Per non stigmatizzare

“Obesità e stigma” di Daniele Di Pauli, psicologo e psicoterapeuta, è dedicato al weight bias uno degli aspetti più debilitanti, ma spesso trascurato, del vivere una condizione di obesità, che può avere un impatto negativo sulla salute fisica e psicologica. “Nonostante un’ampia mole di dati indichi che l’obesità sia una malattia cronica derivata dall’interazione complessa e multifattoriale di fattori genetici e ambientali, chi soffre di obesità è tuttora colpevolizzato di essere l’unico responsabile della sua condizione” si legge nell’introduzione. Le persone con obesità riportano infatti di aver subito sin dall’infanzia esperienze di stigma da insegnanti, personale sanitario, ma anche amici e familiari.

Il pregiudizio sull’obesità, amplificato dai media, può avere come conseguenze l’esclusione, l’emarginazione, e portare a diseguaglianze, come ad esempio, essere presi in giro da coetanei e insegnanti, essere esclusi dalle attività sportive, essere giudicati meno efficienti nel lavoro, non trovare vestiti adatti. A tutto ciò si aggiunge il weight bias interiorizzato, ossia il mantenere convinzioni negative su sé stessi a causa del peso, spesso è all’origine di comportamenti alimentari disfunzionali. Il libro offre una descrizione approfondita dei diversi contesti e modi in cui lo stigma si manifesta, dell’impatto negativo che può avere sulla qualità della vita, delle teorie che hanno cercato di spiegare perché questa forma di stigma sia diffusa e socialmente accettata, degli studi fatti per ridurre gli atteggiamenti negativi verso chi ne è affetto.

“Obesità e stigma” fornisce ai clinici (medici, psicologi, dietisti, nutrizionisti, infermieri) suggerimenti pratici per evitare di adottare attitudini e comportamenti stigmatizzanti. Nell’appendice alcune Società Scientifiche e Associazioni dei pazienti descrivono l’importante lavoro che stanno facendo per aiutare le persone con obesità e il loro punto di vista sul contrasto allo stigma.

Cinthia Caruso, Direttrice Pediatria