Vaccinazioni Covid per la fascia 12-15 anni

I dati della letteratura ad oggi disponibili e le indicazioni per i pediatri

Alberto Villani

Direttore Dipartimento Emergenza, Accettazione e Pediatria Generale, Responsabile Unità Operativa Complessa Pediatria Generale, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma

Rocco Russo

Unità Operativa Materno
Infantile, ASL di Benevento

Articolo pubblicato su Pediatria – numero 6 – luglio 2020 – pag. 14-15

La pandemia da Covid-19 rappresenta una minaccia alla salute globale con un impatto senza precedenti negli ultimi 100 anni. Nel nostro Paese tra tutti i casi (n=4.218.979) e i decessi (n=125.058) diagnosticati per Covid-19, il 5,5% (n=231.338) con 11 decessi, riguarda la fascia di età 0-9 anni, mentre il 9,6% (n=406.460) con 15 decessi riguarda la fascia di età 10-19 anni. Su scala mondiale, questa popolazione ammonta a circa il 7% del totale dei casi confermati, con una distribuzione per classe d’età che aumenta progressivamente dall’età neonatale a quella adolescenziale, con la metà dei casi che si verifica in minori di età compresa tra 1 e 14 anni, mentre sono rari i casi nel primo anno di vita.

Uno studio americano, avendo rilevato che più del 75% dei bambini con Covid-19 non manifestava la stessa sintomatologia degli adulti, come febbre, tosse e difficoltà respiratoria, ha prospettato per gli under 18 anni l’ipotesi di mettere in atto specifiche strategie di screening per SARS-CoV-2, in maniera tale da evitare la circolazione dello stesso virus, così come il rischio di contagiare, anche gravemente, i pazienti fragili.

Gli autori analizzando le informazioni emerse da 12.000 cartelle cliniche di pazienti under 18 anni con infezione da SARS-CoV-2 hanno rilevato che:

  • il 16,5% del campione presentava i sintomi respiratori tipici di Covid-19 degli adulti come tosse o dispnea;
  • il 18,8% aveva febbre, malessere diffuso, dolori muscolari e articolari e disturbi dell’olfatto o del gusto;
  • il 13,9% disturbi gastrointestinali: nausea, vomito, diarrea e dolore addominale;
  • l’8,1% sintomi dermatologici (eruzione o desquamazione cutanea);
  • il 4,8% neurologici, come cefalea. In ogni caso anche se la percentuale dei maggiori esiti post infettivi risultava essere più bassa nei bambini, il 5-6% del campione aveva comunque richiesto un ricovero ospedaliero e tra questi il 17,6% ha aveva avuto bisogno della terapia intensiva e il 4% della ventilazione meccanica.

In ogni caso non bisogna assolutamente sottovalutare anche altri tipi di effetti negativi della pandemia sulla stessa adolescenza, quale fase cruciale della transizione verso l’età adulta e caratterizzata da imponenti cambiamenti sia fisici che psicologici; infatti come riportato da un recente studio, il periodo di forzato isolamento domiciliare a cui sono stati sottoposti gli stessi adolescenti nella fase di lockdown, è stato messo in correlazione con ben evidenti manifestazione cliniche di depressione, ansia, fino ad atteggiamenti di autolesionismo, prodromici spesso di veri e propri stati psicotici, sfociati in azioni suicidarie.

In termini di Sanità Pubblica, anche se il Covid-19 sui grandi numeri non crea particolari problemi nelle suddette fasce di età, quest’ultime possono fungere da serbatoio per la diffusione dello stesso virus nell’intera popolazione; non a caso, seppur l’obbiettivo primario della vaccinazione è quello di non sviluppare la malattia, l’opportunità di implementare un’offerta vaccinare universale aiuterà notevolmente a ridurre non solo la circolazione dello stesso virus, ma soprattutto la riduzione del rischio di generare varianti potenzialmente più contagiose o capaci di ridurre l’efficacia degli stessi vaccini in uso, inoltre la tempestività del raggiungimento delle alte coperture vaccinali nelle fasce pediatriche ed adolescenziali, permetterà anche di beneficiare di una prossima apertura dell’anno scolastico in sicurezza.

