Ipertensione, SIIA-SIP: No a valori soglia fissi per l’individuazione

Giussani presenta position paper: “Il valore Usa di 130-80 non ha senso in Europa”

“L’introduzione di valori soglia fissi prima dei 18 anni per l’individuazione dell’ipertensione nei minorenni non è consigliabile. Anche i bambini con valori di pressione normale-alta devono essere adeguatamente seguiti nel tempo, in particolare se obesi e con alti fattori di rischio cardiovascolare. Pertanto dovrebbero essere utilizzati tutti i percentili per ogni bambino”. Sono queste le conclusioni del gruppo di esperti che ha prodotto un position paper sul cambiamento dei valori fissi proposto dall’American Academy Pediatrics per definire il bambino con problemi di ipertensione arteriosa. Il documento è stato pubblicato su ‘High Blood Pressure & Cardiovascular prevention’ (2020), e ad esso hanno partecipato Simonetta Genovesi, Gianfranco Parati, Marco Cesare Giussani, Gianni Bona, Cristiano Fava, Claudio Maffeis, Claudio Ferri e Ugo Giordano.

Questo testo chiarisce la posizione della Società Italiana di Pediatria (SIP) e della Società Italiana di Ipertensione Arteriosa (SIIA). “L’ipertensione arteriosa nel bambino è un concetto statistico, diversamente dall’adulto. La pressione è normale- chiarisce Giussani, intervenendo al 76esimo Congresso Italiano di Pediatria- quando è inferiore al 90esimo percentile, ma questi valori dipendono anche dalla popolazione a cui si fa riferimento. Mentre i percentili a cui si guarda sono quelli riferiti ai bambini americani, i valori soglia sono via via cambiati mano a mano che è passato del tempo. Nel 2009 la Società Europea sull’Ipertensione Arteriosa dei bambini adotta i valori sui bambini americani. Nel 2016 i valori iniziano nuovamente a cambiare perché si considerano come adulti i ragazzi dai 16 anni in poi. Nel 2017 l’American Academy Pediatrics introduce la soglia fissa a 130-80- ricorda Giussani- che fa riferimento anche al mondo adulto, togliendo dal pool di bambini interessati da questa condizione tutti coloro che sono considerati obesi. A livello europeo questi nuovi valori non sono stati accettati, nemmeno per l’adulto, tanto che i criteri sono rimasti diversi e la Società Europea di Ipertensione non ha modificato la soglia proposta dalle linee guida americane, che si rivolgono ai bambini dai 13 anni”.

Perché vengono tolti i bambini in eccesso di peso? “Perché hanno valori diversi e su di essi può esservi un bias di valutazione. Sulla base di questo- prosegue lo studioso- il gruppo di lavoro ha risposto a due domande: se si devono escludere i soggetti in eccesso di peso e se è opportuno considerare i ragazzi a ridosso dei 18 anni. Con le linee guida americane abbiamo infatti percentuali diverse di bambini interessati dal fenomeno dell’ipertensione: c’è un 30% che cambia completamente classificazione, un 15% va nella classe di rischio ‘elevato’ e un altro 15% va nella direzione opposta. Al quesito se sia opportuno usare dei valori fissi per la valutazione del rischio di ipertensione nei ragazzi sotto i 18 anni, la risposta è no. Il valore fisso di 130-80 è un dato privo di senso in Europa, perché il dato dell’adulto parte, infatti, da 140-90”.

Rispetto invece al secondo quesito, ovvero eliminare i soggetti in eccesso di peso dalla classificazione con questi valori, Giussani aggiunge: “Abbiamo più falsi positivi che veri positivi. Il lavoro di studio ci indica che se utilizziamo i valori di riferimento europei aumenta la specificità e arriva al 70%. Questo è un buon risultato dei valori da applicare alle metodiche diagnostiche- conclude- mentre diminuisce se utilizziamo i valori americani, scoraggiando i pediatri a rilevare la pressione arteriosa”.