllo clinico sotto i 3 anni qualora ci siano anamnesi specifiche”.

Le apparecchiature automatiche “sono consigliate nei bambini molto piccoli o in terapia intensiva, se il bambino ha subito ad esempio un intervento importante. Quando si procede con un apparecchio ABPM, un holter specifico, la misurazione viene effettuata ogni 15 minuti di giorno e ogni 30 di notte. I vantaggi di queste misurazioni sono in relazione al fatto che il bambino può avere un rialzo in funzione della presenza di un sanitario. Spesso può capitare in alcune patologie- prosegue Cafiero- quando l’ipertensione è dovuta ad esempio ad una disfunzione renale, allora la misurazione fondamentale è quella della notte”. Ci sono ovviamente dei limiti dovuti al bracciale, come il gonfiore e il rumore, ma sono esclusivamente legati a brevi periodi di tempo, poi ci sono anche le misurazioni domiciliari. “Una volta individuata una ipertensione arteriosa, dovuta per la maggior parte dei casi ad origini secondarie, ovvero dovute a patologie specifiche, si procede con la valutazione dell’ipertrofia ventricolare, nell’ambito dell’ecocardiografia. Un esame fondamentale è il fondo dell’occhio, la microalbuminuria e il danno renale, ovvero con un ecodoppler renale”, spiega la pediatra, che in chiusura del suo intervento ricorda quanto sia importante intercettare il disturbo nel bambino: “Un’ipertensione arteriosa adolescenziale non trattata aumenta in modo significativo i problemi nell’età adulta”.