Bernardo: “Sono un pediatra e curerò Milano”

Intervista al candidato sindaco del capoluogo lombardo

Luca Bernardo, Direttore SC di Pediatria, Fatebenefratelli, Milano.

di Cinthia Caruso, Direttrice di ‘Pediatria’

Articolo pubblicato su Pediatria – numero 7-8 – luglio/agosto 2021 – pag. 11

Ha ricevuto una telefonata prima di salire su un aereo, ha riacceso il telefono all’arrivo e in meno di due ore si è ritrovato a essere il candidato sindaco di Milano per il centro-destra. Quasi nemmeno il tempo di accorgersene e la macchina della campagna elettorale era già partita. Un pediatra a Palazzo Marino. Se accadesse sarebbe la prima volta.

Ci racconti come è andata la storia della tua candidatura a sindaco?

Il 23 giugno mentre stavo per salire su un aereo mi chiama l’avvocatessa Bernardini Pace e mi dice: ‘hai un bel profilo, da medico, nel sociale, perché non ti candidi?’. Io lì per lì le dico ‘guarda sinceramente non ci avevo mai pensato’. Atterro, accendo il telefono e vengo chiamato da una persona dell’ambiente politico che mi dice: ‘ho saputo che sei candidato sindaco’. Io rispondo: ‘non so di cosa parli, però facciamo così, mi metto a disposizione’. Nella settimana successiva alla telefonata arriva un tam-tam dai social, dall’associazionismo, dal mondo del lavoro, della sanità, mi danno tutti per candidato sindaco. Alla fine il centro-destra trova la sintesi sul mio nome, e, devo dire, senza alcun veto, alcun dubbio, e questa è la cosa più bella, ma la cosa ancora più bella sono tutte le persone che sto incontrando quotidianamente. Però è triste quando iniziano a raccontarmi tutto quello che gli è capitato: dove abitano, come vivono senza il lavoro, o come è cambiato il loro lavoro, Milano che non è più sicura, Milano che non è capitale della cultura, Milano che prima si faceva arte e sport e ora non più e così via.

Ma cosa ti ha spinto ad accettarla questa candidatura?

Sono un uomo molto fortunato, ho una bellissima famiglia, una moglie (Francesca), una figlia (Lucrezia), due bei gatti. Nel mio lavoro mi sono sempre occupato degli altri, in ospedale, alla Società Italiana di Pediatria, a ‘Medici insieme’, ho avuto incarichi importanti in alcuni ministeri, su temi come disabilità, sicurezza, scuola. E allora ecco, la mia motivazione è ridare indietro qualcosa, qualcosa di ciò che la vita mi ha dato, ovviamente in una campagna non semplice, con qualche caduta di stile, ma la cosa più importante sono i programmi. E io, giustamente, da pediatra ho detto che non mi occuperò di Milano, bensì curerò Milano. Milano è come un malato pluripatologico che ha bisogno di essere curato con la cortesia, con la gentilezza e con le terapie necessarie a riaccenderlo da qua al 2030.

Da un pediatra ci si aspetta che i bambini vengano messi al primo posto del suo programma. Quali sono i progetti?

I bambini, le mamme, le donne devono tornare ad avere la sicurezza di girare per Milano, la sicurezza abitativa, non possono abitare in case malsane non solo per i bambini ma anche per i genitori, per gli anziani e per i portatori di disabilità. E quindi un’azione di sicurezza sul territorio in termini di prevenzione e presidio da parte della polizia locale e delle forze dell’ordine (che però non dipendono dal sindaco), e ancora andare a ricostituire quelle aree verdi, quelle aree di gioco e anche quelle piste ciclabili che in alcuni punti sono pericolose. E quindi ancora sicurezza in termini di prevenzione di incidenti.

Cosa porterai in dote della tua esperienza di pediatra se sarai eletto?

L’ascolto innanzitutto. Noi pediatri non arriviamo a una diagnosi prima di visitare un bambino, ma siamo spesso aiutati da quello che la mamma ci racconta, le indicazioni che la mamma ci dà ci portano verso il percorso che curerà il bambino. Ma se mi eleggeranno porterò in dote non solo l’ascolto, anche la centralità della persona, il valore della vita, la cura e soprattutto quell’attenzione che non è fatta di promesse ma di operosità, che insieme metteremo a disposizione di Milano come abbiamo fatto sino a oggi da pediatri per le nostre famiglie e i nostri pazienti.

Non sono mancati i colpi bassi in questa campagna elettorale, come quello della pistola

Un collega non attacca un altro collega su questioni di bassa e riprovevole politica. Ho denunciato questo medico per diffamazione a mezzo stampa. Deciderà il magistrato cosa vorrà fare. 

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