In merito alla strategia vaccinale Covid-19 per la fascia adolescenziale, sono state mosse una serie di criticità inerenti anche al rischio degli stessi eventi avversi postvaccinici, tra cui le miocarditi e pericarditi. Questi ultimi sono stati oggetto di valutazione nel corso di una recente riunione da parte dei massimi esperti ACIP e CDC insieme ad infermieri e leader della sanità pubblica americana e sono stati ritenuti “un effetto collaterale estremamente raro”, oltre ad essere nella maggior parte dei casi di lieve entità e con una risoluzione autonoma o con uno specifico trattamento farmacologico; inoltre gli stessi esperti hanno richiamato all’attenzione di tutti il dato della non sottovalutazione dei casi di miocardite e pericardite post infezione da virus SARS-CoV-2, che sono risultati essere sicuramente maggiori per frequenza ed entità. In totale sono stati 1226 i casi di miocardite o pericardite segnalati al sistema di sorveglianza americano Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS) dopo la somministrazione di circa 300 milioni di dosi di vaccini mRNA Covid-19 da Pfizer BioNTech e Moderna. Tuttavia, non tutti sono stati verificati. I casi sono stati osservati prevalentemente in adolescenti di sesso maschile e giovani adulti. Si verificano di più dopo la seconda dose rispetto alla prima e in genere compaiono entro una settimana dalla vaccinazione

Andando nello specifico, su oltre 7 milioni e 300mila dosi di vaccino somministrate a giovani tra i 12 e i 17 anni, a 21 giorni dalla prima inoculazione si sono registrati 4 casi di miocarditi/pericarditi nelle femmine e 32 nei maschi; a 7 giorni i casi rilevati erano stati 3 nelle femmine e 27 nei maschi. Nella stessa fascia d’età, su poco più di 4 milioni e 200mila seconde dosi, a 21 giorni si sono registrati 20 casi di miocarditi/pericarditi nelle femmine e 132 nei maschi, a 7 giorni i casi erano stati rispettivamente 19 e 128.

Il CDC ha anche esaminato il tasso di segnalazione di miocardite/pericardite in relazione al numero di dosi amministrato: per ogni milione di seconde dosi di vaccino contro il Covid-19, sono stati segnalati circa 67 casi nei maschi di età 12-17 anni, 56 casi nei maschi di età 18-24 anni e 20 casi nei maschi di età 25-29 anni, secondo i dati VAERS inclusi casi confermati e non confermati i tassi per le femmine erano nove, sei e tre casi, rispettivamente. A fronte di quanto riportato, lo stesso CDC rassicura le famiglie americane nel promuovere la strategia vaccinale Covid-19 in età adolescenziale, ribadendo con forza il dato di sicurezza ed efficacia per la prevenzione della stessa malattia, soprattutto in previsione della preoccupante diffusione della variante Delta, che per il suo altro grado di contagiosità e circolazione tra i soggetti non vaccinati (giovani inclusi) renderebbe i benefici dello stesso vaccino nettamente superiore agli eventuali rari rischi.

Sulla stessa scia anche la Società Italiana di Pediatria, che recentemente ha diffuso un documento raccomandando:

1. la vaccinazione Covid-19 per tutti i bambini e gli adolescenti di età pari o superiore a 12 anni privi di controindicazioni per gli specifici vaccini autorizzati per età;

2. l’utilizzo di qualsiasi vaccino Covid-19 approvato dall’EMA e dall’AIFA, per tempi e modalità di somministrazione previsti per le specifiche fasce di età;

3. la somministrazione del vaccino Covid-19 anche senza attenersi a specifici intervalli di tempo rispetto ai vaccini previsti dal vigente Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale;

4. la non prescrizione di farmaci, finalizzati alla prevenzione degli eventuali eventi;

5. guidare gli adolescenti e le loro famiglie verso un percorso vaccinale libero e consapevole;

6. di informare i genitori circa le modalità per la gestione dei più frequenti segni e sintomi postvaccinici, ma soprattutto in merito alle tempistiche per contattare il proprio medico di riferimento per beneficiare di ulteriori specifiche informazioni.

Dal momento che solo un accesso equo ai vaccini Covid-19 rappresenta la via d’uscita più chiara da questa pandemia per tutti noi (bambini inclusi), l’auspicio è che si possano mettere in atto tutte le sinergie per contrastare la diffusione del virus pandemico a livello globale per beneficiare di un impatto significativo e duraturo sul futuro di tutti noi: non c’è tempo da perdere!

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