Staiano, parola d’ordine: “Riorganizzare”

L’intervista della Presidente SIP a ‘Panorama della Sanità’

“Riorganizzazione della formazione dei medici che si occupano di assistenza ai soggetti in età evolutiva; riorganizzazione dell’assistenza pediatrica, con maggiore integrazione tra ospedale e territorio; lotta alle disuguaglianze sociali, in tutti gli ambiti, garantendo pari diritti a tutti i bambini, indipendentemente dalla famiglia e dalla regione di origine”. Questi i tre obiettivi che Annamaria Staiano, neoeletta Presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP), punta a raggiungere nel corso del suo mandato. La professoressa ordinaria di Pediatria presso l’Università di Napoli Federico II li racconta nel corso di una lunga intervista al mensile ‘Panorama della Sanità’, un’intervista in cui affronta vari temi: dall’emergenza sanitaria alla gestione dell’epidemia, dal futuro della Pediatria agli interventi di più imminente necessità. “Tra i temi che riteniamo sia più urgente affrontare rientrano certamente la denatalità, la tutela della maternità, e della genitorialità in generale, e la lotta alle disuguaglianze sociali- sottolinea Staiano- Questi aspetti necessitano di azioni concrete per contrastare la crescente povertà sociale e culturale del nostro Paese. Attualmente, la maggior parte dei bambini in condizioni disagiate vive nelle regioni meridionali del Paese, nelle quali l’infanzia risulta essere a rischio di esclusione sociale nel momento più importante dello sviluppo cognitivo, emotivo e psicologico, con conseguenze potenzialmente deleterie a lungo termine”.

E la pandemia da Covid-19 non ha fatto che evidenziare le criticità del sistema. “Certamente ha messo in evidenza i profondi limiti della attuale organizzazione sanitaria del nostro Paese, penalizzata da decenni di definanziamenti e dalla carenza quasi totale di sinergia tra ospedale e territorio- evidenzia la Presidente SIP- L’armonizzazione dell’assistenza pediatrica territoriale, ospedaliera e accademica rappresenta certamente una priorità. Inoltre, nei prossimi 5 anni è prevista una ulteriore riduzione del numero di pediatri, che sarà difficile sostituire nel breve termine. Ciò impone l’elaborazione di un nuovo sistema che riesca a garantire la specificità pediatrica e il diritto di tutti i soggetti in età evolutiva di essere tutelati, assistiti e curati dal pediatra con una continuità assistenziale tra territorio e ospedale”.

Ruolo centrale gioca anche la formazione universitaria. “Quella italiana è certamente tra le migliori del mondo e, proprio per questo, i nostri laureati sono molto richiesti all’estero- ricorda la professoressa- Nel corso degli ultimi decenni l’Italia ha, però, investito pochissimo in ricerca, non comprendendone forse il ruolo cruciale per il futuro della Nazione. Questo ha alimentato la mobilità verso altri Paesi nei quali, invece, le attività di ricerca sono notevolmente incentivate, da fondi pubblici e privati. La rotta si sta in parte invertendo, la legge di bilancio 2021 ha confermato gli incentivi fiscali per il rientro di lavoratori dall’estero: un buon punto di partenza, ma c’è ancora molto da fare. Credo che per incrementare la competitività internazionale del nostro Paese il primo passo sia proprio quello di valorizzare maggiormente le attività di ricerca, incrementando i fondi dedicati alla ricerca”. Ma “nonostante i limiti legati alla carenza di finanziamenti- sottolinea la Presidente SIP – ritengo che la salute della ricerca pediatrica sia comunque ottima. Infatti, i dati dell’Osservatorio della Ricerca Pediatrica Italiana mostrano che ogni anno, da centri clinici e di ricerca italiani, vengono prodotte oltre 3000 pubblicazioni di interesse pediatrico. Inoltre, nell’80% di questi lavori i gruppi italiani sono Centri leader e svolgono attività di coordinamento”.

Infine, in vista del ritorno tra i banchi, la Presidente SIP dice di considerare “positiva” la proposta di reintroduzione della figura del medico scolastico. “A differenza del pediatra di libera scelta, il medico scolastico opera all’interno del contesto scolastico e ha conoscenza diretta delle dinamiche dei luoghi di studio, come le occasioni di aggregazione, la distribuzione degli spazi e le interazioni personali, pertanto può svolgere in maniera più efficace una azione di prevenzione nei confronti di patologie infettive e non, cogliendo segnali pre-clinici che richiedano un monitoraggio stretto. Inoltre, potrebbe rappresentare un utile supporto per interventi di educazione sanitaria”, conclude Staiano.