Diseguaglianze territoriali in Italia e necessità di investire sui giovani

"È arrivato il momento di portare all’attenzione delle Istituzioni la situazione allarmante che riguarda una grossa fetta di soggetti in età evolutiva"

L'editoriale della Presidente SIP, Annamaria Staiano, sull'ultimo numero di 'Pediatria'

Articolo pubblicato su Pediatria – numero 7-8 – luglio/agosto 2021 – pag. 3

In questo numero del Magazine affronteremo il tema della migrazione Sud-Nord e delle disparità territoriali, grazie anche ai contributi di Domenico Minasi e Mario De Curtis. Il divario Nord-Sud e le diseguaglianze territoriali, che si sono progressivamente acuite negli ultimi decenni, non possono più essere ignorati. È arrivato il momento di portare con forza all’attenzione delle Istituzioni del nostro Paese la situazione allarmante che riguarda una grossa fetta di soggetti in età evolutiva. Non è più accettabile che nascere o vivere in un determinato territorio sia associato ad una maggiore o minore probabilità di cura e di sopravvivenza, soprattutto se ciò accade nel 2021, e in un Paese come l’Italia. Come Società Italiana di Pediatria abbiamo il dovere di farci promotori di un cambiamento, avviando con il Governo centrale un percorso di riorganizzazione che coinvolga tutti gli operatori che si occupano di infanzia, con l’obiettivo di garantire ad ogni bambino lo stesso diritto alla salute e all’educazione, indipendentemente dalla regione di origine. Nel corso dei prossimi mesi, anche approfittando della disponibilità dei fondi previsti dal Next Generation EU, sarà necessario elaborare linee programmatiche che prevedano investimenti concreti nel mondo pediatrico. Tra questi, uno degli interventi più urgenti riguarda il rinnovamento delle strutture che si occupano di soggetti in età evolutiva, partendo dagli asili nido. L’obiettivo europeo per i bambini tra 0-2 anni di età è di 33 posti di nido per ogni 100 abitanti; la media del nostro Paese è di 25,5 posti. Tuttavia, la variabilità inter-regionale è particolarmente marcata, con una media di 30 posti per 100 abitanti nelle regioni del Nord che si contrappone ad aree del Sud nelle quali la disponibilità è di poco superiore ai 10 posti.

Se consideriamo che l’inserimento dei bambini al nido determina un impatto positivo a lungo termine, sia a livello economico che sociale, appare chiaro come la carenza di strutture dedicate alla prima infanzia possa rappresentare una delle cause alla base delle disparità territoriali, ed il primo passo verso la povertà educativa che caratterizza il Mezzogiorno d’Italia.

Investire nelle nuove generazioni e nelle politiche di supporto alla famiglia deve essere una priorità. D’altronde, il monito ad investire sui giovani ci è arrivato direttamente dall’Unione Europea, che si è chiaramente espressa sulla necessità di prevedere fondi dedicati alle generazioni future. Gli investimenti, però, non devono limitarsi a sussidi (nonostante questi siano fondamentali per la sopravvivenza in periodi come quelli della pandemia). Ai nostri giovani dobbiamo fornire opportunità culturali e di qualificazione professionale. Se è vero che per ogni euro speso per la formazione di un bambino, l’investimento si moltiplicherà fino ad 11 euro nel soggetto di 18 anni, appare evidente quanto sia vantaggioso, e necessario, investire nel capitale umano del nostro Paese.

 

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