Vaccini anti Covid-19, le risposte alle domande più frequenti

L'intervista di Repubblica a Annamaria Staiano, Presidente SIP, e Fabrizio Pregliasco, Direttore sanitario dell’Irccs Istituto ortopedico Galeazzi

Dodici domande per fare chiarezza su sicurezza, durata della protezione, effetti avversi, rischi e benefici per i minori dei vaccini anti Covid-19. Le ha rivolte Repubblica a Fabrizio Pregliasco, Direttore sanitario dell’Irccs Istituto ortopedico Galeazzi, e Annamaria Staiano, Presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP).

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I vaccini anti Covid-19 sono disponibili da fine 2020, come facciamo a sapere se saranno sicuri nel tempo?

PREGLIASCO: Un certo margine di incertezza c’è per ogni farmaco, per ogni vaccino nuovo, perché bisogna far passare del tempo. Ma bisogna ribadire innanzitutto che si è calcata la mano eccessivamente sull’aspetto della sperimentalità, in realtà l’mRNA e il vettore virale sono tecnologie che si conoscevano e si conoscono da decenni, si sono riusciti a industrializzare questi vaccini grazie a un grande sforzo economico nell’ultimo periodo ma non si tratta di vaccini usciti come conigli dal cappello del prestigiatore.

STAIANO: Gli studi sui vaccini anti Covid-19 sono durati pochi mesi rispetto ai tempi abituali ma hanno visto la partecipazione di un numero assai di persone perciò è stato possibile realizzare uno studio di grandi dimensioni sufficienti per dimostrare efficacia e sicurezza.

Quanto dura la protezione? Servirà un terzo richiamo?

PREGLIASCO: I dati ad oggi consolidano in una protezione dai 9 ai 12 mesi, ovviamente decrescente anche in tempi successivi, però manca ancora una contezza complessiva e io credo che sarà necessario prevedere, in funzione dell’andamento epidemiologico futuro, delle dosi di richiamo, magari un po’ come nella vaccinazione antinfluenzale, destinate alle persone più fragili.

Chi è vaccinato è protetto dalla variante Delta?

PREGLIASCO: Vari tipi di vaccini hanno dimostrato una buona efficacia, intorno all’82-85%, di evitare l’infezione anche con le varianti ma con la possibilità, nel caso in cui si subisce la malattia, di avere un’infezione asintomatica o comunque banale.

Chi è vaccinato può trasmettere la malattia a chi non lo è?

PREGLIASCO: Sì ci sono valutazioni in corso rispetto al fatto che si pensa che chi è vaccinato abbia una carica virale inferiore, più breve, e quindi seppur contagioso con minore efficacia di un soggetto infetto non vaccinato.

Il vaccino è sicuro per gli adolescenti? Quali sono gli effetti possibili a breve e a lungo termine?

STAIANO: La maggior parte dei soggetti non presenta eventi avversi dopo la vaccinazione, in 1 soggetto su 10 si possono verificare eventi avversi a breve termine di lieve entità e reversibili tipo dolore al braccio, stanchezza, mal di testa. Recentemente è stata segnalata una possibile associazione tra miocardite e vaccino a mRNA in maschi di età compresa tra i 16 e i 24 anni d’età, si tratta comunque di casi lievi che hanno risposto bene alle terapie mediche e si risolvono in poche settimane, pertanto i benefici del vaccino sono ancora superiori ai rischi. Le vaccinazioni sono iniziate da un anno quindi ad oggi effettivamente possiamo dire che non ci sono eventi avversi severi.

Il vaccino potrebbe avere effetti su fertilità e concepimento?

STAIANO: Per quanto riguarda gli effetti sul sistema ormonale e la fertilità si tratta solo di ipotesi non avvalorate da dati scientifici, pertanto non c’è motivo di allarmarsi.

Servirà vaccinare anche i bambini sotto ai 12 anni?

STAIANO: L’aumento dei casi in età pediatrica certamente rafforza la convinzione di dover vaccinare anche bambini sotto ai 12 anni. La vaccinazione in età pediatrica resta fondamentale per puntare all’immunità di gregge e limitare il diffondersi di nuove varianti. I bambini da 0 a 12 anni in Italia sono circa 6 milioni, i modelli matematici ci dicono chiaramente che senza il loro coinvolgimento non potremo avere una percentuale di immunizzazione sufficiente a debellare il Sars-CoV-2. In aggiunta sebbene il Covid-19 dia delle forme più lievi nella maggior parte dei bambini non dobbiamo dimenticarci che si sono verificati decessi anche in età pediatrica e che esistono complicanze molto temibili quali la MIS-C, sebbene si tratti di casi rari. Nel caso in cui i trials fornissero garanzie assolute sulla tollerabilità dei vaccini ad mRNA anche in questa fascia di età, abbiamo il dovere di proteggere questi bambini.

Il vaccino è sicuro per chi è incinta o sta allattando?

PREGLIASCO: Il vaccino è assolutamente sicuro e validato in questo senso e anzi abbiamo dati purtroppo tristi di bimbi con parti prematuri in mamme che hanno subito l’infezione durante la gravidanza.

Per gli immunodepressi vaccinarsi comporta più rischi o più benefici?

PREGLIASCO: Per le persone immunodepresse è fondamentale la vaccinazione, non ci sono particolari eventi avversi per questa particolare situazione di soggetti fragili.

STAIANO: Ci sono circa 10.000 bambini immunodepressi ovvero pazienti oncologici e quelli che per altre patologie sistemiche assumono farmaci che riducono la funzionalità del sistema immunitario, per definizione, correndo il rischio di rispondere in maniera meno efficace all’infezione. In questa fascia di pazienti il vaccino deve essere una priorità.

Per chi ha long Covid la vaccinazione aiuta o peggiora i sintomi?

PREGLIASCO: Non abbiamo prove che la vaccinazione possa determinare peggioramenti o miglioramenti della malattia, di sicuro è importante proprio perché sappiamo che anche i guariti possono subire, in particolare con la presenza della variante Delta e altre che temiamo si succederanno nel tempo, di nuove ulteriori infezioni.

Chi ha avuto una reazione allergica ad un precedente vaccino può vaccinarsi contro il Covid?

PREGLIASCO: Ogni soggetto va valutato attraverso un’anamnesi però non è assolutamente detto che per reazioni avverse, anche importanti, ad altri vaccini, ci debba essere la stessa cosa per questa vaccinazione.

Se la maggior parte delle persone è vaccinata, serve ancora vaccinarsi?

PREGLIASCO: E’ fondamentale una vaccinazione universale in questo momento, proprio perché il vaccino non è uno scudo al 100% dalla malattia, ed è fondamentale incrementare la vaccinazione anche nei soggetti più giovani per permettere la riapertura delle attività ma anche per ridurre per quanto possibile la circolazione del virus e l’appesantimento del servizio sanitario nazionale.

STAIANO: Bisogna continuare a vaccinare per raggiungere l’immunità di gregge, cioè un’immunizzazione quasi completa della popolazione in modo da bloccare la diffusione del virus e il rischio dello sviluppo di diverse varianti, quindi garantendo maggiore sicurezza anche alle fasce più deboli cioè anche alle persone che non possono vaccinarsi o su cui il vaccino funziona poco, come i trapiantati d’organo, i pazienti oncologici o coloro che hanno risposte immunitarie compromesse.