Paparella (liceo Pansini): “Con la pandemia c’è stato un aumento di casi gravi di disturbi alimentari tra gli studenti”

“Il reinserimento scolastico deve prevedere un piano nutrizionale compatibile con la ripresa in presenza”

“Il Covid-19 ha acuito patologie e difficoltà preesistenti, come i disturbi alimentari, sia in pre-adolescenza che in adolescenza. A scuola, mi sono state segnalate situazioni anche particolarmente gravi, tra cui due casi di ricovero”. A sottolinearlo è Daniela Paparella, dirigente scolastico presso il liceo ‘Pansini’ di Napoli, commentando l’ultimo report dell’ADI – Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica, secondo cui, nell’ultimo anno, l’incremento dei casi di disturbi alimentari tra adolescenti ha subito un’impennata.

Il periodo che va da febbraio 2020 a febbraio 2021 ha registrato un +30% rispetto allo stesso periodo 2019-2020, con un abbassamento della fascia di età (13-16 anni).

Quando situazioni gravi si sono manifestate i ragazzi e le ragazze coinvolte “hanno dovuto allontanarsi anche dalla didattica a distanza”, continua la preside. Il reinserimento scolastico, spiega Paparella, “deve anche prevedere un piano alimentare compatibile con la ripresa in presenza”.

Ad aver inciso in modo rilevante sull’incremento dei disturbi alimentari dei giovanissimi in pandemia sono, per la preside, soprattutto “l’abbassamento dell’autostima, così come il mutato contatto interno, fatto solo sui social. Io non ne capisco molto di social network- racconta Paparella- ma so dai ragazzi che esistono programmi con cui si modificano addirittura le taglie”.

Sulle attività che possono essere intraprese al ‘Pansini’ come misure di contrasto ai disturbi alimentari, la preside sottolinea che “a scuola abbiamo uno sportello d’ascolto che si è rivelato importantissimo per i ragazzi. Lo psicologo è riuscito in alcuni casi anche ad accogliere e ad accorgersi di fragilità relative ai disturbi alimentari di cui neanche i genitori erano a conoscenza. Coinvolgere i genitori in percorsi di sensibilizzazione è fondamentale. Anche quando le famiglie sono presenti, capita infatti che ragazzi e ragazze con bulimia e anoressia riescano a nascondere la loro patologia”.

Inoltre, “abbiamo la fortuna di poter trattare l’educazione civica, che è una vera e propria materia. È infatti nell’ambito dell’educazione civica, che- ricorda Paparella- va trattata trasversalmente, che i professori di scienze e educazione fisica parlano anche dell’educazione alimentare. L’intervento di esperti esterni è poi fondamentale per catturare l’attenzione dei ragazzi”.

La preside è stata coinvolta direttamente in situazioni anche gravi di disturbi alimentari. “La grossa difficoltà è cercare di entrare in questo mondo alterato in cui finiscono alunni e alunne, far capire che ci siamo, che si possono fidare di noi, della scuola. In questo senso- conclude – la rete tra scuola, famiglia e esperti è fondamentale”.